Isis, gli ultimi miliziani in Siria non mollano: il tesoro del Califfato portato in Iraq

Isis, gli ultimi miliziani in Siria non si mollano: il tesoro del Califfato portato in Iraq
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Non si arrendono gli ultimi miliziani dell'Isis rintanati in cunicoli sotterranei nel sud-est della Siria mentre le forze curdo-siriane, appoggiate dalla Coalizione internazionale, procedono al rastrellamento dell'ultima roccaforte dello Stato islamico tra l'Eufrate e il confine con l'Iraq. Verso il vicino Iraq sono riusciti a fuggire negli ultimi mesi un migliaio di jihadisti, tra cui forse il sedicente 'califfò Abu Bakr al Baghdadi. Secondo fonti militari Usa, citate dalla Cnn, i miliziani avrebbero portato con loro almeno 200 milioni di dollari.

Nei giorni scorsi si era parlato dell'esistenza di 40 tonnellate di lingotti d'oro in mano agli irriducibili miliziani dell'Isis asserragliati a Baghuz, ultimo bastione nella Siria sud-orientale. A Baghuz le forze curde proseguono l'avanzata, rallentata dalla presenza di trappole esplosive, cecchini isolati, ordigni inesplosi. Si parla di 300 jihadisti nascosti in tunnel sotterranei. Con loro ci sarebbe un numero imprecisato di civili, da usare come «scudi umani». E nei giorni scorsi si era parlato di ostaggi, anche occidentali - tra cui il gesuita italiano, Paolo Dall'Oglio, scomparso a Raqqa, in Siria, nel luglio del 2013 - in mano dell' Isis e da usare come salvacondotto prima della resa finale. Ma l' Isis è una piovra con mille tentacoli.

E le sue numerose cellule si sono riorganizzate sia in Iraq e in Siria, dove rimangono dai 20mila ai 30mila jihadisti, secondo quanto detto dal generale Joseph Votel, a capo del comando centrale Usa. Anche per questo le forze curdo-siriane hanno chiesto alla Coalizione di mantenere almeno un migliaio di truppe straniere nella Siria orientale. La richiesta è stata avanzata dal generale Mazlum Kobane, comandante delle Forze democratiche siriane (Sdf), guidate dall'ala siriana del Pkk. Il generale curdo ha ricevuto il generale Votel in visita nella regione, che ha ribadito l'intenzione di Washington di ritirare i duemila soldati dalla Siria orientale. Per sostituire gli americani si è parlato di un contingente composto anche da britannici e francesi. «Ma chiediamo che parte delle truppe americane rimangano sul terreno», ha detto Kobane.

Tutto questo mentre l'altro conflitto siriano, quello tra le forze governative - alleate di Russia e Iran - e le milizie anti-regime vicine alla Turchia, prosegue nelle regioni nord-occidentali. Intensi scambi di artiglieria sono proseguiti tra le regioni di Idlib, Hama e Latakia, da mesi teatro di una tregua negoziata tra Russia e Turchia per conto, rispettivamente, del governo di Damasco e delle opposizioni armate. E nel capoluogo di Idlib, dove le milizie locali affiliate ad al Qaida hanno preso di recente il sopravvento, un duplice attentato ha ucciso 17 persone e ne ha ferite circa 50. Sempre sul fronte Isis, gli europei stanno valutando la richiesta di Donald Trump di riprendersi i foreign fighters, ma non c'è ancora una risposta positiva dalle cancellerie. Per Berlino non è un'operazione facile e Vienna spiega che la priorità è la sicurezza dei propri cittadini. «La questione è stata sul tavolo e continua ad esserlo, al di là delle richieste di Trump», ha puntualizzato l'Alto Rappresentante Ue Federica Mogherini. Chiarendo che la decisione è di «competenza dei paesi» e l'Europa può intervenire al massimo per «coordinare le posizioni».
Lunedì 18 Febbraio 2019, 20:16 - Ultimo aggiornamento: 18-02-2019 20:24
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