Kiev contro Mosca: «I nostri marinai minacciati e spinti a confessare lo sconfinamento»

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MOSCA L'ipotesi si è trasformata in una possibilità concreta. L'Unione Europea sta valutando d'introdurre «nuove sanzioni» contro la Russia in risposta alla battaglia navale avvenuta domenica scorsa nello stretto di Kerch, in Crimea. Mosca, dal canto suo, tira dritto, rifiuta l'offerta di mediazione Ue e continua a sostenere la versione della «provocazione» da parte di Kiev ad uso e consumo di Petro Poroshenko, presidente-zoppo ormai dato per spacciato nei sondaggi pre-elettorali. E il tribunale di Simferopoli, in barba agli appelli di Ue-Nato-Usa, ha iniziato a disporre le misure cautelari per i marinai ucraini fermati. La Russia, d'altronde, reputa di essere dalla parte della ragione e ha iniziato a diffondere le prove della cospirazione ucraina. Donald Trump non le reputa veritiere, tanto da minacciare di cancellare l'incontro con Putin previsto a margine del G20 in Argentina. «Probabilmente non lo faremo», ha detto in un'intervista al Washington Post. «Non mi piace questa aggressione», ha aggiunto.

LA CONFESSIONE
L'FSB, i servizi di sicurezza interni da cui dipendono le guardie di frontiera, ha diffuso un video - ripreso in pompa magna da tutte le tv - in cui uno dei marinai interrogati confessa' la macchinazione. «Le richieste radio (dalla parte russa, ndr) sono state deliberatamente ignorate, c'erano armi e mitragliatrici a bordo: ero consapevole che si trattava di una provocazione», ha dichiarato il comandante Vladimir Lesovoy nel corso dell'interrogatorio. Insomma, l'incidente sarebbe stato cercato deliberatamente. In attesa che lo zar in persona si esprima sull'accaduto (lo farà pare in Argentina al margine del G20) ci ha pensato il premier Dmitri Medvedev a puntare il dito direttamente contro Poroshenko. «È evidente - ha detto - che al momento non ha chance di vincere le elezioni, forse nemmeno di arrivare al ballottaggio. Dunque, magari per ottenere certi vantaggi politici per il presidente attuale, è stata intrapresa questa provocazione». Vladimir Putin intanto ha parlato con chi conta davvero. Ovvero Angela Merkel. Nella tarda serata di ieri i due leader si sono sentiti per telefono e il presidente russo ha addossato ogni responsabilità alle autorità di Kiev, chiedendo al contempo a Berlino di esercitare «pressioni». Il Cremlino, infatti, vede l'introduzione della legge marziale in Ucraina come una «minaccia» al Donbass e mette in guardia da una «possibile escalation» nel conflitto. Putin, in tutto questo, è concentratissimo sul suo prossimo incontro, a Buenos Aires, con Donald Trump. Il Cremlino si è detto sicuro che i fatti di Kerch non pregiudicheranno il summit ma Trump è notoriamente imprevedibile. Certo, la questione dei marinai arrestati (il tribunale di Simferopoli, capitale della Crimea occupata', ha esaminato 12 casi su 24), non è proprio un ramoscello d'ulivo. Stessa cosa sul fronte di Bruxelles. L'Ue già si era detta contrariata per le elezioni nel Donbass, viste come «illegittime». Gli occhi ora sono puntati sul prossimo summit dei leader, il 13-14 dicembre: nuovo giro di sanzioni?

IL CENTRO DELLA CONTESA
Il centro del nuovo braccio di ferro tra Russia e Ucraina è un piccolo fazzoletto di mare che per Kiev è di vitale importanza: il Mare di Azov, chiuso tra la Crimea, la costa del Donbass in guerra e la Russia meridionale. Per accedere al Mare d'Azov c'è una sola via per le navi: lo Stretto di Kerch, su cui Mosca ha messo le mani con l'annessione della Crimea nel 2014. Lo stretto separa infatti la Crimea dalla penisola russa di Taman. Il controllo del Cremlino su quelle acque è diventato virtualmente totale con la costruzione del Ponte di Kerch, inaugurato quest'anno. Ma sono mesi che i russi rallentano i commerci fermando e ispezionando gran parte delle navi in viaggio da o verso i porti ucraini sul Mare d'Azov. 
Mercoledì 28 Novembre 2018, 07:50 - Ultimo aggiornamento: 28-11-2018 07:51
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