Perché la guerra in Israele? Scintilla per gli insediamenti a Sheikh Jarrah, poi l'escalation

Mercoledì 12 Maggio 2021 di Raffaele Alliegro
Israele, perché la guerra con i palestinesi è nata a Gerusalemme

Tutto è iniziato in sordina un mese fa. L'escalation è partita a Gerusalemme quando giovani palestinesi hanno attaccato passanti ortodossi isolati e nazionalisti israeliani hanno replicato contro i palestinesi. Per alcune notti le strade di Gerusalemme sono divenute teatro di violenze. Ma la tensione è esplosa a causa di Sheikh Jarrah, il rione di Gerusalemme est dove da anni è in crescita la presenza di famiglie ebraiche.

 

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Lo sfratto

Lo sfratto di alcune famiglie palestinesi che abitano in edifici la cui proprietà è rivendicata da un'associazione ebraica è diventato l'oggetto del contendere. Una vicenda sulla quale pende un ricorso dei legali delle famiglie palestinesi alla Corte Suprema israeliana. Da Gaza Mohammed Deif capo delle “Brigate Izz ad-Din al-Qassam”, l'ala militare di Hamas ha subito minacciato Israele: «Pagherà un prezzo pesante» se si procederà agli sfratti dei palestinesi di Sheihk Jarrah. E in previsione delle preghiere del venerdì di Ramadan sulla Spianata delle Moschee la polizia ha irrobustito la sua presenza sia sul luogo sia nel resto della città. La tensione non è calata neppure dopo che la Corte Suprema ha deciso di rinviare la seduta in cui avrebbe dovuto decidere sugli sfratti di Sheikh Jarrah.

Sul terreno, intanto, si sono moltiplicati i tafferugli fra israeliani e palestinesi. Di pari passo con le tensioni a Gerusalemme, ci sono stati episodi di violenza in Cisgiordania. Nei pressi di Nablus l'allievo di un collegio rabbinico è stato ucciso da un attentatore palestinese, che è stato poi catturato alcuni giorni dopo. A Jenin due miliziani palestinesi, che si apprestavano a compiere un attentato a Gerusalemme, sono stati intercettati dalla guardia di frontiera e colpiti a morte. In seguito ci sono stati gli scontri tra palestinesi e israeliani sulla Spianata delle Moschee. In occasione del Laylat al-Khader, la “Notte del Destino” che è la ricorrenza più solenne prima della conclusione del Ramadan, gravi disordini sono scoppiati sulla Spianata a Gerusalemme, dove erano giunti decine di migliaia di fedeli. Scontri che si sono poi estesi, con centinaia di feriti, nella città. A quel punto sono partiti 200 razzi da Gaza. Ed è divampata la guerra tra Israele e Hamas con i razzi che sono arrivati anche su Tel Aviv. Una pioggia di missili si è già abbattuta su Israele: nella giornata di ieri sono stati circa 480, più altri 130 in serata verso Tel Aviv, dove a più riprese sono risuonate le sirene d'allarme. L'esercito israeliano ha risposto con decine di attacchi contro obiettivi di Hamas e della Jihad islamica. Da una parte ci sono stati almeno 30 morti e 175 feriti, tra cui importanti comandanti delle fazioni armate palestinesi. Mentre in Israele, che è protetto dal sistema di intercettazione anti missili Iron Dome, si sono contate tre vittime: una donna morta nei pressi di Tel Aviv e altre due colpite da un razzo che ha centrato un edificio ad Ashkelon.

 

Benyamin Netanyahu

 

Dopo una prima giornata di escalation, Benyamin Netanyahu ha annunciato di aver deciso insieme all'apparato militare di «accrescere ancora di più la potenza e il ritmo degli attacchi» di quella che è stata chiamata Operazione Guardiani delle Mura. «Hamas - ha minacciato il premier israeliano - riceverà un colpo che non si aspetta». Per questo sono stati richiamati 5mila riservisti e schierati a ridosso del confine con Gaza la Brigata Golani e i tank della 7/a Brigata corazzata. «Tutti i comandi - ha incalzato il capo di stato maggiore Aviv Kochavi - devono prepararsi a un conflitto più esteso senza limiti di tempo». Anche commentatori e analisti prevedono che la guerra non finirà presto: i fatti di Gerusalemme sono diventati il catalizzatore di uno scontro che negli anni scorsi era stato sfiorato più volte. Sullo sfondo, inoltre, ci sono le vicende politiche israeliane e palestinesi che non facilitano il raggiungimento di una tregua. La guerra al confine con Gaza ha infatti messo inevitabilmente a tacere la politica e ha cambiato le carte sia in Israele sia fra i palestinesi.

Gli equilibri che sembravano raggiunti in entrambi i fronti sono mutati. L'antagonista di Netanyahu, Yair Lapid, a un passo dalla formazione di un “governo di cambiamento”, ora tace assieme ai suoi partner Naftali Bennett e Gideon Saar. Due giorni fa sembravano vicini alla meta, ma a questo punto i contatti sono bloccati dai combattimenti e Netanyahu può forse tirare un sospiro di sollievo. Anche in casa palestinese il quadro politico è in evoluzione. Abu Mazen ha perso quota dopo aver annullato le elezioni politiche: sia per il mancato assenso israeliano al voto a Gerusalemme Est sia perché Fatah, diviso in tre liste, avrebbe probabilmente perso. E ora Hamas si presenta come il primo difensore della causa nazionale.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 09:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA