Haiti sempre in ginocchio fra terremoti, alluvioni, uragani, epidemie, colpi di stato e scandali Onu

Sabato 14 Agosto 2021
Haiti sempre in ginocchio fra terremoti, alluvioni, uragani, epidemie, colpi di stato e scandali Onu

Terremoto Haiti: le prime notizie sul terremoto di questa mattina sono terribili, ma ci si augura che il 2021 non prenda il posto del 2010 in cima agli anni peggiori nella storia dello stato caraibico, ex colonia francese, che divide con la Repubblica Dominicana l'isola di Hispaniola. Su una superficie di 27mila chilometri quadrati (poco più della Sicilia) resistono 11 milioni di abitanti di cui un milione nella capitale Port au Prince dove il mese scorso è stato assassinato il capo di stato Jovenel Moise da mercenari in circostanze non ancora chiarite lasciando il paese in una situazione di caos istituzionale che aggravava e aggrava anche la precaria politica sanitaria anti Covid.

E oggi il terremoto di magnitudo 7.2 che ha spinto il primo ministro Ariel Henry a confermare già nelle prime ore molto vittime e ingentissi danni.  «In seguito al terremoto che ha causato enormi danni nel sud, a Grand'Anse e Nippes, ho già mobilitato l'intero team del governo per adottare tutte le misure necessarie con urgenza», si legge nel tweet del primo ministro che era stato nominato da Moise appena 3 giorni dell'attentato (non aveva ancora fatto in tempo a votare) e la cui legittimità è ancora in dicussione dopo quello che viene ritenuto l'ennesimo colpo di stato a Port au Prince.

Tempesta in arrivo

Inoltre le previsioni meteo hanno confernato che tra il 16 e il 17 agosto Haiti sarà raggiunta dalla tempesta Grace con venti fino a 65 chilometri orari. 

Haiti, molti morti e danni ingentissimi 

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Il fatto è che il paese, tra calamità naturali e instabilità politica, proprio non riesce a uscire da uno scenario di estrema povertà: Haiti è considerata la nazione meno sviluppata nell'emisfero settentrionale, con il 60% della popolazione disoccupata e con un reddito annuale medio procapite di circa 900 dollari.

Il giorno più nero dell'isola in cui Cristoforo Colombo fondò la prima colonia europea nell'Atlantico resta il 12 gennaio 2010 quando un terremoto del 7° grado (quindi di potenza inferiore a quello odierno, causò 222.517 morti, il secondo sisma nella Storia con il più alto numero di vittime. 

La popolazione stava ancora cercando di rialzarsi delle conseguenze dell'uragano Jeanne nel 2004, un ciclone devastante doppiato nel 2016 dall'uragano Matthew. Il 2010 terribile per Haiti era però appena iniziato perché nel corso dell'anno le esili strutture sanitarie haitiane dovettero affrontare anche un'epidemia di colera. 

 

Fonte Unicef

 

 

 

Scandalo Onu

Un disastro nel disastro perché tantissimi haitiani, privati delle case dal terremoto, tiravano avanti in baraccopoli dalla scarsa igiene. Il risultato fu devastante:  800mial contagiati e 10mila morti. Per di più si diffuse la voce, mai confernata, ma fonte di forte malcolìntento locale, che l'epidemia fosse stata innescata dal sistema fognario della base dei soldati del Nepal che partecipavano alla missione umanitaria allestita dall'Onu dopo il terremoto. Soldati Onu poi finiti al centro della cronaca e delle inchieste con accuse ancora più infamanti: l'Associated press rivelò un rapporto segreto dell'Unu che registrava 134 soldati dello Sri Lanka coinvolti in un giro di prostituzione minorile ad Haiti. 

 

Secondo l'Unicef, dal 1900 ad oggi la piccola nazione delle Antille ha dovuto affrontare 42 alluvioni, 34 uragani, 7 periodi di forte siccità (con l'agricoltura che è la risorsa principale del paese), 3 epidemie e, con quello di oggi, 3 terremoti dalle conseguenze catastrofiche.

