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In Ucraina i missili Himars, a Kiev nuove armi Usa. Ma i russi blindano i cieli

Biden annuncia una fornitura da 500 milioni. Il piano del Cremlino per uno scudo anti-droni. «Ci serve l’aiuto di Minsk»

Venerdì 24 Giugno 2022 di Marco Ventura
In Ucraina i missili Himars, a Kiev nuove armi Usa. Ma i russi blindano i cieli

Attacco e contrattacco. I russi puntano sul controllo dei cieli, rafforzando i sistemi di difesa aerea e mirando a creare uno scudo radar insieme alla Bielorussia del riluttante alleato Lukashenko, proteggendo le artiglierie che martellano le città e fanno terra bruciata prima che avanzino le truppe. Prossimo obiettivo Lysychansk, dopo la presa di Severodonetsk. A Est, il Luhansk è per il 95 per cento occupato, il Donetsk per metà. Gli ucraini tengono botta, fanno arretrare alcuni reparti per impedire che vengano circondati, e lavorano per il contrattacco appena saranno arrivati gli ultimi rifornimenti USA.

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In Ucraina i missili Himars

Ieri la Casa Bianca ha annunciato un altro pacchetto da 500 milioni di dollari. Si tratta dei sistemi d’artiglieria multipli ad alta mobilità M142 medio raggio, o Himars, da quasi 80 km di gittata, più dei 25 degli obici M777 già inviati. Esulta il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov: «Ringraziamo gli Stati Uniti per questi mezzi potenti! Sarà un’estate calda per gli occupanti russi, l’ultima per alcuni di loro».

 


EQUILIBRI SPOSTATI
L’analista militare Mykola Sunhurovsky, del Razumkov Center di Kiev, sostiene che i lanciatori Himars aiuteranno gli ucraini non solo a resistere, ma «potenzialmente anche a lanciare una controffensiva a sud, perché hanno una gittata più lunga, una precisione e una frequenza di fuoco in grado di competere coi sistemi di fabbricazione sovietica che i russi hanno usato nei primi quattro mesi». Gli armamenti russi sono concentrati nel Donbass, «non si possono ri-dislocare finché la battaglia prosegue con questa intensità». Gli ucraini potrebbero, quindi, contrattaccare in altri settori meridionali, per esempio a Kherson, anche a protezione di Odessa. Gli americani garantiranno pure un flusso costante di munizioni. 


Un altro esperto militare ucraino, Oleg Zhdanov, ritiene che «la Russia cercherà di lanciare il maggior numero possibile di attacchi su diverse città, perché la gittata dei missili russi, purtroppo, copre tutto il territorio». Sull’altra parte del fronte, interviene il ministro della Difesa Serghei Shoigu, sollecitando «misure urgenti per aumentare la prontezza di combattimento del raggruppamento regionale delle truppe e della difesa aerea unificata, con misure congiunte di Russia e Bielorussia. Mosca è pronta a fornire qualsiasi supporto agli amici bielorussi». Lo scorso 19 maggio, Lukashenko aveva annunciato l’acquisto dello scudo radar S-400 e di sistemi missilistici Iskander dalla Russia. In particolare, i generali di Putin hanno compreso che uno dei problemi maggiori della prima fase dell’invasione è stato quello di non riuscire subito e completamente a dominare i cieli. Il potenziamento dei sistemi di difesa aerea sta invece «limitando adesso – scrive l’Institute for the Study of War americano – l’efficacia dei droni ucraini, compromettendo una capacità chiave di Kiev in questa guerra». Jack Detsch di Foreign Policy ha sostenuto, sulla base di fonti anonime ma combacianti, che le forze ucraine devono rinunciare a usare i droni turchi Bayraktar, fondamentali nelle prime settimane ma ora vulnerabili, e lo stesso vale per i droni d’attacco statunitensi Gray Eagle. Il risultato è che le sortite aeree ucraine sono scese da 30 a 20 ogni giorno, e i velivoli si riducono. Aerei e droni ucraini continuano invece a colpire duramente il nemico nella provincia di Kherson, dove le difese russe sono ancora insufficienti. 


LA MOBILITAZIONE ON LINE
Prosegue pure la colletta on line per dotare Kiev di nuovi Bayraktar. In 24 ore, a detta di un politico ucraino alla tv, grazie a una raccolta di oltre 10 milioni di dollari, sono stati acquistati tre droni. Dall’ormai periodico aggiornamento dell’Intelligence britannica, divulgato dal ministero della Difesa, risulta che il miglioramento delle prestazioni russe «è frutto del rafforzamento delle unità e della grande concentrazione di fuoco». Sui media britannici si moltiplicano i commenti sull’eventualità di uno scontro diretto del Regno Unito con la Russia, e lo stesso nuovo capo di Stato maggiore della Difesa ha evocato la Terza guerra mondiale in una lettera alle truppe. «Non commento le sue parole – dice il generale Claudio Graziano, suo ex omologo italiano e presidente del Comitato militare della Nato – ma in tutti i Paesi della Nato e dell’Unione Europea c’è la consapevolezza di trovarci in una fase di confronto permanente, che esiste una minaccia alla sicurezza, e che le forze armate devono essere pronte e avere disponibilità di mezzi, addestramento e preparazione. Non parlerei di Terza guerra mondiale, ma di necessaria presa d’atto di una situazione che richiede maggiori investimenti nella Difesa».

 

 

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