Isis, finti sequestri per dividersi il riscatto. Ma Sandrini poi venne venduto a terroristi veri

Mercoledì 31 Marzo 2021 di Valentina Errante
Isis, finti sequestri per dividersi il riscatto. Ma Sandrini poi venne venduto a terroristi veri

Quei sequestri non avevano mai convinto. Perché il rapimento di Alessandro Sandrini e Sergio Zanotti, avevano caratteristiche simili e il sospetto che fossero stati costruiti ad arte non ha mai abbandonato il pm Sergio Colaiocco, che aveva sentito entrambi dopo la liberazione. Eppure per tre anni, dal 2016 al 2019, sono rimasti prigionieri in Siria. Non doveva andare così, perché secondo il Ros, coordinato dalla procura di Roma, avrebbero inscenato il loro rapimento assecondando la proposta di una banda di tre persone, un italiano e due albanesi, Alberto Zanini, Fredi Frrokaj, Olsi Mitraj, da ieri in carcere per sequestro di persona con finalità di terrorismo. L'obiettivo, i soldi, che le famiglie avrebbero effettivamente ricevuto. Il sospetto è che il denaro, diviso tra i complici, possa essere stato pagato dallo Stato italiano, un riscatto per far tornare a casa i due concittadini. In realtà i rapimenti avrebbero dovuto essere tre. Gli inquirenti stanno ancora cercando di identificare la terza persona che, dopo avere concordato il piano del finto sequestro, non si è presentata in aeroporto. Sia Sandrini, accusato di simulazione di reato e truffa, che Zanotti, al momento non indagato, erano della provincia di Brescia ed erano ad Adana, in Turchia. Dai loro tabulati i contatti comuni.

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LE TESTIMONIANZE


Fondamentali le testimonianze agli atti. A cominciare da quella di M.T., un cittadino marocchino che ha riferito a verbale: «Sandrini non era stato sequestrato ma si era volontariamente recato in Turchia dove si trovava ospite di una banda di criminali, verosimilmente di origine albanese, insieme ai quali aveva inscenato il proprio sequestro di persona al fine di lucrare e spartire il riscatto che sarebbe stato richiesto alle autorità italiane». E non sono da meno le parole di Marusca Bosio, all'epoca fidanzata di Sandrini, sentita a Brescia nel 2018: «Ho spesso pensato che questo sequestro non fosse vero e che abbia inscenato questa farsa per guadagnare dei soldi. Alessandro frequentava brutte compagnie tra le quali un gruppo di albanesi. Ricordo che mi parlò della proposta di un viaggio di lavoro in Turchia per fare delle foto... ricordo che quando l'ho accompagnato a Bergamo all'aeroporto si è incontrato con un uomo albanese». Ma dopo l'interrogatorio la donna, intercettata, contattava il nuovo fidanzato e gli diceva: «Guarda che non vengo più fuori. Stavolta sono sicura». Anche la versione di un amico di Sandrini conferma l'ipotesi: «Contava di fare molti soldi con il falso sequestro». E ancora: «prima di partire Sandrini mi aveva garantito che appena rientrato in Italia 100 mila euro sarebbero stati miei se gli avessi tenuto il gioco, con la sua famiglia, i giornali e le forze dell'ordine».
Il sequestro truffa avrebbe avuto un epilogo non previsto: la «cessione» a gruppi jihadisti, veri e legati alla galassia Al Qaeda, dopo il loro arrivo in Turchia e il trasferimento in Siria. Dei due italiani si persero le tracce nel 2016 e vennero rilasciati, a distanza di pochi giorni, nella primavera di tre anni dopo. Secondo il capo di imputazione i tre arrestati, gli albanesi Fredi Frrokaj, Olsi Mitraj e l'italiano Alberto Zannini, «in concorso tra loro e con altri soggetti rimasti ignoti operanti in Italia, Turchia e Siria, questi ultimi aderenti e comunque riconducibili alla galassia jihadista» hanno proposto agli italiani di partire per la Turchia, «al fine di simulare un sequestro di persona», nel caso di Sandrini, ma giunti li «sono stati effettivamente privati della libertà personale» e condotti contro la loro volontà in Siria dove venivano consegnati ad appartenenti del Turkestan Islamic Part, gruppo che si richiama ad Al Qaeda. Oltre a Sandrini e Zanotti, la banda aveva avvicinato in precedenza un terzo imprenditore proponendogli il «finto sequestro».

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GLI INDAGATI


Nell'indagine sono indagate dieci persone. Il gip afferma che la banda poteva contare «su una notevole disponibilità di denaro, essendo state corrisposte somme, anche consistenti (10mila euro ai rapiti), sia alle future vittime che ai familiari: si tratta di un ulteriore elemento significativo di un'attività criminale svolta in maniera non occasionale, ben organizzata e, dunque, certamente più pericolosa». Ieri perquisizioni anche in Germania, i video che hanno ripreso Sandrini nel corso del sequestro sono stati diffusi via mail dalla Germania, dopo essere stati inviati dalla Siria, grazie a un italiano, residente in Svizzera, legato alla banda dei tre finiti in carcere.

Ultimo aggiornamento: 19:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA