Omicron, la classifica dei Paesi dove è meglio vivere: crolla l'Europa, Emirati al primo posto

La classifica mensile stilata da Bloomberg sui luoghi del mondo in cui sarebbe meglio vivere in questo periodo di pandemia

Martedì 30 Novembre 2021 di Raffaele Alliegro
Omicron, la classifica dei Paesi dove è meglio vivere: crolla l'Europa, Emirati al primo posto

La variante Omicron rivoluziona la classifica mensile stilata da Bloomberg sui luoghi del mondo in cui sarebbe meglio vivere in questo periodo di pandemia. L'Irlanda che sembrava resistere abbastanza stabilmente al primo posto del Covid resilience ranking, è finita al quarto nella rilevazione di novembre, preceduta dalla Finlandia e dal Cile, per lasciare il primato agli Emirati arabi uniti. Spiega Bloomberg: «Omicron è giunta in un momento sfavorevole per i Paesi dell'emisfero settentrionale, perché il clima più freddo tiene le persone chiuse in casa e fa scattare in alcuni luoghi nuove restrizioni». Anche per questo «dopo aver dominato per mesi i gradini più alti della classifica di resilienza al Covid, l'Europa è stata in gran parte detronizzata». Il nuovo numero uno sono quindi gli Emirati Arabi Uniti, dove «i casi giornalieri sono rimasti sotto i cento al giorno da metà ottobre, i decessi sono rari» e si contano 200 dosi di vaccino ogni 100 persone.

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La classifica: chi scende e chi sale

Il Covid Resilience Ranking fa il punto ogni mese sulla capacità dei diversi Paesi di gestire il virus riducendo il più possibile le difficoltà sociali ed economiche. I Paesi presi in considerazione sono 53 e corrispondono alle economie più grandi del mondo. La classifica tiene conto di dodici parametri fissi che vanno dalla qualità dell'assistenza sanitaria al numero di vaccinazioni in rapporto alla popolazione, dalla mortalità alla ripresa dei viaggi. Nella classifica di ottobre l'Italia si è mantenuta al 24esimo posto, stabile rispetto alla rilevazione del mese precedente, con i valori relativi alle vaccinazioni che sono stati ritenuti tra i migliori degli stati classificati nelle prime posizioni. A novembre, dunque, l'intera Europa è stata considerata in calo. Secondo Bloomberg «le nazioni europee rappresentano otto dei maggiori cali di questo mese, guidate dall'Austria che precipita di 31 posizioni». Gli Stati Uniti invece «salgono di 13 posizioni fino al numero 13 poiché registrano una tregua dopo l'ondata della variante delta e per aver riaperto i confini alle persone vaccinate».

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Anche il Regno Unito, secondo Bloomberg, «è migliorato, salendo di 13 posizioni al dodicesimo posto», soprattutto perché il governo britannico ha promesso «un Natale senza blocchi». Resta il fatto che «i casi sono di nuovo in aumento in alcune aree e gli Stati Uniti stanno lottando con un tasso di vaccinazione stagnante che fa crescere il rischio di nuove limitazioni nei movimenti delle persone». Sempre a proposito di Europa, Repubblica Ceca e Polonia sono scese di 26 e 16 punti rispettivamente. I Paesi Bassi «scivolano di 20 posti dopo aver deciso un blocco parziale per rallentare l'aumento dei casi». La Germania è scesa di 19 scalini, la Svizzera ha perso 16 punti, la Grecia 11.

La tendenza

Negli ultimi tre mesi, comunque, la classifica ha registrato una forte tendenza verso «la riapertura e la normalizzazione delle economie, dopo due anni di stasi provocati dalla pandemia». L'India, ad esempio, «è salita di 19 posizioni fino alla 26esima, tornando nella metà superiore della classifica per la prima volta dalla diffusione della variante delta: le frontiere sono state aperte ai turisti stranieri vaccinati e una temuta terza ondata non si è ancora materializzata, anche se la campagna di vaccinazione relativamente lenta rimane una delle principali vulnerabilità del Paese». Il sud-est asiatico, invece, «continua a popolare la parte inferiore della classifica, con le Filippine che rimangono all'ultimo posto, e con l'Indonesia, il Vietnam e la Malesia».

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La variante Omicron ha comunque riportato in primo piano il problema della «disuguaglianza globale» nella distribuzione dei vaccini. Un punto critico su cui «gli scienziati e l'Organizzazione mondiale della sanità» avevano già lanciato il loro allarme. Il Sudafrica, infatti, ha perso sette posizioni «poiché altri stati hanno interrotto i viaggi verso il primo paese che ha sequenziato la nuova variante e dove sembra che quest'ultima si stia diffondendo più velocemente». In Sudafrica sono «in aumento anche i casi e i tassi di positività ai test, mentre la vaccinazione è ancora ferma a 43 dosi ogni 100 persone».

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