Francia, Marine Le Pen potrebbe diventare presidente? La leader di estrema destra in rimonta su Macron

Francia, Marine Le Pen potrebbe diventare presidente? La leader di estrema destra in rimonta su Macron
Francia, Marine Le Pen potrebbe diventare presidente? La leader di estrema destra in rimonta su Macron
di Francesca Pierantozzi
Giovedì 7 Aprile 2022, 14:36 - Ultimo agg. 20:10
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Non era mai successo, anche se è pur sempre il mondo incerto dei sondaggi: il 24 aprile potrebbe arrivare all’Eliseo una presidente donna, e di estrema destra, con una politica xenofoba e antieuropeista, fautrice di un’alleanza con la Russia e di un’uscita dalla Nato. Alla terza elezione presidenziale, e a quattro giorni dal primo turno, Marine Le Pen non è mai stata così vicina alla meta: per la prima volta, le intenzioni di voto a suo favore continuano a salire a ridosso delle elezioni, ha guadagnato quattro punti in due settimane, ed è ormai sopra al 21 per cento.

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Macron in calo

In testa c’è sempre il presidente uscente Emmanuel Macron, ma è in fase calante. Complice anche lo scoppio della guerra in Ucraina, Macron aveva raggiunto un mese fa il 30 per cento di gradimento, ora è intorno al 26,5. Dietro, gli altri dieci candidati sono tutti distanziati. Soltanto il radicale di sinistra Jean-Luc Mélenchon appare ancora in corsa, anche se con speranze fievolissime di arrivare al ballottaggio del 10 aprile. Lui ci crede, a 70 anni e, come Le Pen, alla terza presidenziale: dice di sentire che è «la volta buona», moltiplica i comizi e assicura che al secondo turno non ci sarà di nuovo un duello "Macron-Le Pen" come nel 2017. Per il resto, le formazioni politiche appaiono senza fiato: fuori dai giochi i neogollisti con la loro prima candidata donna, Valérie Pécresse, inchiodata sotto al 10 per cento, deludente la prestazione del verde Yannick Jadot, intorno al sei e un disastro per i socialisti il 2 per cento della sindaca di Parigi Anne Hidalgo. Unico outsider, Eric Zemmour, l’ex polemista a destra anche del Front National: quando era sceso in campo in autunno aveva sfiorato il 17 per cento, lasciando credere di poter unire le destre e pensare seriamente all’Eliseo. L’astro si è parzialmente spento, ma raccoglie comunque un notevole dieci per cento. Le cifre per il secondo turno non lasciano tranquillo Macron: le ultime lo danno al 52,5 per cento contro il 47,5 a Le Pen, uno scarto dentro la forchetta d’errore, un balzo storico in avanti per l’estrema destra, considerando che cinque anni fa Le Pen era stata battuta raggiungendo a malapena il 34 per cento. Per le strade, i pannelli con le affiche elettorali davanti ai seggi sono stati piazzati da lunedì, come vuole la legge. Raramente qualcuno getta uno sguardo. La campagna, stretta tra la pandemia e poi la guerra, non ha interessato, e i candidati hanno quasi sempre faticato a stare al passo.

 

Le reazioni alla guerra

Mélenchon, Le Pen, e Zemmour, si sono affrettati a prendere le distanze dalla Russia di Putin, fino a qualche mese fa da loro considerata, per motivi diversi, un paese a cui guardare, se non da ammirare o con cui allearsi. Le Pen è riuscita nell’operazione, spostando l’asse della campagna sulla difesa del potere d’acquisto, pilastro del suo programma. Macron si è visto poco, ha svolto un solo grande comizio il 2 aprile, una grande kermesse all’americana, che non ha convinto e ha comunque mostrato che l’energia dirompente di cinque anni fa si è in parte esaurita. Su tutto pesa poi l’incognita dell’astensione, una delle variabili che tradizionalmente può influenzare di più una presidenziale e che domenica potrebbe superare il record storico del 28,4 per cento del 21 aprile 2002, quando per la prima volta l’estrema destra, con Jean-Marie Le Pen, si qualificò al secondo turno con Jacques Chirac. Vittima fu l’allora premier socialista Lionel Jospin: il pronostico di una sua vittoria certa provocò una dispersione del voto e soprattutto la smobilitazione generale degli elettori. Era l’epoca in cui il fronte repubblicano per arginare l’arrivo dell’estrema destra al potere funzionava ancora: il neogollista Chirac vinse con l’82 per cento dei voti, grazie anche alla mobilitazione degli elettori di sinistra in suo favore. I tempi sono cambiati. Le Pen figlia, grazie anche a una sapiente opera di sdoganamento, può addirittura contare sul serbatoio di voti alla sua destra di Zemmour. I politologi tuttavia insistono: oltre all’astensione pesa la volatilità del voto. Prima, ai vecchi tempi del mondo diviso tra destra e sinistra, i giochi erano fatti con mesi di anticipo, oggi, come spiega Gilles Finkelstein della Fondazione Jean Jaurès:

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