Ucraina, diretta. Mariupol, la città fantasma sta per capitolare. Mosca conferma: «Presto la libereremo»

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Ucraina diretta, gli Usa inviano 100 droni kamikaze. Zelensky: «Se le sanzioni sono deboli, Putin andrà avanti»
Ucraina diretta, gli Usa inviano 100 droni kamikaze. Zelensky: «Se le sanzioni sono deboli, Putin andrà avanti»
di Mauro Evangelisti
Giovedì 7 Aprile 2022, 06:57 - Ultimo agg. 8 Aprile, 06:05
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I russi stanno prendendo Mariupol. Ha spiegato ieri, 43° giorno dall'aggressione russa, lo Stato maggiore ucraino: «Le truppe nemiche si stanno raggruppando e raccogliendo ulteriori forze. Sono destinate a lanciare una nuova offensiva sulla città assediata». Ciò che può succedere è imprevedibile. A Mariupol si contano già 5.000 morti tra cui 210 bambini. E secondo Zelensky dal porto sul Mar d’Azov l’esercito di Putin vuole ripartire per prendere e distruggere anche Odessa.

I palazzi ancora intatti sono appena il 10 per cento, i bombardamenti ordinati da Mosca non hanno colpito solo il teatro o l’ospedale, per citare i due episodi di cui si è parlato molto e documentati da video e fotografie, ma l’intera città. Secondo un capo militare ucraino citato dalla Cnn «i russi cercano di cancellare Mariupol dalla faccia della terra, è una catastrofe umanitaria». Ormai le forze armate di Mosca stanno prevalendo. Anche i separatisti filo Putin ieri hanno annunciato di controllare il centro di Mariupol. «Possiamo dire che la battaglia principale nella parte centrale della città è terminata» ha detto a una tv russa Eduard Basurin, portavoce delle forze filo Putin del Donetsk. I russi ormai stanno premendo verso Sud, anche con il lancio dei missili, l’obiettivo è arrivare a Mykolaiv prima, a Odessa poi. Distrutti già depositi di carburanti a Mykolaiv, Kharkiv, Zaporizhzhia e Chuchiv.


AMMISSIONE
Anche il Cremlino ha ribadito che la caduta di Mariupol è vicina, anche se la scelta delle parole è sempre molto in linea con la propaganda putiniana: «Mariupol sarà “liberata” presto» ha detto, in un’intervista a Sky News, Dmytro Peskov, portavoce del Cremlino, che ieri per la prima volta - ma a una tv straniera - ha ammesso «significative perdite di truppe» russe.

Ha aggiunto: «È una grande tragedia per noi». Da Kiev, l’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk in un drammatico videomessaggio ha avvertito: «Abbiamo appreso che a Mariupol, la nostra città dei martiri, insieme alla sua artiglieria, i missili e le armi pesanti, la Russia ha portato anche crematori mobili in cui, giorno e notte, bruciano i corpi di innocenti civili uccisi. Con questa aggressione, la Russia ha portato nelle nostre terre la morte, la logica della morte e della guerra, la logica della distruzione. L’Europa ha visto questo tipo di crematori vicino alle città civili solo durante la seconda guerra mondiale».

Gli orrori di Mariupol, ma anche le macabre immagini che documentano le brutalità commesse a Bucha, Irpin e le altre città a ridosso di Kiev, sono all’origine del voto di ieri all’Onu. L’assemblea generale ha approvato la sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani. Il motivo? «Le violazioni e gli abusi del diritto internazionale umanitario da parte di Mosca». La risoluzione è stata proposta dalle Nazioni occidentali. Serviva la maggioranza qualificata (i due terzi dei Paesi votanti). Con la Russia hanno votato “no” 23 paesi, tra cui la Cina, Cuba e Corea del Nord. Altri 58 Paesi si sono astenuti (tra questi anche India, Brasile ed Egitto). Ma per la Russia è stato uno smacco perché comunque la larga maggioranza dei Paesi ha detto “sì”. Mosca ha reagito dicendo: «Ci difenderemo con ogni mezzo legale». I russi hanno invece aperto un’inchiesta sul trattamento, da parte degli ucraini, dei soldati catturati (in un video si vede anche la loro uccisione). Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha dichiarato: «I criminali di guerra non hanno posto negli organismi dell’Onu preposti alla difesa dei diritti umani. Grazie a tutti gli Stati membri che hanno sostenuto la risoluzione dell’Assemblea Generale e hanno scelto la parte giusta della storia».


A Mariupol sono ancora bloccati almeno centomila cittadini, secondo i dati diffusi dallo stesso Zelensky. E le testimonianze raccolte tra chi è riuscito a fuggire descrivono una situazione che non ha precedenti in Europa negli ultimi vent’anni. Sul sito del quotidiano britannico The Guardian è apparsa l’intervista a un trentenne, Dmitry Yurin, che è riuscito a fuggire da Mariupol. Abitava a poche centinaia di metri dal teatro bombardato dai russi, al cui interno si erano rifugiati centinaia di cittadini. «È stato terribile, una esplosione enorme - ha ricordato - Ho sentito grida, ho visto corpi o pezzi di corpi. Ho tirato fuori dalle macerie una ragazza e un ragazzo coperti di sangue. Moltissimi i feriti, dozzine i cadaveri. Ho visto una donna stesa a terra, morta, e un bambino in piedi accanto a lei che piangeva e diceva “mamma, non dormire”».


CHI PUÒ FUGGE
I russi hanno sempre respinto ogni responsabilità. Gli ultimi bilanci parlano di 300 morti nell’attacco al teatro. «Ho capito che dovevo scappare - ha detto ancora Yurin - e l’ho fatto a nuoto, era l’unico modo, la città era già allora circondata. Ho nuotato per due ore e mezza. Se mi avessero trovato, i russi mi avrebbero fatto prigioniero e torturato». Purtroppo i corridoi umanitari promessi sono insufficienti, in molti sono ancora in trappola e non riescono ad andarsene. Un’altra residente di Mariupol, Diana Berg, ha raccontato: «Sono fuggita con la mia famiglia, ma la spiaggia era minata, abbiamo camminato nell’acqua. Ogni giorno a Mariupol ci sono attacchi aerei, razzi, mine, carri armati, la città è distrutta. I civili stanno cercando di sopravvivere a quell’inferno. Il terrore è oltre ogni immaginazione».

«Non c’era niente da mangiare - è la testimonianza di Vika Dubovitskaya, un’altra che è riuscita a scappare insieme ai due figli piccoli - ti senti in colpa quando non puoi nutrire i tuoi bambini». Secondo Kuleba e Zelensky a Mariupol la situazione è molto peggiore di quella di Bucha, «non hanno compassione per i bambini, per le donne e le ragazze che vengono stuprate». Un video diffuso dal consiglio comunale di Mariupol - anche se in questo caso le verifiche non sono semplici - mostra donne, anziani e bambini che camminano tra i palazzi distrutti; sono in fila, hanno pochi bagagli, zaini e borsoni. Sono i pazienti di un ospedale mandati in Russia. «Il futuro di queste persone è sconosciuto, in 40 mila sono già stati deportati da Mariupol» dice il sindaco Vadym Boychenko. La città ha una numerosa comunità di origine greca. Il ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Dendias: «Chiederemo alla corte penale internazionale di indagare per crimini di guerra».

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Ucraina, la guerra in diretta

Ore 01.00 - Almeno 4.676 persone sono state evacuate ieri in Ucraina attraverso corridoi umanitari: lo ha reso noto la vice premier del Paese, Iryna Vereshchuk, secondo quanto riporta il Kyiv Independent. In particolare, hanno lasciato la regione di Lugansk 1.420 persone, mentre altre 1.205 persone sono state evacuate da Mariupol ed il resto dalla regione di Zaporizhzhia.

Ore 00.30 «Stanno emergendo sempre più informazioni sul fatto che i propagandisti russi stanno preparando una 'risposta speculare' allo shock scaturito in tutte le persone normali da quanto hanno visto a Bucha. Mostreranno le vittime di Mariupol come se fossero state uccise non dai militari russi, ma dai difensori ucraini della città». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, citato dal Guardian. «Per farlo - ha aggiunto - gli occupanti raccolgono i cadaveri nelle strade per usarli altrove, in base a elaborati scenari di propaganda. Abbiamo a che fare con degli invasori cui non è rimasto nulla di umano».

Ore 23.57 - «Il personale delle ambasciate sta tornando a Kiev. Abbiamo bisogno del vostro sostegno, anche a livello di simboli e gesti diplomatici. Per favore, tornate nella nostra capitale e continuate il vostro lavoro». È l'appello lanciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky alle missioni diplomatiche nel Paese che si erano spostate da Kiev dopo l'attacco russo. Il ritorno degli ambasciatori nella capitale è «un segnale alla Russia che Kiev è nostra», ha aggiunto citato dalla Cnn, ringraziando la Turchia e la Lituania per essere rientrata.

Ore 23.12 - «Un oltraggio all'umanità» intera. Così il presidente americano Joe Biden ha definito le prove di stupri, torture ed esecuzioni commessi in Ucraina dalle forze russe.

Ore 23.00 - Joe Biden plaude alla decisione dell'Onu di espellere la Russia dal Consiglio dei diritti umani. «È un significativo passo da parte della comunità internazionale per dimostrare ulteriormente come la guerra di Putin abbia reso la Russia un paria internazionale», afferma Biden, sottolineando che «le forze russe stanno commettendo crimini di guerra. Le immagini di Bucha e di altre aree dell'Ucraina sono orribili».

Ore 21.50 - «La sospensione della Federazione russa dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani è un passo importante. Questa è un'altra punizione per l'aggressione della Russia contro l'Ucraina». Lo ha scritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Twitter, dicendosi «grato per la solidarietà dei partner. Dobbiamo continuare a esercitare una pressione coordinata sulla Russia in tutti i forum internazionali. Costringiamo la Russia a cercare insieme la pace!».

Ore 20.43 - Via libera al quinto pacchetto di sanzioni Ue dai 27 ambasciatori dei Paesi membri. Le sanzioni includono, tra l'altro, il graduale embargo all'import di carbone russo. Entro domani alle ore 10 è attesa la ratifica formale delle capitali dopo la quale le sanzioni potranno entrare in vigore.

Ore 20.20 - «Non fornirò dettagli su quale alleato stia fornendo cosa agli ucraini, ma il diverso tipo di guerra che vedremo nella seconda fase richiederà altre necessità da parte dell'esercito ucraino: il sostegno degli alleati cambierà a seconda di questo. E posso prevedere che gli alleati forniranno più armi all'Ucraina secondo le sue esigenze in questa fase della guerra, insieme ad aiuti umanitari e finanziari». Lo ha detto il vicesegretario della Nato, Mircea Geoana, a Piazzapulita in onda stasera, spiegando che nelle prossime settimane nel sudest ci «sarà un altro tipo di guerra, più convenzionale e su scala più vasta».

Ore 19.28 - Il G7 ha annunciato nuove sanzioni economiche e finanziarie contro la Russia, in risposta all'escalation dell'invasione dell'Ucraina. Vietati «i nuovi investimenti in settori chiave dell'economia russa, compresa l'energia», si legge nel comunicato del G7. Inoltre, imposte «sanzioni supplementari contro il settore della difesa» e contro le «elite» che sostengono la guerra, decisa dal presidente Vladimir Putin.

Ore 19.24 - Il Congresso americano revoca alla Russia la clausola di nazione più favorita, mettendo di fatto fine a rapporti commerciali normali e aprendo a dazi pesanti sui prodotti Made in Russia. Dopo il via libera del Senato, anche la Camera ha approvato il provvedimento che revoca alla Russia i privilegi commerciali e con il quale gli Stati Uniti aumentano la pressione su Mosca

Ore 19.02 - «Abbiamo perdite significative di soldati. E per noi è un'enorme tragedia». A dichiararlo, in un'intervista a SkyNews è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Ore 18.38 - «Stiamo già lavorando molto duramente al prossimo pacchetto di sanzioni. Continuiamo a preparare con gli Stati membri il prossimo passo, e al momento stiamo guardando al petrolio, per essere in grado di preparare una graduale eliminazione del petrolio» della Russia. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Stoccolma. Alla domanda su una possibile opposizione alle sanzioni sull'energia da parte dell'Ungheria, von der Leyen ha indicato che «finora tutti gli Stati membri sono stati risoluti sulle sanzioni e non c'è alcuna indicazione che non sia così per le prossime».

Ore 18.31 - «No, non lo è». Così il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha risposto a una domanda di Sky News sul fatto che il presidente russo Vladimir Putin sia preoccupato di finire in tribunale per i crimini commessi dai suoi militari in Ucraina. «Non vediamo alcuna possibilità che questo» accada, ha aggiunto, ribadendo che «la Russia non riconosce l'autorità della Corte penale internazionale. Non siamo l'unico Paese al mondo a farlo». Quello che a Mosca interessa è «un'indagine davvero indipendente e obiettiva su tutti i crimini», ha spiegato.

Ore 18.27 - «I criminali di guerra non hanno posto negli organismi dell'Onu preposti alla difesa dei diritti umani. Grazie a tutti gli Stati membri che hanno sostenuto la risoluzione dell'Assemblea Generale e hanno scelto la parte giusta della storia». Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba dopo la sospensione della Russia dal Consiglio Onu per i diritti umani.

Ore 18.04 - «Il dialogo e il negoziato sono l'unica via per uscire dalla crisi in Ucraina. Ci opponiamo fermamente alla politicizzazione delle questioni relative ai diritti umani». Lo ha detto l'ambasciatore cinese all'Onu, Zhang Jun, dopo il voto sulla sospensione della Russia dal Consiglio dei diritti umani. Pechino è tra i Paesi che ha votato no. «Questa risoluzione non è stata redatta in modo aperto e trasparente», ha aggiunto, sottolineando che la mossa «aggrava le divisioni tra gli Stati membri, aggiunge benzina al fuoco, e non aiuta i colloqui di pace».

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