Notre-Dame, il giallo del cantiere incustodito e il flop del sistema anti-incendio

Notre-Dame, il giallo del cantiere incustodito e il flop del sistema antincendio
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di Mauro Evangelisti

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Perché i vigili del fuoco sono risultati impotenti e sono arrivati quando ormai era troppo tardi? Perché non sono intervenuti mezzi aerei? Soprattutto: perché non c'erano sistemi anti incendio efficaci? La catastrofe di Parigi lascia una lunga scia di domande, a partire da quelle sulle cause, le cui tracce potrebbero essere state distrutte proprio dal crollo del tetto. In una cattedrale gotica, patrimonio dell'umanità, sembra scontato che, quando si apre un cantiere, quando si eseguono delicati interventi di restauro, ci sia un sistema di vigilanza e di prevenzione anti incendio tra i più sofisticati e meticolosi. In una città come Parigi che convive, giorno dopo giorno, anche con l'allarme terrorismo.

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L'ALLARME ALLE 18.50
Notre Dame sarebbe dovuta essere uno dei luoghi più sicuri del Pianeta. Eppure, in poche ore la Cattedrale è stata distrutta dal fuoco, in poche decine di minuti le fiamme si sono diffuse in tutta l'area, partendo probabilmente dalla zona sottostante il tetto dove erano in corso i lavori, senza che si riuscisse a intervenire tempestivamente per limitare i danni. L'allarme, secondo le notizie diffuse dal portavoce di Notre Dame, è scattato alle 18.50, quando non c'erano più turisti e visitatori all'interno. I primi vigili del fuoco sono arrivati poco dopo le 19, ma malgrado il loro coraggio sono apparsi come esseri minuscoli al fianco di Gulliver di fronte all'altezza del rogo e delle fiamme. Le torri della cattedrale sono alte settanta metri, le scale dei mezzi di soccorso sono meno della metà. La sconfitta era già scritta.

Osserva l'ingegnere Guido Parisi, direttore centrale emergenza dei nostri Vigili del fuoco: «In un cantiere di questo tipo un sistema anti incendio normalmente è previsto. I mezzi dei colleghi francesi erano ovviamente più bassi rispetto al punto in cui è partito il fuoco. E teniamo conto di un altro dato: siamo in una zona centrale vicino alla Senna, è anche improbo muoversi con mezzi pesanti». Ma perché il fuoco è stato così rapido? «Le guaine di protezione del cantiere, in linea teorica, potrebbero avere fatto diffondere le fiamme. Soprattutto: la copertura di legno contribuisce ad alimentare il fuoco. Per questo i colleghi francesi hanno scelto di difendere la facciata, di limitare i danni».

Altro tema delicato: il mancato intervento dall'alto. A Roma e in Italia siamo abituati, in caso di vasti roghi, a interventi degli specialisti dell'antincendio, con elicotteri o Canadair. Dagli Stati Uniti, su Twitter, Donald Trump rilancia una domanda che è venuta alla mente a tutti: perché i vigili del fuoco francesi non usano i Canadair (o gli elicotteri) per spegnere l'incendio? In un centro urbano, spiegavano ieri i media parigini, non si può lanciare acqua dall'alto perché rischi di ferire chi è sotto e di distruggere quella parte del monumento che miracolosamente ha resistito al rogo.

Racconta Le Monde: «Un Canadair lancia circa 6 tonnellate di acqua ad alta velocità verso il suolo». Anche la Protezione civile francese, su Twitter, ha risposto che rilasciare acqua, dall'alto, su una struttura di quel tipo, avrebbe solo aumentato la distruzione. L'ingegnere Parisi: «C'è un altro elemento: il fumo verso l'alto riduce la visibilità e complica un intervento aereo. Secondo la mia esperienza, in Italia solo in alcune occasioni, in capannoni senza valore storico e lontano dai centri abitati, siamo intervenuti con gli elicotteri per domare il fuoco in ambienti chiusi».

PREVENZIONE
Bene, ma torna la domanda: se davvero non si potevano utilizzare i mezzi aerei per spegnere il fuoco, perché a Parigi non era stato allestito, in forma stabile, un presidio di uomini pronti a intervenire in caso di emergenza? Su questo indagherà la procura di Parigi, che ha aperto un'inchiesta per determinare le cause del rogo della cattedrale di Notre Dame. Su cosa abbia provocato il rogo ancora non vi sono certezze. Per ora l'ipotesi del dolo, dell'attentato, di qualcuno che volontariamente abbia appiccato l'incendio per distruggere uno dei simboli del Cristianesimo, non viene ritenuta probabile.

Viene considerata più solida la pista della causa accidentale, collegata ai cantieri dei lavori di ristrutturazione della cattedrale gotica. Ieri sera c'era la convinzione che all'interno non vi fosse nessuno quando è scoppiato l'incendio. Da una parte è un fatto positivo, perché significherebbe che non ci sono vittime, dall'altra si ripropone la domanda iniziale: perché nessuno controllava il cantiere? André Finot, responsabile della comunicazione della cattedrale dei Notre Dame: «Normalmente non ci dovrebbero essere più lavoratori, alle 19, quando è iniziato l'incendio, tutti dovrebbero terminare alle 17, alle 17.30 al più tardi. Ma non siamo sicuri che non sia rimasto nessuno sul posto».
 
Martedì 16 Aprile 2019, 07:37 - Ultimo aggiornamento: 16-04-2019 11:49
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