Recovery fund, la ministra spagnola: «Ha vinto l'alleanza Italia-Spagna ora l'obiettivo è spingere la crescita»

Venerdì 24 Luglio 2020 di Elena Marisol Brandolini
Recovery fund, la ministra spagnola: «Ha vinto l'alleanza Italia-Spagna ora l'obiettivo è spingere la crescita»

María Jesús Montero è la ministra delle Finanze e portavoce del governo spagnolo. Parliamo con lei dell'accordo in Europa sul fondo per la ripresa economica, che ha visto i governi spagnolo e italiano alleati nella difesa del progetto europeo.

Chi ha vinto ?
«Ha vinto l'Europa, era imprescindibile giungere a questo accordo per dare continuità al progetto europeo. Nel corso di tutto il vertice si è lavorato con l'idea di arrivare a un accordo minimamente soddisfacente per tutte le parti che avevano interessi contrapposti, con la consapevolezza che senza intesa il progetto europeo si sarebbe disfatto».

L'alleanza dei paesi del Sud Europa è stata importante per realizzarlo?
«Sì, certamente. Si sono trovati d'accordo i paesi del Sud Europa con interessi comuni assieme ad altri paesi europei che ne condividevano gli obiettivi. Soprattutto l'alleanza italo-spagnola è stata molto importante, perché ha unito due paesi che hanno patito una pandemia senza precedenti e che avevano bisogno dei soci europei per avviare un percorso di ripresa economica».

Sánchez applaudito nel Congresso e Conte ricevuto dal presidente Mattarella: hanno vinto loro, non Rutte.
«Io preferisco pensare che abbiamo vinto tutti. C'erano posizioni di partenza molto distanti che sono riuscite ad avvicinarsi verso una soluzione comune che non soddisfa completamente nessuna parte. Ma che, nella valutazione del governo spagnolo, si approssima di più alle aspettative che avevano Spagna e Italia che a quelle di quei paesi che non vedevano la necessità di una risposta con debito europeo alla situazione congiunturale che vive il nostro continente. Esistono diverse maniere d'intendere il progetto europeo, ma l'importante è che alla fine ci siamo ritrovati in un'unica intesa».

I cosiddetti frugali confermano la loro alleanza in Europa, il gruppo Visegrád ha la sua. L'alleanza del Sud va confermata?
«Dopo l'accordo realizzato dobbiamo riprendere a parlare di Europa come di un unico progetto, ossia essere capaci di superare le differenze che esistono in un processo di negoziato. Una volta che si è fatto l'accordo e ciascuno abbandona le sue posizioni iniziali per realizzarlo, preferisco parlare di progetto europeo, perché le sfide con cui si confronta l'Europa sono così rilevanti che non possiamo sprecare energie in un dibattito interno. Dobbiamo invece essere capaci di fare un'alleanza robusta che permetta di difendere gli interessi europei davanti agli Stati Uniti e alla Cina. Avere un approccio che dia un futuro di speranza soprattutto ai giovani che stavano a guardare se finalmente l'Europa sarebbe stata all'altezza della situazione».

Qual è la novità principale dell'accordo?
«La novità è nell'essere stati capaci di progettare un fondo con una parte molto importante di trasferimenti e un'altra di prestiti, avendo come obiettivo una strategia comune che tutti condividiamo e su cui tutti dobbiamo lavorare, fatta di politiche come l'economia verde, la transizione digitale, i progetti d'inclusione sociale, la formazione. Ciascun paese applicherà questi contenuti adattandoli alla propria situazione e ideologia»..

Il governo ne esce rafforzato, come investirà le risorse europee?
«Abbiamo bisogno di queste risorse europee per fare una finanziaria in accordo con le sfide del post-pandemia. Le raccomandazioni che ci vengono da Bruxelles vanno nella stessa direzione delle scelte di programma del governo spagnolo, come quelle riguardanti la riduzione della dualità nel mercato del lavoro, la digitalizzazione dell'economia, la transizione ecologica. Né la riforma delle pensioni, né la riforma del mercato del lavoro sono state oggetto di discussione e non figurano tra le raccomandazioni europee.

C'è chi dice che il patto di stabilità oggi sospeso è superato dai fatti.
«Per fare un corretto bilancio di politica economica dobbiamo essere capaci di produrre crescita, redistribuzione dei redditi tra la popolazione, inclusione sociale. E questo implica che ci siano dei conti pubblici sani; ossia dobbiamo essere capaci, in questo momento, di iniettare risorse nell'economia per non commettere gli errori che si fecero nella crisi precedente, senza che ciò comporti un eccessivo indebitamento. Ora abbiamo bisogno che la nostra economia riceva un'iniezione addizionale di risorse per stimolare la ripresa, che si facciano politiche anti-cicliche. Si deve adattare il controllo della stabilità dei paesi a questa nuova circostanza occorsa con la pandemia, facendo tesoro dell'esperienza del passato e gestendolo come accompagnamento necessario agli Stati per non ipotecare il benessere delle generazioni future».

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