L'ambasciatore israeliano Eydar: «L'intesa con i sunniti moderati porterà la pace»

Giovedì 30 Dicembre 2021 di Gianluca Perino
L'ambasciatore israeliano Dror Eydar

Il pericolo numero uno per la stabilità del Medio Oriente, e non solo, è l’Iran, che «continua ad ingannare il mondo e a nascondere il carattere militare del suo programma nucleare». Dror Eydar, ambasciatore israeliano a Roma, invita la comunità internazionale a non allentare la pressione su Teheran perché «verrebbe interpretata come un segno di debolezza» causando una «pericolosa accelerazione». Sui rapporti con l’Italia dice che ci sono «relazioni eccellenti nel campo della sicurezza e dell’intelligence, nella sfera del cyber e tra i nostri eserciti». Poi si sofferma sugli accordi di Abramo, spiegando che «l'intesa con i sunniti moderati» può portare la pace in Medio Oriente. E non solo. 


Ambasciatore, recentemente il primo ministro Bennett ha incontrato il primo ministro degli Emirati Bin Sa’id. È stato definito un incontro storico. Quanto questa nuova relazione tra Israele e gli Emirati è utile per la stabilità del Medio Oriente?
«Per la prima volta da quando è stato fondato l’Islam nel VII secolo, oggi l’influenza sciita è ampiamente estesa; la mezzaluna sciita passa dall’Iran, attraverso Iraq, Siria, Libano e arriva al Mediterraneo. A Paesi che erano fino a poco tempo fa sotto il dominio sunnita (Iraq e Siria) o cristiano (Libano), compresi Yemen (movimento Houthi) e Gaza (Hamas). In ogni zona la cui stabilità è minacciata, si possono trovare le tracce dell’Iran. Il suo principale interesse è minare la stabilità nel Medio Oriente, per poi arrivare e offrire aiuto: in questo modo raggiunge lo scopo di stabilirvi il proprio controllo. Gli Accordi di Abramo, invece, creano una coalizione tra Israele e i paesi sunniti moderati. Questi Stati capiscono che, al contrario della propaganda, Israele non è il problema del Medio Oriente, ma la soluzione per la stabilità e la prosperità. I popoli dell’area comprendono che Israele non è un fenomeno passeggero e nemmeno una “cospirazione colonialista”, ma un paese con radici antiche di migliaia di anni. Questi popoli chiedono di conoscerci meglio. Ed è soltanto l’inizio. Nel mese di novembre 1977, quando il Presidente dell’Egitto, Anwar al Sadat, è arrivato a Gerusalemme per la sua visita storica, il primo ministro di allora, Menahem Begin, ha citato le parole di Sua Maestà il Re del Marocco, Hassan II, che ha detto con chiarezza che se si raggiungesse la pace in Medio Oriente, la combinazione della grandezza araba e della grandezza ebraica potrebbe trasformare questa zona in un paradiso terrestre
».


C’è stata un’apertura anche da parte dell’Arabia Saudita per la normalizzazione dei rapporti con Israele, ma chiedono la fine della “occupazione dei territori” e la “creazione di uno stato palestinese”. Cosa ne pensa?
«Gli Accordi di Abramo implicano che gli ebrei e i popoli arabi sono figli dello stesso antico padre. Una famiglia. Nella prospettiva storica, questi accordi hanno rotto il vecchio paradigma secondo il quale non è possibile una normalizzazione con i paesi arabi senza progressi con i palestinesi. Gli accordi di Abramo collocano il tema in un contesto molto più ampio. La questione palestinese è solo una delle questioni in Medio Oriente, e non è necessariamente la più urgente. Soprattutto tenendo conto della storia del conflitto, nella quale i palestinesi hanno respinto in modo sistematico tutte le proposte, anche quelle più generose, per risolvere la questione. 
Dal 1919, 1937, 1947 e fino gli Accordi di Oslo, Camp David, Annapolis per arrivare alle proposte dell’ex primo ministro Ehud Olmert, i palestinesi hanno risposto sempre “no”.I paesi arabi hanno capito, e così ho capito anch’io dalle parole rivolte agli Stati Uniti dall’Ambasciatore Saudita, Bander bin Sultan, che ha criticato duramente la linea palestinese su questo argomento.

I paesi che hanno firmato con noi accordi di normalizzazione non vogliono più sacrificare il loro futuro economico e politico sull’altare del veto palestinese. Saremmo felici se altri paesi si volessero unire al cerchio della pace, soprattutto l’Arabia Saudita che è un paese importante, molto rispettato da Israele. Può essere che il cambiamento del paradigma porterà anche ad un cambiamento nell’atteggiamento palestinese. Ma per ora tra i palestinesi vediamo una tendenza opposta: aumentano la propaganda contro Israele e l’incitamento al terrorismo. Tenete conto che una grossa parte del budget dell’Autorità Palestinese va alle famiglie dei terroristi. Più il periodo di detenzione è lungo - per il numero di ebrei assassinati- e più il pagamento aumenta. Nei libri di testo ufficiali ci sono espressioni e descrizioni paragonabili allo Sturmer e, in generale, Israele non compare nelle loro mappe. La comunità internazionale non deve assecondare questo atteggiamento: e i leader europei lo capiscono sempre di più, compresi quelli italiani. Il largo appoggio politico, e le numerose dichiarazioni contro l’invito dei rappresentanti di organizzazioni terroristiche al parlamento italiano, sono incoraggianti. Le organizzazioni terroristiche hanno imparato a dividere il loro braccio politico da quello militare, e a comparire come rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani, ma si tratta di una copertura che nasconde la loro attività criminale. I loro diritti umani non comprendono il diritto basilare degli ebrei e degli israeliani a difendere la loro vita. La strada per la pace arriverà quando i palestinesi capiranno che non c’è sostegno alla loro propaganda. Gli “accordi di Abramo” sono l’inizio della speranza in questa direzione.».


Quali rischi implica per l’area la gravissima crisi in Libano?
«Il caos in Libano è una tragedia storica. Il Libano avrebbe potuto essere l’unico paese cristiano in Medio Oriente. Ad oggi, una grande parte della popolazione cristiana si è trasferita in occidente e il paese è sotto il dominio sciita di Hezbollah e dei suoi sostenitori; di fatto è un’organizzazione terroristica sponsorizzata dall’Iran. Negli anni ’60 Beirut era considerata la Parigi del Medio Oriente, oggi gareggia con Teheran. Il dominio sciita ha colpito anche l’economia libanese. La preferenza per il proprio ristretto interesse, e nel caso di Hezbollah si tratta dell’interesse iraniano, a scapito del bene dello Stato, ha portato l’economia del Paese a un livello molto basso. Hezbollah continua a rafforzarsi militarmente in un modo che mette a rischio il futuro del Libano. L’Iran usa il Libano come base per future azioni contro Israele e sta fornendo a Hezbollah armi di precisione per creare una minaccia strategica contro Israele: aerei senza pilota con testate esplosive e missili intelligenti. Per Israele è un argomento che non si può ignorare. La minaccia di Hezbollah supera i confini del Medio Oriente e la sua attività terroristica e la sua criminalità coinvolgono il mondo intero. L’enorme esplosione al porto di Beirut nell’agosto 2020, che ha causato centinaia di morti e migliaia di feriti, ha dimostrato il potenziale danno derivante dallo stoccaggio del nitrato di ammonio in zona civile. Hezbollah usa il Nitrato di ammonio per la fabbricazione di ordigni esplosivi ed usava nascondere carichi di questo materiale qui in Europa come risorsa per futuri attentati. Hezbollah collabora anche con altre organizzazioni terroristiche. Proprio ultimamente, il 10 di dicembre, in un campo profughi palestinese in Libano, è esploso un deposito di ordigni di Hamas nascosto sotto una moschea. Le organizzazioni terroristiche usano la popolazione sotto il loro controllo come scudo umano. La riabilitazione del Libano dipende dalla sua capacità di allontanare i tentacoli del polipo iraniano e Hezbollah. Spero che l’Europa intervenga per restituire la stabilità a questo paese martoriato».


Si continua a discutere con l’Iran per l’accordo sul nucleare. È possibile negoziare con Teheran per arrivare ad un’intesa per l’uso corretto del nucleare o vede dei rischi dietro queste trattative?
«Come ho detto prima, l’Iran è il principale fattore dell’instabilità in Medio Oriente. Il regime non agisce solo sulla base di considerazioni razionali, ma agisce spinto dal desiderio di diffondere ovunque la rivoluzione islamica-sciita. Sotto questo regime si giura quasi ogni giorno: “morte a Israele e morte all’America”. Per loro l’America è l’occidente in generale, compresa l’Europa e con questa anche l’Italia. Tutti noi siamo considerati parte della civiltà occidentale ebraico-cristiana, che agli occhi dei leader dell’Iran è una civiltà malata che avrà vita breve. L’Iran sviluppa missili in grado di superare distanze molto superiori a quelle necessarie a raggiungere Israele e che possono arrivare in Europa. Perciò abbiamo il dovere storico primario di fermare la produzione iraniana di missili a lunga gittata in modo da bloccare la sua folle corsa verso la bomba atomica. Fino ad ora abbiamo visto che le sanzioni e la pressione internazionale hanno agito per ridurre le capacità dell’Iran, ottenendo un cambiamento nella sua politica. La rimozione di questa pressione verrebbe percepita dall’Iran come una debolezza e una vittoria della loro visione, e allora sarà sempre più difficile trattare con loro. Un cattivo e parziale accordo causerà un’accelerazione, del resto l’Iran continua a ingannare il mondo nascondendo il carattere militare del suo programma nucleare. Israele ha già svelato l’archivio nucleare iraniano, dal quale si vedono chiaramente le sue reali intenzioni. Perciò bisogna dare all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica un accesso immediato e incondizionato a tutti i siti iraniani, cosa che fino ad ora non è accaduta. Un atteggiamento corretto del mondo sul programma nucleare e missilistico iraniano contribuirebbe a tagliare le lunghe braccia del suo terrorismo, cosa che potrebbe certamente portare alla stabilità della zona. Spero che la comunità internazionale sia in grado di imparare dalla storia recente ricordandosi delle dittature assassine e delle dichiarazioni dei loro leader. Ne va della nostra vita».


I vostri raid in Siria continuano. Qual è l’obiettivo?
«Anche la Siria come il Libano è il risultato di processi storici falliti. Più di mezzo milione di morti per la guerra civile nell’ultimo decennio e 11 milioni di profughi. Chi sfrutterà l’instabilità nel paese? L’Iran. E’ chiaro. Crea basi militari sul terreno e vuole arrivare al confine con noi attraverso Hezbollah. Perciò la soluzione in Siria è una: il ritiro completo delle forze iraniane. E Israele farà tutto il necessario per la sua sicurezza».


Come sono cambiati i rapporti con gli Usa con Biden? Trump era molto vicino a Israele.
«L’alleanza tra Israele e Usa non dipende da questo o quel leader, per quanto grande, ma si fonda su un legame basato su valori e interessi comuni. Gli Stati Uniti non hanno un alleato più fedele di Israele in Medio Oriente. La politica verso Israele è sempre stata bipartisan, e questo si riflette nel sostegno enorme del pubblico americano in generale verso Israele, in ogni sondaggio tra i votanti dei due partiti, quello democratico e quello repubblicano».


Il Covid sta mettendo sotto pressione molti paesi. Israele è in prima linea sul fronte della ricerca. Che futuro vede per il suo paese e per l’Italia?
«Le relazioni con l’Italia sono eccellenti, anche sul Covid. Ma collaboriamo in diversi settori. Nel campo della sicurezza e dell’intelligence, nella sfera del cyber, tra gli eserciti. Lo scorso giugno sono stato ad Amendola, dove si è svolta una esercitazione delle nostre forze aeree con F-35, insieme alle forze americane e britanniche. La società israeliana Tower sta per investire mezzo miliardo di euro nella costruzione di un centro di produzione nel nord Italia. Lavoriamo in collaborazione con Confagricoltura e il Ministero dell’Agricoltura, insieme al comune di Napoli, per realizzare un polo per l’innovazione tecnologica nel campo dell’agricoltura, dell’acqua e dell’energia, nella speranza che di anno in anno questo possa richiamare tutti i Paesi del Mediterraneo e dell’Europa».

 


 

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