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Chef di guerra: in Ucraina i ristoranti diventano rifugi, in Russia tolte le stelle Michelin

Levgen Klopotenko accoglie gli ucraini in cucina per salvarli dai bombardamenti

Domenica 6 Marzo 2022
La vita parallela degli chef di guerra: in Ucraina i ristoranti diventano rifugi, in Russia tolte le stelle Michelin

La vita parallela degli chef di Russia e Ucraina, durante la guerra. I primi subiscono le sanzioni che il resto del mondo gli sta recapitando, per le scelte di Putin. I secondi hanno chiuso i loro ristoranti e ora cucinano per i militari o per i civili che in una settimana hanno bruciato le scorte di cibo.

Tra questi ultimi c'è anche Levgen Klopotenko, 35 anni, tra i cuochi più talentuosi d'Ucraina, unico del suo Paese a essere nella lista «50 Next». Adesso il suo ristorante a Kiev è diventato un rifugio anti-bombe. Dentro alle cucine si riparano famiglie, mentre fuori c'è l'inferno.

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Dal successo al fronte

Dalla scuola di Arte culinaria del Cordon Bleu e il successo a Masterchef Ucraina al fronte. «Ora nel mio ristorante/rifugio a Kiev ci sono circa 30 persone, la metà per proteggersi dalle bombe, mentre gli altri cucinano per i militari - dice lo chef in un'intervista all'Ansa -. Poi dipende dai giorni, quando suonano le sirene il numero aumenta. Per i primi tre giorni abbiamo utilizzato gli ingredienti stoccati nelle celle frigo, ora sono i fornitori che ci aiutano con quello che possono», racconta.

Cosa si mangia durante la guerra? «Un giorno pollo, un altro orate congelate, a volte solo verdure Non sappiamo cosa cucineremo domani, dipende da quello che ci viene fornito - racconta -. I negozi sono quasi vuoti e il poco che si trova è destinato alla popolazione. È già un problema trovare farina e cereali, perché sono i primi prodotti che tutta la gente ha accumulato in dispensa all'inizio degli attacchi. Il ministro dell'agricoltura sta cercando di ripristinare le forniture».

 

 

La vita che cambia

«Eravamo abituati alla cucina fine dining, menu creativi per poche persone ogni sera - spiega ancora lo chef -. Ora cuciniamo per migliaia di persone, i piatti devono essere gustosi e nutrienti, e devono restare caldi e buoni anche dovendoli trasportare. Vorrei che la comunità internazionale capisca chi siamo, che l'Ucraina esiste, che non siamo parte della Russia, abbiamo la nostra cultura, anche gastronomica. Quando tutto questo finirà, vorrei invitare tutti a vedere chi siamo, un Paese che non ha paura, che ha combattuto per difendere la propria libertà. Sto chiedendo a tutti gli chef internazionali di cucinare il Bortsch e di servirlo nel proprio ristorante, di postarlo sui social, perché è un piatto Ucraino».

 

In Russia addio alle stelle Michelin

Dall'altra parte del fronte i ristoranti continuano a cucinare normalmente, ma anche per i russi la vita è cambiata. «Purtroppo stiamo assistendo a un progressivo isolamento. Ieri - racconta all'Ansa lo chef Vladimir Muhin del ristorante&bar White Rabbit a Mosca - siamo stati privati delle stelle Michelin, un riconoscimento inseguito per oltre 20 anni. Finalemente lo scorso anno erano arrivate le Michelin Stars, ma ora sono state tolte a tutti gli esercizi russi. Ora ci hanno anche sbattuti fuori dalla lista dei «The World's 50 Best chefs» e così non avremo modo di puntare sulla prestigiosa premiazione. Domani non avremmo neanche la cerimonia 50 Best».

«Tutti ci stanno sbattendo fuori perché russi, ma ciononostante sono convinto che nelle memorie delle persone rimarremo sempre gli stessi fratelli», continua lo chef. «Io sono per la pace e l'amicizia e questa è la mia unica risposta» alle vicende politiche in corso. «Molti canali di comunicazione sono stati disattivati. Auguro a tutti - conclude - il meglio e la pace».

Ultimo aggiornamento: 22:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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