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Ucraina, cieli deserti: niente voli civili e solo un drone dell'Usaf in azione. Perché gli altri aerei militari non si vedono?

Giovedì 24 Febbraio 2022 di Paolo Ricci Bitti
Ucraina, cieli deserti: niente voli civili e solo un drone dell'Usaf in azione. Perché gli altri aerei militari non si vedono?

L'attacco delle forze armate russe all'Ucraina ha sgomberato i cieli di Kiev. Ma è solo apparenza. Ovvero: da oggi le compagnie civili, da Ryanair a Lufthansa a Wizzair,  hanno cancellato (almeno per due settimane) i voli per e da l'Ucraina, voli che già nelle settimane scorse erano stati ridotti. Così l'effetto, a guardare dall'alto l'Ucraina questa mattina attraverso il sito Flightradar24, è simile a quello registrato nelle fasi più dure della pandemia Covid, quando tutti gli aerei sono restati a terra. Il governo ucraino ha dichiarato una parziale No Fly Zone, ma di fatto di aerei civili non ce n'erano già più nei suoi cieli. 

 

Un deserto, insomma, nessun aereo, un buco che spicca nel vortice colorato di bianco degli altri voli che proseguono nel resto d'Europa dopo avere modificato le rotte che prevedevano il sorvolo dell'Ucraina. 

Unica, solitaria, eccezione il "solito" drone "Forte 12" Falco dell'aviazione militare americana che lascia come sempre una traccia rossa nell'animazione: decollato da Sigonella, in Sicilia, ha compiuto nelle prime ore di oggi una lunga perlustrazione dell'Ucraina da una quota un po' più bassa del solito, 16mila metri, per poi cominciare a circuitare sul Mar Nero in attesa del cambio. A Sigonella ci sono almeno altri tre Northrop Grumman RQ-4B Global Hawk dell'Usaf (Q sta velivolo senza pilota) che in queste ultime settimane si sono alternati in servizio, a volte anche in coppia.

Ma davvero sul cielo dell'Ucraina c'è solo un velivolo in azione? No, a parte gli aerei radar Awacs dell'Usaf e della Nato che tengono d'occhio l'Ucraina dalla Polonia e dagli altri paesi limitrofi (hanno la "vista" lunghissima), di aerei militari in azione ce sono tanti altri, solo che hanno spento il transponder, il congegno che permette di localizzarli. I russi lo fanno quasi sempre: si fanno tracciare solo quando voglio provocare o saggiare i tempi di reazione degli "avversari", fra i quali anche gli Eurofighter italiani rischierati in Romania. 

Gli aerei militari, di una parte e dell'altra, non sfuggono ai radar e ai sensori militari anche se hanno il transponder spento, ma non si fanno "vedere" dai siti web civili che in questi anni hanno conosciuto un boom di visitatori.

Perché allora il drone dell'Usaf ci tiene a farsi "vedere" anche in questo momento ad altissima tensione? Non facilita così la contraerea russa che ha già dimostrato di poter abbattere un Global Hawk in Medio Oriente? No, i russi non hanno bisogno di Flightradar24, mentre Usaf e Nato, facendosi vedere da tutti intendono ribadire che si sono e che non temono la reazione del nemico. 

Paolo Ricci Bitti  

Una missione dei droni americani da Sigonella

In missione dalla Sicilia all'Ucraina con il drone Northrop Grumman RQ-4B Global Hawk dell'Usaf (United States Air Force) per spiare da quota 17mila metri le mosse delle milizie filorusse e delle truppe di Mosca, appena al di là dei confini con la Russia e la Bielorussia.

Ma non si tratta di missioni segrete, segretissime, ancora di più da quando balliamo sull'orlo della guerra? Macché, almeno fino a quando i comandi americani e quelli della Nato decideranno di tenere accesi i transponder (segnalatori radar) dei velivoli con o senza piloti. Il che si spera che non avverrà mai perché significherebbe che la tensione è salita ancora di più. Ma per adesso è facile, attraverso i siti Flightradar24 e Italmilradar, salire a bordo degli aerei e fare un lungo giro dall'Italia ai teatri della crisi, anche per ricordare il diretto coinvolgimento del nostro peese nelle vicende di queste settimane.

In missione con il drone Global Hawk

In questo caso si tratta del drone “Forte 10” che è decollato dalla base di Sigonella, poi il balzo di 1.900 chilometri a una velocità di poco più di 600 chilometri orari e a una quota che può toccare i 20mila metri (7mila sopra la "tangenza" dei voli degli aerei di linea, sempre più rari sull'Ucraina) per arrivare infine nei cieli di Kiev  dopo aver sorvolato il mar Jonio, la Grecia, la Bulgaria e la Romania.

A questo punto, dalla Sicilia il pilota del drone - un pilota a tutti gli effetti con tanto di "ali" sul petto al quale è affidato un velivolo da 135 milioni di dollari - accende tutti gli strumenti ottici e a infrarossi per le ricognizioni che avvengono da una quota che va dai 15mila ai 18mila metri. I comandi del joystick viaggiano dalla Sicilia all'Ucraina rimbalzando sui satelliti grazie alle oltre 40 grandi antenne  del sistema Muos della radio base a Ulmo, nel comune di Niscemi.

 

La potenza degli strumenti del Global Hawke, che non porta armamenti, è tale che bastano due di questi droni di penultima generazione per tenere sotto controllo tutta l'Ucraina, vasta oltre 600mila chilometri quadrati, il doppio dell'Italia. Con ampia visuale anche al di là dei confini fra Ucraina e Russia che non vanno tuttavia valicati perché le forze missilistiche russe hanno già dimostrato di potere abbattare un Global Hawk.

Il Northrop Grumman RQ-4B Global Hawke (dove la letta Q indica appunto un velivolo senza pilota) è lungo quasi 14 metri, pesa al decollo 10 tonnellate e sfrutta un motore a turbogetto Rolls Royce: grazie alla portanza delle lunghissime ali (35 metri) può volare per un giorno e mezzo completando un tragitto di 22mila chilometri. Un velivolo spia in servizio da 21 anni che ha preso via via il posto degli U2 entrati in linea durante la guerra fredda, con il vantaggio di non mettere a repentaglio la vita del pilota. Oltre 20 aerei U2, la cui prima operazione risale al 1957, sono comunque ancora in servizio.

Paolo Ricci Bitti

Ultimo aggiornamento: 21:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA