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Putin e il Donbass, cosa succede ora? Le due opzioni per dichiarare vittoria (e la paura nucleare in caso di sconfitta)

L'analisi dell'ex generale dell'esercito australiano Mick Ryan: «Ecco le variabili che possono spingere lo zar a usare armi chimiche o nucleari»

Lunedì 18 Aprile 2022 di Marco Prestisimone
Donbass, cosa succede ora? Le due opzioni di Putin per dichiarare vittoria (e la paura nucleare in caso di sconfitta)

Mariupol e il Donbass ma non solo. A quasi due mesi dall'inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha spostato le sue forze nell'Est anche se continuano i raid aerei anche su altre aree del Paese come Leopoli e la capitale Kiev. Ma è veramente un momento di stallo? Cosa può succedere nelle prossime settimane? Perché gli analisti sembrano concordare sul fatto che Mariupol sarà presto conquistata. Ma davvero non c'è modo per l'Ucraina di resistere ancora e di infliggere un altro duro colpo a Putin e al suo esercito? Sono passati 53 giorni dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina. Detto delle forze armate a Est, Mosca continuerà (e lo facendo anche nelle ultime ore) con degli attacchi strategici in tutta l'Ucraina. 

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L'analisi

L'ex generale dell'esercito australiano Mick Ryan, esperto di strategia militare e membro del Center for Strategic and International Studies, ha spiegato che i russi ora hanno due opzioni-chiave per rendere operativi i loro obiettivi strategici. La prima opzione la chiama «go big» e consiste nel doppio accerchiamento delle forze ucraine nell'Est. I russi dovrebbero avanzare su Dnipro sia da nord-est che da sud. Questo permetterebbe loro di prendere il pieno controllo territoriale di Donetsk e Luhansk. L'obiettivo finale sarebbe quello di impadronirsi di tutta l'area ucraina a est di Dnipro e distruggere le forze ucraine nell'operazione congiunta poi a est. Se così fosse l'andamento, si tratterebbe di una significativa vittoria militare e politica per i russi. 

La seconda opzione invece l'ex generale la definisce «minimalista» e prevede un accerchiamento esclusivamente nell'est con attacchi a Donetsk e Luhansk. Allo stesso tempo, i progressi da nord-est (e forse da sud) avrebbero come obiettivo quello di dare ai russi il controllo del territorio a est della linea da Izyum a Mariupol. Il tutto per conquistare tutte le Oblast' di Donetsk e Luhansk, uno degli obiettivi storici di Putin dal 2014. Se i russi dovessero riuscire a ottenere le vittorie a est e a difendere le aree conquistate a sud, questo potrebbe essere sufficiente per soddisfare l'attuale «teoria della vittoria» di Putin per quella che il regime continua a definire solo «operazione militare speciale». 

Le variabili e la paura nucleare

Ma ci sono diverse variabili che possono incidere sulla capacità russa di raggiungere questo obiettivo. In primo luogo la resistenza ucraina, che avrebbe lanciato controffensive nelle zone di Kharkiv e Izyum. Il tema però è capire quanto questi attacchi siano per interrompere i preparativi russi in vista di ulteriori avanziamenti oppure se facciano parte di una più ampia azione controffensiva. All'orizzonte c'è sempre la data del 9 maggio, nella quale Putin spera di avere carte in tavola diverse per raccontare eventuali successi dopo gli esiti disastrosi della prima parte della campagna di invasione. 

La seconda variabile è Mariupol: se dovesse cadere, potrebbe liberare le truppe russe per l'offensiva a est. Ma gli ucraini hanno già dato dimostrazione di non volersi arrendere. E dopo settimane di duri combattimenti per le strade, anche la russia potrebbe aver bisogno di una pausa che prolungherebbe il conflitto. Una terza variabile - spiega Mick Ryan - è la logistica, finora lato debole dell'esercito russo. Saranno davvero capaci di migliorare questo aspetto per permettere ai rifornimenti e agli aiuti di arrivare a est? Per ultimo l'aspetto dei piani di emergenza russi: cosa succederebbe se l'offensiva a est non dovesse andare a buoun fine? A quel punto non ci sarebbe nessuna area dell'Ucraina nella quale Putin potrebbe dimostrare di aver ottenuto vittorie significative. Secondo l'ex generale, un altro fallimento potrebbe innescare l'uso russo di armi nucleari o chimiche. «I russi hanno sempre cercato un pretesto per usare armi chimiche. Altre sconfitte potrebbero giustificare, nella mente dei russi, l'uso di queste armi per ottenere una svolta». I russi, che conoscono meglio l'area del Donbass, cercheranno di usare a proprio favore il numero dei soldati e la superiorità della potenza di fuoco per generare una svolta. Gli ucraini, dal canto d'oro, cercheranno di armare una controffensiva prima che gli attacchi si facciano più intensi in modo da interrompere sul nascere il piano russo. 

Ultimo aggiornamento: 19 Aprile, 12:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA