Festa dei Gigli, il brevetto registrato al ministero: soltanto Nola può usarlo

L'orgoglio del sindaco Buonauro: «La nostra è una festa millenaria che coniuga storia, cultura, fede e sentimenti di popolo»

Le immagini storiche della Festa dei Gigli di Nola
Le immagini storiche della Festa dei Gigli di Nola
di Carmen Fusco
Venerdì 20 Ottobre 2023, 07:00 - Ultimo agg. 21 Ottobre, 09:12
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La festa dei Gigli? Solo quella si celebra a Nola. L'evento con il sigillo Unesco, dedicato a San Paolino e che da secoli va in replica ogni anno a giugno è l'unico ad avere titolo per fregiarsi del marchio Festa dei Gigli. È questione di copyright e di una registrazione del brand effettuata al ministero del made in Italy da parte della Fondazione Festa dei Gigli di Nola. Dovranno farsene una ragione le altre manifestazioni analoghe che si celebrano in Campania e che traggono ispirazione dalla secolare tradizione religiosa, culturale e folcloristica nolana. Per quanto blasonate ed anagraficamente risalenti a qualche centinaio di anni fa dovranno rinunciare a chiamarsi così anche gli eventi che si celebrano ad esempio a Barra ed a Brusciano. 

Diffide e contestazioni, in virtù del certificato rilasciato l'altro giorno dagli uffici romani del ministero delle imprese e del made in Italy, sono dietro l'angolo. Un percorso che si è compiuto dopo la richiesta inviata a maggio e che dovrebbe approdare a una maggiore tutela della kermesse che fa parte della rete delle grandi macchine a spalla italiane, insieme con Viterbo, Sassari e Palmi. «Abbiamo lavorato a questo risultato perchè spiega il presidente della Fondazione Festa dei Gigli, Francesco De Falco - tutto questo ci aiuterà nel percorso di salvaguardia della Festa contro ogni forma di attacco e di tentativo di commistione con altre realtà festive che possa danneggiare l'immagine della nostra Festa». 

De Falco non lo dice espressamente, ma è chiaro il riferimento ad un episodio, l'ultimo, che si è verificato nei giorni scorsi, quando nel corso di un servizio televisivo di valenza nazionale è stato attribuito erroneamente a Nola il sequestro di un giglio da parte delle forze dell'ordine invece avvenuto anni fa a Barra.

Ma davvero confusione e fake news potranno trovare un argine con il marchio registrato? «Potremo evitare - dice Francesco De Falco, alla guida della Fondazione dal mese di febbraio di quest'anno - tentativi di diffamazione e affermare l'unicità, oggi ancor di più acclarata, della nostra Festa. Tutto questo non corrisponderà ad alcun atteggiamento di chiusura verso le altre tradizioni centenarie ispirate alla Festa dei Gigli, laddove le stesse condividano i nostri identici sentimenti di fede, pace, tradizione e integrità morale. Il principio che muove il nostro operato resterà sempre quello dell'inclusione e della condivisione, ma dei soli valori positivi e nel rispetto reciproco delle differenze che caratterizzano ciascuna realtà».

Perchè correre ai ripari? Perchè tanti, fino ad oggi, sono stati gli episodi avvenuti altrove, a cominciare dalle inchieste sulle infiltrazioni della criminalità organizzata che hanno offuscato l'immagine dell'evento che ha meritato, dopo un percorso lungo e tortuoso che si è concluso nel 2013, esattamente 10 anni fa, con l'iscrizione della Festa dei Gigli di Nola nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale Unesco. 

 

«La nostra - sottolinea il sindaco Carlo Buonauro - è una festa millenaria che, in quanto originaria e perciò irripetibile, coniuga storia, cultura, fede e sentimenti di popolo. Le altre, per loro innegabile natura a vario titolo derivate, pur esprimendo valori divenuti nel tempo identitari, spesso si esauriscono in virtuosismi muscolari, esibizioni coreutiche e, talora, abili operazione di marketing e business. Sta a noi nolani, quindi, decidere del nostro destino, scegliere su quale strada puntare tra cultura a tutto tondo e deriva omologatrice. Sono certo però che, investendo in tutela e valorizzazione, potremo ottenere, innovando nella tradizione, elevati standard di cultura e ricchezza e così favorire lo sviluppo anche internazionale della nostra comunità». 

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Teoria che il primo cittadino supporta anche citando anche «quel talento di evangelica memoria che, ricevuto in preziosa sorte dal destino, occorre con sapienza mettere a frutto, pena l'inevitabile dispersione. In più con il nostro patrimonio di valori potremo, quali fratelli maggiori e primi inter pares, magari, fungere da guida ed esempio nei confronti delle altre comunità a noi vicine, comprese realtà più grandi come Napoli con la sua amata Barra». E sul marchio interviene anche Mario Cesarano, archeologo del ministero della Cultura e docente universitario: «Il riconoscimento del marchio non può e non deve essere una sorta di verdetto al termine di una contesa. Deve essere l'inizio di un percorso che deve unire tutte le città in cui ballano i gigli». 

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