 

Il caos istituzionale

Il terremoto ha naturalmente fatto passare in secondo piano il fatto che oggi, a cinque settimane dall'assassinio del presidnete Moise, il giudice Mathieu Chanlatte, incaricato appena quattro giorni fa del caso, ha rinunciato a guidare l'inchiesta. La decisione è arrivata a due giorni dalla morte - in circostanze da chiarire - di un suo cancelliere. Chanlatte ha motivato la sua scelta facendo riferimento a questioni di sicurezza e mancanza di appoggio nello svolgimento di un'indagine di alto profilo e difficile come quella sull'uccisione del presidente, secondo quanto riportato da Bernard Saint-Vil, decano del tribunale di prima istanza a Port-au-Prince, citato dal Miami Herald. Era stato Saint-Vil a designare Chanlatte lunedì.

«Ho preso questa decisione - ha spiegato poi lo stesso Chanlatte - perché tutte le autorità che dovevano provvedere alle mie esigenze in termini di sicurezza personale non hanno risposto favorevolmente alle mie incessanti richieste». Moise è stato ucciso da uomini armati che hanno fatto irruzione nella sua casa nella capitale in un agguato in cui è rimasta ferita la first lady Martine Moïse. Secondo la polizia haitiana più di 30 persone sono implicate nell'agguato, tra loro uomini d'affari, ex funzionari, ex soldati colombiani, un pastore haitiano e un medico che le forze di sicurezza sospettano di voler accedere alla presidenza.

L'attacco è scattato presso la residenza del presidente intorno all'una di notte. Gli assalitori hanno legato il personale e hanno colpito il presidente 12 volte con proiettili di grosso calibro. Uno dei colpi lo ha raggiunto alla fronte. La first lady è sopravvissuta all'attacco ed è stata trasportata in Florida per essere curata.. È stata la first lady a raccontare l'agguato in una recente intervista alla Cnn in cui ha spiegato di aver capito per la prima volta che qualcosa non andava quella notte quando lei e suo marito hanno sentito degli spari all'esterno. Una volta che si sono resi conto che gli uomini armati erano entrati in casa, hanno cercato di nascondersi sul pavimento dietro il loro letto. «A quel punto, non pensavo nemmeno che sarebbero stati in grado di entrare nella stanza in cui eravamo, perché avevamo tra le 30 e le 50 guardie di sicurezza». Ferita e sdraiata a terra, con il braccio rotto e sanguinante in più punti, la first lady poteva vedere solo le scarpe degli intrusi, più o meno una dozzina. Parlavano spagnolo e cercavano insistentemente qualcosa, che poi hanno trovato. Solo a quel punto hanno rivolto la loro attenzione al presidente sul pavimento e hanno fatto una telefonata in cui lo hanno descritto al loro interlocutore.

«E forse la persona al telefono ha confermato che era lui. Poi gli hanno sparato sul pavimento». 

«Ho pensato: 'È finita per entrambi.' E ho chiuso gli occhi, non ho pensato a nient'altro. Solo: 'È finita. Questo è il nostro ultimo giornò», ha ricordato. Ma gli aggressori se ne sono andati senza ulteriori spargimenti di sangue, forse credendola morta. Anche dopo l'attacco, le guardie di sicurezza incaricate di proteggere la prima famiglia di Haiti non sono mai arrivate. È stata una cameriera che alla fine ha trovato la signora Moise nella camera da letto intrisa di sangue. Alla fine è arrivata una squadra della polizia nazionale per portarla via, prima in un ospedale locale e poi in aereo in un ospedale di Miami con i suoi figli. Quando ha lasciato la sua casa Martine Moise è rimasta colpita dall'assenza delle guardie solitamente presenti nel terreno del complesso. Decine di guardie con i dormitori nel seminterrato della casa, al fine di garantire rotazioni senza interruzioni. «Le guardie non se ne andrebbero senza un ordine. Forse hanno ricevuto un ordine di andarsene - questo è quello che penso», ha detto.

Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 09:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA