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Putin, la "distrazione" di Mariupol per conquistare Donbass e sud dell'Ucraina: così lo zar vuole creare il corridoio per la Crimea

La decisione di bloccare l'acciaieria Azovstal indica probabilmente la volontà di contenere la resistenza ucraina nella città meridionale di Mariupol e di liberare forze da schierare in altre parti dell'Ucraina orientale

Venerdì 22 Aprile 2022 di Marco Prestisimone
Putin, la "distrazione" di Mariupol per conquistare Donbass e sud dell'Ucraina: la strategia per collegare la Crimea

Gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Mariupol, lì dove Putin ha già dichiarato vittoria. L'ultimo baluardo è rappresentato dal controverso battaglione Azov, secondo cui la resistenza è ancora possibile nonostante lo zar abbia chiesto al suo ministro della Difesa Shoigu di «non far passare neanche una mosca» in entrata e in uscita dall'acciaieria per bloccare tutti gli uomini all'interno. Un video, quello diffuso dal Cremlino, che ha concentrato sulla città che affaccia sul Mar d'Azov le attenzioni dell'Occidente ma non solo. L'obiettivo di Putin per quella che è stata definita la «seconda fase dell'operazione speciale» è prendere il pieno controllo del Donbass e dell'Ucraina meridionale. Secondo il generale Rustam Minnekayev, vice comandante del Distretto Militare della Russia centrale, le forze di Mosca puntano a creare un corridoio che colleghi il Donbass alla Crimea, annessa dalla Russia nel 2014.

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Stop assalto Azovstal per fermare la resistenza nell'Est

La decisione di Vladimir Putin di bloccare l'acciaieria Azovstal indica probabilmente la volontà di contenere la resistenza ucraina nella città meridionale di Mariupol e di liberare forze da schierare in altre parti dell'Ucraina orientale. E infatti questa notte sono andati avanti pesanti bombardamenti in tutta l'area, specialmente a Slovyansk, a circa 20 chilometri dal fronte. La Russia in questo momento sta cercando di avanzare ulteriormente verso Krasnyy Lyman, Buhayikva, Barvinkove, Lyman e Popasna. 

La resistenza del battaglione Azov

Intanto nell'acciaieria il capitano del battaglione Azov,  Svyatoslav Palamar, ha spiegato che le forze ucraine sono ancora «sufficienti per respingere attacchi» dei russi. Palamar ha detto che i difensori ucraini sarebbero anche disposti a garantirsi una via di fuga, anche se la resa è «fuori questione». «Quanto all'ipotesi di una resa in cambio di un'uscita in sicurezza dei civili, spero che sappiamo tutti con chi abbiamo a che fare. Sappiamo con certezza che tutte le garanzie e tutte le affermazioni della Federazione russa non valgono nulla. Se noi cadiamo, questa orda andrà più in là e l'intero mondo civile sarà in pericolo», ha detto l'ufficiale ucraino.

La distrazione Mariupol per l'attacco nel Donbass

La campagna per la presa dell'intero territorio del Donbass, avviata nei giorni scorsi, resta la priorità del Cremlino e si prepara adesso a vivere un'accelerazione. La stessa decisione di fermare l'assalto ai bunker dell'acciaieria Azovstal, dove restano asserragliati gli ultimi difensori di Mariupol, è funzionale secondo gli esperti alla concentrazione delle forze nelle regioni di Lugansk e Donetsk. A partire dallo sbarramento di fuoco dell'artiglieria sulle città cruciali per l'avanzata, secondo la dottrina del generale Aleksander Dvornikov, nelle cui mani da un paio di settimane è concentrato il comando integrato delle operazioni militari russe: una tattica che prevede di fare terra bruciata per aprire la strada alla fanteria, sul modello delle devastazioni compiute in Cecenia e Siria.

Secondo il governatore di Lugansk, Serhiy Gaidai, le forze russe controllano già l'80% dell'oblast. In mani russe è caduta Kreminna, a nord di Severodonetsk, dove secondo le autorità ucraine sono stati uccisi almeno 200 civili, e da lì l'offensiva punta verso gli altri centri strategici per la presa del Donbass: Rubizhne, una dozzina di chilometri a est, e Popasna, 60 km più a sud, sempre nel territorio di Lugansk, intensificando gli attacchi terrestri. In quest'ultima città gli scontri sono ormai all'interno dell'area urbana, con combattimenti strada per strada: un corpo a corpo in cui Mosca starebbe impegnando mercenari siriani e libici e i contractor del gruppo Wagner. Furiosi bombardamenti sono stati segnalati nella regione di Kharkiv, la seconda città dell'Ucraina, vicino al confine russo, dove si concentra la maggior parte dei 450 obiettivi colpiti nelle ultime 24 ore, secondo Mosca. Qui una battaglia cruciale si sta consumando sul fronte di Izyum, dove agisce la 106/ma Divisione aviotrasportata russa, che ha incontrato la resistenza dei parà ucraini.

 

Gli obiettivi

Nel mirino ci sono diversi villaggi, tra cui Sulyhivka e Dibrivne, da cui poi sferrare l'attacco verso Slovyansk. Le controffensive rivendicate da Kiev però non si fermano, mettendo nel mirino anche il nodo strategico di Kupiansk, cruciale per la gestione logistica dello sforzo bellico di Mosca. Che, nel frattempo, non rinuncia però alle incursioni a ovest del Donbass, specie negli oblasti di Zaporizhzhia e Dnipro. I bombardamenti continuano anche su Mykolaiv, bastione strategico per la difesa di Odessa. Nella fascia costiera sul mar d'Azov, in gran parte controllata dai russi, non si fermano i tentativi simbolici di annessione con referendum pilotati, mentre la bandiera rossa sovietica della vittoria nella Seconda Guerra mondiale sta cominciando a sventolare in diversi centri in vista delle celebrazioni del 9 maggio, tra cui Kherson. Dove invece le truppe russe si sono ritirate, continua la conta delle vittime e degli orrori. Negli obitori della regione di Kiev, secondo la vicepremier Olga Stefanichyna, si trovano attualmente i corpi di 1.020 civili, «recuperati negli edifici, ma anche sulle strade». 

Ultimo aggiornamento: 15:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA