Veleni nel Sarno, sequestrata una nota industria conserviera di Sant'Antonio Abate

Sigilli all'intero corpo di fabbrica dell'azienda “La Rosina”, che ha dovuto interrompere la produzione

L'azienda conserviera sequestrata
L'azienda conserviera sequestrata
di Dario Sautto
Venerdì 28 Luglio 2023, 22:57 - Ultimo agg. 30 Luglio, 10:03
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Una delle aziende più rappresentative del settore conserviero per anni avrebbe inquinato il torrente Marna e di conseguenza il Sarno, sversando scarichi fognari e reflui industriali direttamente nei corsi d’acqua. Il tutto grazie ad alcuni bypass, che sarebbero serviti anche ad intralciare eventuali controlli. Da ieri è sotto sequestro l’intero corpo di fabbrica dell’azienda «La Rosina» di Sant’Antonio Abate, che ha dovuto temporaneamente interrompere anche la produzione. I sigilli sono stati apposti dai carabinieri del comando gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina.

Il titolare dell’azienda è accusato di inottemperanza alle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale con riferimento alla gestione dei rifiuti e agli scarichi delle acque reflue, ma anche del reato di ostacolo al controllo. Già pizzicato due anni fa per violazioni simili e a rischio processo (pende in udienza preliminare una richiesta di rinvio a giudizio), l’azienda abatese non avrebbe provveduto a regolarizzare la sua posizione con un impianto di depurazione, proseguendo nella lavorazione, nel confezionamento e nella vendita di passata di pomodoro con marchio “bio”, ma «in violazione della normativa ambientale, soprattutto con riferimento allo scarico dei reflui industriali e alla gestione dei rifiuti» come scrive in una nota il procuratore Nunzio Fragliasso. 

 

Le indagini, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata e condotte dai carabinieri del Noe di Napoli con la collaborazione tecnica dell’Arpac, si inquadrano nella maxi inchiesta «rinascita Sarno» sulle cause di inquinamento del fiume.

Gli investigatori hanno eseguito anche la prova idraulica con del colorante naturale, che ha permesso di scoprire un collegamento abusivo (un bypass) tra la vasca di raccolta dei reflui, prima di essere immessi in fogna, tramite pompe ad immersione, e il canale di bonifica, che confluisce nel torrente Marna, dunque nel Sarno. Immesse in fogna senza essere depurati anche le acque di dilavamento del piazzale, quelle del lavaggio dei pomodori e degli stessi camion utilizzati per il trasporto, e ancora i reflui dei servizi igienici. Quel bypass sarebbe servito anche ad eludere i controlli, ma è stato scoperto durante alcuni controlli mirati.

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Scoperta anche un’area di stoccaggio non autorizzata dove erano ammassati rifiuti speciali e pericolosi come fresato di asfalto, imballaggi in plastica, imballaggi in ferro contaminati da sostanze pericolose, batterie al piombo. Anche quell’area è finita sotto sequestro. Il sequestro dell’intera azienda, spiega Fragliasso, è stato «necessario al fine di evitare la compromissione ulteriore dell’ambiente circostante e del fiume Sarno». 

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