Da piccola libreria di provincia a vero e proprio centro per le truffe sul «bonus cultura 18app», i 500 euro che lo Stato riserva ai neo maggiorenni per l’acquisto di libri e di biglietti d’ingresso a musei, teatri, concerti. Tre persone sono finite in carcere, due agli arresti domiciliari e altre quattro sottoposte all’obbligo di dimora perché accusate di aver organizzato e diretto la maxitruffa ai danni del ministero per i Beni Culturali: consegnavano una parte del bonus in contanti (anche attraverso ricariche Postepay) e incassavano l’intera cifra, simulando l’acquisto di libri da parte dei 18enni.
Sotto sigilli conti correnti, una società e un b&b acquistato – secondo l’accusa – con i proventi dell’imbroglio, che ammontano a quasi tre milioni di euro. Secondo quanto accertato dagli inquirenti sono stati infatti 5852 i bonus “scambiati” dai maggiorenni che accorrevano nella «Libreria del Borbone» di via IV Novembre a Ercolano, ieri finita sotto sequestro nel corso del blitz condotto dai finanzieri del Gruppo di Napoli e della compagnia di Portici, a chiusura di indagini coordinate dalla Procura partenopea. Truffa ai danni dell’Erario per il conseguimento di erogazioni pubbliche, associazione per delinquere finalizzata alla frode ai danni del Mibact, falso in atto pubblico, intestazione fittizia di beni e società, riciclaggio e autoriciclaggio sono i reati contestati a vario titolo a dodici indagati.
In carcere sono finiti Annunziata Liccardi, suo genero Eduardo Mondola e Renato Alfieri, titolare e gestori di fatto della piccola libreria ercolanese; ai domiciliari Giuseppe Mondola (papà di Eduardo) e Luigi De Luca, giovane procacciatore di «clienti», mentre il gip Giovanni de Angelis ha sottoposto all’obbligo di dimora gli altri presunti intermediari Alfonso Sannino, Pasquale Agliardi, Emanuele Di Iorio e Alberto Cinquegrana, tutti tra i 18 e 20 anni all’epoca dei fatti. Ci sono, inoltre, altri tre indagati a piede libero, residenti tra Boscotrecase, Gragnano e Castellammare di Stabia. Dal 2016 alla pandemia, tutti avrebbero preso parte – con ruoli differenti – alla truffa, che avrebbe permesso ai capi dell’organizzazione di prelevare in contanti fino a 260mila euro dai conti correnti della libreria.
Il metodo è stato ricostruito dai finanzieri nel corso delle indagini. Si partiva da alcuni Caf di Ercolano, Portici, Casalnuovo e Ponticelli che, accedendo alle banche dati, avrebbero indirizzato i neo maggiorenni alla libreria. Lì, anziché comprare libri, i giovani intascavano entro due settimane 250-300 euro (in contanti o, attraverso una ricarica, su carte prepagate), in cambio delle chiavi di accesso per il «bonus 18app» online: il resto della somma, che veniva poi incassata nelle settimane successive, restava ai librai. Nel solo 2017, con questo sistema Mondola avrebbe ottenuto bonifici dal Mibact per oltre 700mila euro, poi saliti alla fine del 2019 a un totale di 2 milioni 850mila euro, la cifra totale della presunta truffa. «Questa è la conferma che il bonus così com’è non funziona e va riformato» è il commento del ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano.
Decisivo il ruolo dei procacciatori, ricostruito anche grazie al sequestro di alcuni appunti e dei telefonini dei principali indagati. Nelle chat si parlava dei 18enni che si recavano a gruppi nella libreria. Per ogni neo maggiorenne, all’intermediario andavano 10-20 euro. Soldi tutti «regolarmente» contabilizzati come finte vincite di scommesse clandestine, attraverso bonifici. Alcuni dei procacciatori erano praticamente a stipendio da Mondola e hanno intascato fino a 14mila euro per i clienti mandati in libreria. Nel corso delle indagini è venuto fuori anche un piccolo (e reale) giro di scommesse clandestine attraverso un portale di Malta, dove venivano effettuate puntate per migliaia di euro anche attraverso il conto corrente della libreria. Le indagini sono partite da una segnalazione di movimenti anomali sui conti correnti: la piccola libreria aveva cominciato improvvisamente a incassare centinaia di migliaia di euro, con frequenti bonifici con causali insolite e sempre agli stessi beneficiari, e tanti prelievi in contanti. Inoltre, uno degli indagati aveva acquistato un immobile adibito a b&b.
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