Trump beffato da TikTok, spalti vuoti nel comizio a Tulsa

Lunedì 22 Giugno 2020 di Flavio Pompetti

La potente macchina organizzativa della campagna per la rielezione di Donald Trump è stata beffata da una giovane nonna che vive nel paesino di Fort Dodge, in Iowa, lontano 1.700 chilometri dalla Casa Bianca e dai centri di potere. La signora Mary Jo Laupp, per sua stessa ammissione, è una volpe di Internet, oltre ad essere un'attivista interessata alla sconfitta del presidente nel voto di novembre. Quando ha sentito che il comitato organizzatore del comizio di Tulsa accettava prenotazioni su cellulare per l'ingresso all'arena, Laupp ha lanciato sul suo profilo Tik Tok la proposta di inondare il sito della campagna con richieste fasulle, fatte da oppositori del presidente, che non si sarebbero mai presentati alla serata. Le istruzioni per registrarsi erano già state divulgate dai siti della musica coreana K-pop frequentati da adolescenti, che hanno aderito con entusiasmo al gioco. È difficile quantificare l'ampiezza dell'onda generata dalla signora. La sua idea è stata accolta e rilanciata dai giovanissimi frequentatori del web, e la squadra elettorale del presidente è caduta nell'inganno.

Il primo comizio di Trump post Covid, nel pubblico tanta gente senza mascherina
 

 
 

I NUMERI
Trump ha esultato su Twitter di fronte ai numeri in crescita: 800.000, poi un milione e più richieste di prenotazione delle poltroncine, che comunque erano gratuite. I veri fan del presidente si sono precipitati davanti al palazzetto dello Sport di Tulsa con quattro giorni di anticipo, e hanno sostato sul marciapiedi nel timore di non poter entrare. La farsa è scoppiata sabato sera, quando Trump ha celebrato il suo ritorno alla carovana elettorale dopo il lockdown, di fronte ad una tribuna che la rivista Forbes valuta di 6.200 presenze, sui 19.600 posti disponibili. La cifra è poi stata confermata dal servizio locale dei vigili del fuoco. Il consulente del presidente per il settore digitale, Brad Prascale, ha negato questa ricostruzione dei fatti: «Sappiamo bene come identificare i numeri di telefono sospetti», e ha cercato di raccontare l'accaduto come un'ennesima cospirazione: «Contestatori radicali, alimentati dai racconti apocalittici fatti dai media, hanno interferito con il comizio».
La realtà è molto più semplice e più umiliante per la campagna: un passaparola iniziato per gioco ha messo in ginocchio la macchina organizzatrice più elaborata della storia elettorale degli Usa, nel momento delicato del rilancio dopo la quarantena. La paura del contagio ha anche giocato un ruolo nello scoraggiare le presenze. Sei collaboratori di Donald Trump erano stati trovati positivi all'esame del Covid la mattina prima del comizio, e allontanati dal centro sportivo. All'ingresso dell'arena ogni spettatore riceveva una mascherina, ma più della metà ha scelto di imitare il presidente nel non indossarla. L'alto numero di poltrone vuote avrebbe permesso un sano distanziamento sociale, ma i sostenitori di Trump hanno preferito accalcarsi nella fascia più bassa degli spalti, mentre ascoltavano il leader che diceva: «Stiamo facendo troppi test per il coronavirus, è per questo che i numeri del contagio stanno risalendo. Ho chiesto infatti che il numero dei test sia ridotto d'ora in poi».

LE REAZIONI
Un'altra bugia, stando almeno alle sdegnate smentite che ieri hanno affollato le interviste televisive domenicali, con le figure di primo piano dell'amministrazione impegnate a spiegare che si trattava di una battuta, e che solo chi nutre manie persecutorie può aver preso sul serio l'idea. Trump ieri ha fatto ritorno a Washington senza commentare l'accaduto. Alla Casa Bianca lo aspettava la notizia che i democratici hanno battuto per la prima volta i repubblicani a maggio nella raccolta dei fondi per le elezioni, e un sondaggio Fox che lo dà indietro di dodici punti rispetto a Biden per la corsa al voto di novembre.

Ultimo aggiornamento: 13:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA