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MARIO DRAGHI

Russia-Ue, la sfida del gas. Decreto di Putin: metano pagato solo con i rubli. La Ue: non cederemo all’ultimatum

Mosca: pronti a chiudere i rubinetti. Draghi e Scholz: uniti contro i ricatti

Venerdì 1 Aprile 2022 di Roberta Amoruso e Gabriele Rosana
Gas, ultimatum di Putin. La Ue non cede sui rubli

Pagamento in rubli o stop alle forniture: Vladimir Putin torna a dettare le regole sull’acquisto del gas, ma l’Europa non ci sta e ribadisce che si tratta di un ricatto. Appena poche ore dopo la parziale battuta d’arresto del portavoce del Cremlino, che aveva parlato di ritardi tecnici per la messa a punto della tecnologia necessaria, Mosca è tornata a premere sull’acceleratore, con Putin che ieri ha firmato il decreto presidenziale in vigore da oggi con cui intima ai Paesi “ostili” - quelli, cioè, che hanno adottato le sanzioni contro la Russia in risposta all’invasione dell’Ucraina - di aprire un conto denominato in rubli presso le banche russe così da saldare il conto nella valuta nazionale. E, in «caso di mancato saldo in rubli, i flussi di gas saranno interrotti», ha minacciato Putin in un messaggio tv che ha spinto le quotazioni del gas a 127 euro a megawattora. Un tema al centro ieri anche della telefonata in serata tra Draghi e il cancelliere tedesco Scholz dalla quale è emersa la volontà di mantenere «un approccio Ue unitario» e un «impianto sanzionatorio» che «si sta dimostrando efficace». L’obiettivo condiviso è quello di dare una risposta unitaria allo strappo di Mosca, nessuna fuga in avanti. 

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La lettura

L’Europa è a caccia in queste ore di «un’interpretazione comune» del decreto. Ma intanto, i pagamenti potranno essere ancora regolati anche in euro e dollari - come ha ricordato a sera anche palazzo Chigi -, visto che sarà Gazprombank, la banca del monopolista di Stato dell’energia, a occuparsi del cambio di valuta, una formula che dovrà essere chiarita nei prossimi giorni. È il meccanismo a tratti contorto che Putin aveva illustrato al telefono due giorni fa al premier italiano Mario Draghi e al cancelliere Scholz, per continuare nel tentativo di rivitalizzare la moneta russa dopo il tonfo dovuto al primo round di restrizioni. «La Commissione europea sta studiando le misure e i vari aspetti interpretativi», hanno spiegato fonti della presidenza del Consiglio, ricordando che «l’Italia applicherà le linee concordate a livello europeo». Intanto tra gli altri Paesi membri Ue, dopo il nuovo affondo di Putin, è prevalsa l’intenzione di mantenere la fermezza avuta finora: «Il gas si paga in euro e ho chiarito a Putin che rimarrà così», ha ribadito Scholz. E Francia e Germania «si stanno preparando» all’eventualità di uno stop immediato del gas russo evocato dal Cremlino, ha chiarito il ministro dell’Economia Bruno Le Maire durante una conferenza stampa con l’omologo di Berlino Robert Habeck, che ha invece precisato che arriveranno nuove sanzioni contro Mosca. Non solo. Berlino pensa all’esproprio e alla nazionalizzazione delle filiali tedesche di Gazprom e Rosneft per evitarne il fallimento. 

Cosa cambia

Mentre l’amministrazione Biden sblocca un milione di barili di petrolio al giorno per sei mesi dalle riserve strategiche Usa di fronte alle resistenze dell’Opec+ all’aumento della produzione, «gli alleati», ha annunciato il presidente, «potrebbero rilasciare da 30 a 50 milioni di barili». Poi l’attacco alle big americane: «A qualcuno piace l’aumento dei prezzi». Ma gli Usa hanno anche annunciato un nuovo round di sanzioni che colpiscono i settori aerospaziale, della marina e dell’elettronica: tra le 21 entità hi-tech colpite c’è anche la quotata Mikron, uno dei più grandi produttori di microchip. Nelle stesse ore è arrivata l’ultima delle ritorsioni russe contro l’Ue: è scattato il divieto di ingresso nel territorio della Federazione per i «massimi dirigenti Ue che promuovono politiche anti-russe». 

Cosa cambierà da oggi, nei fatti, per il gas ma anche per altri beni importati come il grano, è tutto da vedere. La mossa ha già rafforzato il rublo: attualmente per un dollaro sono necessari 82 rubli, rispetto al periodo antecedente alla guerra quando la valuta di Mosca era scambiata a 75 sul biglietto verde. Ha anche spinto di nuovo al rialzo i prezzi del gas e galvanizzato la Borsa di Mosca (ieri +7,6%) con il colosso dell’energia Gazprom in rialzo del 12,2%. Ma la curva di Putin rischia anche di far lievitare i pagamenti da accreditare per il gas, nelle intenzioni dello Zar. E non è escluso che uno stop dell’Europa possa far scattare ritorsioni sulle forniture, seppure tecnicamente molto rischiose per Mosca. Finora l’Europa ha già respinto al mittente qualsiasi modalità che modifichi i contratti. 

Per Mario Draghi «forzare gli scambi» con una moneta diversa da quella prevista è «indubbio che rafforzi la moneta sui mercati perché viene richiesta di più» ma ciò non toglie che pagare i contratti del gas con Mosca in rubli «non è accettabile perché i contratti prevedono euro o dollari e non è fattibile», ha detto il premier. Poi il riferimento ai colloqui con Putin seguiti al primo ultimatum:«Credo che ci sia stato un processo di riflessione interna alla Russia che ha portato a definire meglio quel che vuol dire pagare in rubli». 

A confermare la rotta del monitoraggio attento è il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: «Tutti i paesi europei stanno studiando le implicazioni del decreto anche rispetto ai contratti in vigore». E «la risposta sarà ferma e unitaria». Nel frattempo, però, l’Italia è preparata a ogni evenienza: «Le riserve italiane di gas consentono comunque di mandare avanti le attività del Paese anche in caso di brusche ed improbabili interruzioni delle forniture russe». Dunque anche le società importatrici, a partire da Eni, stanno studiando il dossier.

Ultimo aggiornamento: 06:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA