Kyle Rittenhouse assolto per il duplice omicidio durante le proteste razziali in Usa. «Legittima difesa»

Venerdì 19 Novembre 2021
Kyle Rittenhouse assolto per il duplice omicidio durante le proteste razziali in Usa. «Legittima difesa»

Kyle Rittenhouse, accusato di aver ucciso con un fucile all'età di 17 anni, a fine agosto, nel 2020, due persone e di averne ferita una terza durante le proteste razziali  a Kenosha, Wisconsin,  è stato assolto da tutte le contestazioni che gli erano state mosse. "Not guilty", ha stabilito la corte: non colpevole. Le manifestazioni di piazza erano esplose e dilagate in varie località statunitensi dopo il ferimento di Jacob Blake, afroamericano di 29 anni colpito il 23 agosto 2020 proprio a Kenosha da un poliziotto con sette colpi di pistola alla schiena, un episodio che aveva fatto seguito a quello di George Floyd, ammazzato dalla polizia nel maggio precedente a Minneapolis. Rittenhouse nel corso del dibattimento ha sostenuto di aver agito per legittima difesa contro i manifestanti. La decisione, destinata a suscitare polemiche e tensioni in una città blindata dalla guardia nazionale, arriva dopo tre giorni di camera di consiglio e un processo controverso che ha tenuto l'America incollata alla tv. 

Col fucile durante le proteste: il video subito virale

Kyle Rittenhouse, sostenitore del suprematismo bianco, sceso in strada con il fucile durante le proteste in Wisconsin per il caso Jacob Blake, era stato immortalato in un video diventato subito virale. Il giovane, supporter di Trump e attivista del movimento per i diritti dei bianchi "Blue Lives Matter", era ripreso mentre camminava lungo le strade di Kenosha, la città americana in cui sono scoppiate le proteste, imbracciando un fucile AR-15, per poi essere circondato da alcuni manifestanti che lo avevano fatto cadere a terra. Il ragazzo si era rialzato, aveva puntato il fucile contro i manifestanti e aveva fatto fuoco. Uno di loro si era accasciato, senza vita, subito. Anche un altro manifestante era rimasto ucciso dai colpi di Kyle, che, dopo essersi rialzato, si era diretto verso la polizia. Aveva viaggiato dall'Illinois al Wisconsin la notte del 25 agosto 2020, in un'estate marcata dalle proteste contro la brutalità della polizia e le ingiustizie razziali, dopo che un agente bianco aveva sparato alla schiena all'afroamericano Jacob Blake mentre cercava rifugio nell'auto della fidanzata, lasciandolo paralizzato dalla cintola in giù. Era arrivato armato perché, così ha raccontato, voleva difendere la cittadina da saccheggi e incendi notturni.

Le proteste dei Black Lives Matter

«Non ho fatto nulla di sbagliato, mi sono difeso». Così ha affermato dal banco dei testimoni Kyle Rittenhouse, a giudizio per aver sparato con il suo fucile automatico contro i partecipanti alle proteste di Black Lives Matter. Il giovane, che partecipava alle pattuglie di 'vigilanti' armati in risposta alle proteste esplose dopo l'uccisione di Jacob Blake, ha sempre affermato di aver agito per legittima difesa, essendosi sentito minacciato da Joseph Rosenbaum e Anthony Huber, le due vittime, che avrebbero tentato di strappargli l'arma che aveva in mano. «Io non volevo dover uccidere nessuno quella notte», ha detto il ragazzo nella testimonianza che è stata molto emotiva.

L'orientamento espresso in aula

Il processo è stato contrassegnato da una serie di controversie procedurali e dagli stravaganti scatti del giudice 75enne Bruce Schroeder, che è sembrato simpatizzare per la difesa, sostenendo anche che le persone morte non si possono considerare vittime in quanto partecipavano a manifestazioni violente. Il caso ha sollevato l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica perché mette insieme molte delle questioni che dividono la polarizzata società americana: la giustizia razziale, il diverso atteggiamento della polizia (con cui cooperavano i vigilanti bianchi), il diritto di portare le armi. Per molti il trattamento ricevuto da Rittenhouse conferma quello più favorevole che un bianco e un sostenitore delle milizie armate riceve dalle forze dell'ordine rispetto ai manifestanti anti razzisti, spesso afroamericani del movimento Black Lives Matter. La Guardia Nazionale resta schierata nel timore di reazioni violente contro l'assoluzione. Molti degli attivisti radunatisi da giorni a Kenosha sono armati ed esibiscono pistole e fucili, come consentono le leggi del Wisconsin. 

Ultimo aggiornamento: 20 Novembre, 01:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA