Acerra, Ville, elicotteri e appartamenti: ecco il “tesoro” dei fratelli Pellini

Nel patrimonio 250 fabbricati distribuiti tra Campania, Lazio e Calabria

Una villa dei Pellini
Una villa dei Pellini
di Pino Neri
Martedì 28 Maggio 2024, 23:01
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Sembra infinito l’elenco dei beni del tesoro dei fratelli Pellini contenuti nel provvedimento di sequestro appena emanato dall’autorità giudiziaria: 250 fabbricati, 4 aziende, 68 appezzamenti di terreno, 50 tra auto e moto di lusso e autoveicoli industriali, 49 rapporti bancari, 3 elicotteri e 3 imbarcazioni per la nautica da diporto: oltre 200 milioni di euro riconducibili a Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex sottufficiale del nucleo informativo dei carabinieri di Napoli, i soli imprenditori napoletani dello smaltimento dei rifiuti condannati in via definitiva, nel 2017, per disastro ambientale aggravato nel territorio compreso tra Acerra, Qualiano e Bacoli.

Il patrimonio, considerato dalla Dda frutto dei proventi dello scarico illecito di una valanga di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia, fu sequestrato dall’antimafia partenopea il 14 febbraio 2017.

Subito dopo iniziò la battaglia giudiziaria che ha portato all’ultimo, clamoroso, esito di ieri.

Case e ville

I beni appena restituiti allo Stato sono intestati anche a mogli e suoceri dei Pellini. Centinaia di milioni in gran parte reinvestiti nel mattone. Anche nelle località turistiche più rinomate: 8 appartamenti a San Felice Circeo, 10 ville a Tortoreto, una villa di oltre 800 metri quadrati coperti ad Agropoli e 10 case nei pressi di Praia a Mare. Per non parlare di alcuni grandi appartamenti a Roma, uno a piazza Cinecittà.

Ma è l’elenco degli alloggi sequestrati ad Acerra a risultare lunghissimo. Oltre alle tre, enormi ville, in cui tuttora è stato concesso alle famiglie dei Pellini di abitare in attesa che si completi l’iter della confisca, figurano altri 144 appartamenti intestati ai tre fratelli e alle rispettive mogli. Altri 14 si trovano a Caserta e 6 a Pomigliano. Ci sono pure una pasticceria a Marigliano e un distributore di benzina in provincia di Frosinone.

I terreni agricoli sono immensi. Cingono tutta la parte occidentale e settentrionale dell’agro acerrano nelle località Lenza Schiavone, Lenza Fusaro, Sagliano, Tappia, Ponte di Napoli. Tra i beni di nuovo sequestrati anche quattro aziende di smaltimento dei rifiuti. La più grande è l’ATR, a poca distanza dal termovalorizzatore. Dulcis in fundo c’è una grande villa del ‘700 con annesso uliveto. Si trova in località Lenza Schiavone, campagna a nord di Acerra. Fu trasformata dai Pellini in un agriturismo.

È ridotta male, ripetutamente saccheggiata e incendiata. Di recente sono stati incendiati anche gli uffici dell’eliporto, dove atterrano e decollano gli elicotteri presi a noleggio e che dal 2017, anno del primo sequestro, sono gestiti, insieme con tutti gli altri beni, dai custodi giudiziari nominati dal tribunale. Amministratori giudiziari che alcuni giorni fa, cioè quando ancora si pensava che il tesoro dovesse tornare nelle mani dei Pellini, hanno rivelato che la gestione dei beni ha portato a una sua rivalutazione di alcuni milioni di euro. Introiti derivati dall’efficace gestione degli affitti delle case sequestrate e di alcune aziende rimaste in attività grazie all’azione degli stessi custodi.

L’appello

Intanto si moltiplicano le richieste da parte delle istituzioni e della politica sull’utilizzo del tesoro. «Bisogna ringraziare il procuratore Gratteri e i comitati e le associazioni della Terra dei Fuochi: ora bisogna pensare a portare questo sequestro fino in fondo evitando qualsiasi ombra», l’appello dell’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo. «Il Movimento si è battuto in Parlamento per un nuovo sequestro e affinché il tesoro dei Pellini sia utilizzato per le bonifiche - sottolinea la deputata Carmela Auriemma (M5S) - ringrazio il procuratore Gratteri e il tribunale di Napoli: la legalità rialza la testa». «Attendiamo fiduciosi gli sviluppi di questa nuova vicenda giudiziaria - conclude il sindaco di Acerra, Tito D’Errico - l’obiettivo sarà di garantire al territorio il risarcimento per il danno ambientale accertato con sentenza definitiva».

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