Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Attacco a Odessa: otto morti, anche un neonato. Kiev: «Abbiamo ucciso due alti generali russi»

Tutti gli aggiornamenti sul conflitto minuto per minuto

Sabato 23 Aprile 2022 di Mauro Evangelisti
Foto Andrea Gabellone

Una bimba di tre mesi. Si chiamava Kira. È morta insieme alla mamma Valeriia, 28 anni appena, e la nonna cinquantacinquenne. Questa famiglia è stata sterminata nel giorno del Sabato Santo della Pasqua ortodossa dai bombardamenti ordinati da Putin, che non ha dato tregua e ha detto ai suoi generali di intensificare gli attacchi. E di tornare a colpire anche Odessa, città simbolo del sud dell’Ucraina, affacciata su quel lembo di mare dove dieci giorni prima la Russia aveva subito una delle più cocenti umiliazioni: l’affondamento dell’ammiraglia Moskva. Ieri pomeriggio, attorno alle 14.30 (ora locale) un aereo Tupolev Tu-95, un bombardiere, ha lanciato sei missili sui quartieri residenziali di Odessa. Due sono stati intercettati dalla contraerea ucraina, ma altri due hanno colpito un palazzo di sedici piani, dove vivevano civili che non hanno fatto in tempo a correre nei rifugi. Normali famiglie. Otto le vittime, tra cui la bimba di appena tre mesi. Venti i feriti, secondo un primo bilancio dei soccorritori. Nello stesso giorno a Kherson, sempre a sud, gli ucraini sono riusciti a colpire il comando della 49esima armata dell’esercito invasore: morti due generali russi, uno è gravemente ferito (la fonte è il Ministero della Difesa ucraino).

 

Cadaveri

(foto di Andrea  Andrea Gabellone)

Torniamo a Odessa: i vigili del fuoco sono accorsi a spegnere l’incendio che si è sviluppato tra il quarto e il quinto piano. Le immagini sono drammaticamente simili a quelle viste, a fine febbraio, a Kiev, quando i russi hanno bombardato i palazzi abitati dai civili, o a Mariupol, dove interi quartieri sono stati abbattuti. Il palazzo, di colore chiaro, era in fiamme, gli appartamenti sventrati. Il fumo si alzava su tutta la città. Dopo che le forze armate russe si sono ritirate dall’area di Kiev - lasciando centinaia di cadaveri, testimonianze di brutalità feroci, corpi abbandonati per strada e fosse comuni -, si era ipotizzato che Putin potesse concentrare tutti i suoi sforzi sul Donbass, dunque nelle regioni orientali adiacenti alle due repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk. Ma a due mesi esatti dall’inizio dell’invasione (era il 24 febbraio quando la follia di questa aggressione militare è cominciata) le parole di un generale russo, che ha parlato venerdì a un gruppo di industriali, ha mutato lo scenario: l’obiettivo è conquistare tutto il Sud, quindi prendere a Ovest, sulla costa, anche Mykolaiv (violentemente bombardata nelle ultime 48 ore) e, appunto Odessa, il più importante porto sul Mar Nero per unire l’Est e la Crimea alla Transnistria, repubblica autoproclamata, fedele a Mosca, all’interno del territorio della Moldavia.

Zelensky, a quanto ammonta il suo patrimonio? Dai diritti Netflix a yacht e aerei privati, i "conti" di Forbes

Di fronte a queste minacce la Moldavia, che ha fino ad oggi mantenuto uno status di neutralità ma ha anche richiesto di aderire all’Unione europea, ha convocato l’ambasciatore russo.
Il feroce bombardamento di ieri pomeriggio, partito probabilmente dalla Crimea, ha mostrato nel modo peggiore che Putin non ha rinunciato a Odessa. Si sta prendendo un rischio: cinicamente l’opinione pubblica russa può accettare la distruzione di Mariupol, ma Odessa è una città dall’alto valore storico, con testimonianze e monumenti. Distruggerla con le bombe, raderla a zero, sarebbe una ferita insopportabile anche per l’accomodante popolazione della Federazione russa. Eppure, Putin ieri ha ordinato il bombardamento di Odessa e, probabilmente, ne seguiranno altri. Dice il ministro degli Affari Esteri ucraino, Dmytro Kuleba: «L’unico obiettivo degli attacchi missilistici russi su Odessa è il terrore. La Russia deve essere designata come Stato sponsor del terrorismo e trattata di conseguenza. Niente affari, niente contatti, niente progetti culturali. Abbiamo bisogno di un muro tra la civiltà e i barbari che colpiscono città pacifiche con i missili». E Zelensky ha avvertito: «L’invasione dell’Ucraina è solo l’inizio. Mosca ha progetti di conquistare altri Paesi».

Il presidente russo non ha rispettato neppure la Pasqua ortodossa che si celebra oggi (ma ha partecipato alla veglia nella chiesa di Cristo Salvatore a Mosca, celebrata dal patriarca Kirill). Il Ministero della Difesa ucraino ha diffuso una intercettazione in cui si sentono soldati russi che dicono: sulle bombe scriviamo «Cristo è risorto». Dice amaro un consigliere di Odessa, Petro Obukhov, commentando il brutale attacco missilistico contro palazzi abitati da civili: «Sono i regali pasquali di Putin». Gli ucraini se lo aspettavano e hanno deciso il coprifuoco a partire da ieri. Secondo l’analisi di ieri mattina dell’intelligence britannica, i combattimenti che proseguono a Mariupol «stanno frustrando i tentativi russi di catturare la città rallentando così ulteriormente il loro desiderio di avanzare nel Donbass» dove «nonostante l’aumento delle attività non hanno ancora ottenuto grandi progressi nelle ultime 24 ore». Questo, secondo l’analisi britannica, avviene grazie «all’efficacia della difesa aerea e marittima dell’Ucraina».

Ma a Est la situazione continua a essere molto difficile: un resoconto del Ministero della Difesa ucraina sembra contraddire l’analisi britannica, visto che parla di «42 piccoli centri caduti in mano russa» solo nel Donetsk. In questa regione e in quella di Lugansk sono stati arrestati osservatori dell’Osce (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza europea) come denuncia la stessa organizzazione. I giorni più sanguinosi di questa guerra, come sta dicendo da tempo Zelensky, stanno arrivando, soprattutto a Est e a Sud dell’Ucraina. Dice lo Stato maggiore di Kiev: «Nelle direzioni Donetsk e Tavriya i principali sforzi del nemico sono concentrati sulla presa del controllo degli insediamenti di Popasna, Rubizhne e sulla preparazione per l’attacco alla città di Severodonetsk. Nella direzione di Slobozhansky, il nemico continua a bloccare parzialmente la città di Kharkiv, effettuando bombardamenti di artiglieria sulle posizioni delle nostre unità e sulle infrastrutture civili nell’area degli insediamenti di Chuguiv, Korobochkino e Dovgenke». Severodonetsk è nel cuore del Donbass, a metà strada tra Mariupol (Sud) e Kharkiv (Nord) nella fascia orientale del Paese.

Referendum e armi

Nella conferenza stampa che ieri sera Zelensky ha convocato nei sotterranei della metropolitana, ha detto anche che spera di ottenere nel Donbass lo stesso risultato raggiunto a Kiev, dove l’esercito russo è stato respinto: «Ricordo che i carri armati erano alle porte della Capitale. In questo momento i russi hanno temporaneamente occupato il Donbass. Ma se arriveranno armamenti adeguati, il Donbass può tornare nelle nostre mani. Stiamo respingendo l’attacco di un potente esercito. Non ci arrenderemo. La soluzione migliore per fermare la guerra sarebbe un mio incontro con Putin. Dobbiamo cercare di raggiungere questo obiettivo, ma dalla Russia non vediamo questa volontà. Dicono una cosa e poi fanno l’opposto. Non ho paura di incontrare il presidente o di tentati omicidi. Non ho il diritto di avere paura, perché la nostra gente ha dimostrato di non aver paura di nulla. Hanno paura per i loro figli, è vero, ma la gente fermava i carri armati a mani nude.

Zelensky: «L'Ucraina è solo l'inizio, Mosca vuole invedere altri Paesi». Kiev: uccisi 21.600 soldati russi

Ma prima di incontrare Putin devono tacere le armi». Sul Papa: «La sua mediazione è importante. Sono grato per la sua posizione. Spero che un giorno possa venire qui». E a proposito dei referendum che i russi stanno organizzando in città come Kherson, per chiedere l’annessione: «Sarebbe uno pseudo-referendum e non sarebbe utile a una soluzione diplomatica del conflitto. Anzi, ostacolerebbe un eventuale cessate il fuoco». Quali scenari ci attendono? Martedì il Pentagono riunirà i rappresentanti di oltre 40 Paesi nella base aerea di Ramstein (Germania). Tema: esigenze difensive di Kiev anche «a lungo termine». «Il ricorso alle armi nucleari? Nessuno può escluderlo» aveva detto venerdì la sottosegretaria di Stato americana per gli affari politici Victoria Nuland, in un’intervista. Ha risposto Mosca: «Il ministero della Difesa della Russia ha informazioni secondo cui gli Usa preparano provocazioni al fine di accusare le forze armate russe di usare armi nucleari, chimiche, biologiche o tattiche». Intanto la Polonia ha annunciato, attraverso il primo ministro Mateusz Morawieck, di aver fornito a Kiev armi per 1,6 miliardi di dollari. E ieri la Turchia ha fatto sapere di avere informato la Russia di avere chiuso il proprio spazio aereo a voli civili e militari che trasportano soldati in Siria.

Ultimo aggiornamento: 6 Maggio, 16:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA