Coronavirus, tensione fra Italia e Cina per lo stop dei voli. Di Maio: «Il blocco resta»

Venerdì 7 Febbraio 2020
Coronavirus, tensione fra Italia e Cina per lo stop dei voli. Di Maio: «Il blocco resta»

L'Italia non cambia idea, nonostante un pressing sempre più serrato da parte di Pechino: i voli da e per la Cina restano a terra finché non arriverà una nuova indicazione in senso contrario da parte delle autorità sanitarie, convinte che la misura sia necessaria per contenere la diffusione del coronavirus. Una posizione che sta creando crescenti malumori non solo nel Paese asiatico ma anche nel tessuto imprenditoriale italiano e in particolare nel settore del turismo, alle prese con cancellazioni e mancati ricavi. L'ambasciata a Pechino inoltre in serata ha comunicato la chiusura, così come degli altri uffici pubblici, dei centri autorizzati per la concessione dei visti in Cina fino al 16 febbraio, per ridurre il rischio di contagi. Già una settimana fa, peraltro, era stata sospesa la concessione di visti per l'Italia da parte delle stesse agenzie (resta la possibilità di rivolgersi alle strutture consolari per motivi familiari o casi di conclamata urgenza).

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Il tema dei voli resta comunque l'oggetto del contendere ed è stato al centro di quello che sembra a tutti gli effetti un malinteso tra Roma e Pechino. La capitale cinese, dopo un incontro giovedì tra il vice ministro Qin Gang e l'ambasciatore Luca Ferrari, ha attribuito all'Italia la volontà di far ripartire alcuni collegamenti aerei interrotti. Un'intenzione smentita prima dal ministro della Salute, poi dalla Farnesina. «Il blocco dei voli - si è incaricato di spiegare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio da Madrid - è una misura presa per affrontare l'emergenza nell'immediato e, finché le autorità sanitarie ci diranno che è opportuna, continueremo a tenerla in atto». Mentre il console generale della Repubblica popolare cinese a Milano, Song Xuefeng, è tornato a insistere perché gli aerei riprendano a volare, «per recuperare la collaborazione fra i due Paesi».

«Abbiamo bisogno di medici e di amicizia per prevenire e controllare questa epidemia invece di pregiudizi e paura. La comunità cinese qui ama la Cina e l'Italia e contribuisce alla società. Spero che i cittadini cinesi abbiano la garanzia di venire qui e fare business», ha esortato Song. Intanto, a dispetto del blocco dei voli diretti, oltre 400 cinesi costretti a rimanere in Italia sono stati riportati in Cina dalla Sichuan Airlines, con dei rientri organizzati. Giovedì il governo di Pechino aveva presentato una protesta formale nei confronti di chi ha sospeso i collegamenti aerei. In Europa l'Italia è l'unica ad avere adottato questo passo. «Ma altri Paesi hanno preso altre misure», ha sottolineato Di Maio, ricordando quelle capitali che hanno invitato i propri cittadini a rientrare in patria, come Francia, Gran Bretagna e Germania. Altri hanno deciso di negare l'ingresso nel Paese a visitatori provenienti dalla Cina come gli Usa, l'Australia, l'Iran, il Vietnam, il Qatar, Singapore e l'Uzbekistan. La Russia, fin da subito, ha invece chiuso le proprie frontiere con il vicino asiatico. Misure che la Cina ha definito nei giorni scorsi «esagerate», lamentando i danni agli scambi economici e alla cooperazione internazionale. Una preoccupazione condivisa dal tessuto imprenditoriale italiano, che proprio nell'anno del turismo e della cultura Italia-Cina sperava di assistere a un boom di prenotazioni e soggiorni e invece si ritrova a fare la conta dei danni, con gli hotel costretti a raffiche di rimborsi per le cancellazioni.

Ultimo aggiornamento: 20:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA