Stellantis, a Pomigliano Fiom dice no a uscite anticipate

Lo rendono noto dalla segreteria provinciale del sindacato

Stellantis, a Pomigliano Fiom dice no a uscite anticipate
Giovedì 24 Novembre 2022, 20:30
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La Fiom non ha sottoscritto l'intesa per l'uscita anticipata di 130 lavoratori dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d'Arco, e di 30 della Pcma in forza nella stessa fabbrica automobilistica. Lo rendono noto dalla segreteria provinciale del sindacato, sottolineando che durante un incontro l'azienda ha annunciato che le attività del reparto affidabilità dello stabilimento di Pomigliano d'Arco saranno dismesse dal 1 dicembre, e a partire dalla stessa data i lavoratori del reparto logistico di Nola saranno ritrasferiti nella fabbrica lasciata 14 anni fa.

«Le motivazioni dei trasferimenti dei lavoratori dall'affidabilità e dal reparto di Nola - spiegano i metalmeccanici della Cgil - sono sicuramente finalizzate a recuperare personale da impiegare nei reparti e permettere di implementare il doppio turno per la produzione del modello Alfa Romeo Tonale, ed è per questo che ci è sembrato inaccettabile un accordo che prevede ulteriori uscite anticipate. Lanciamo un modello in tutto il mondo e anziché assumere nuovo personale, ci viene proposto un ulteriore accordo di fuoriuscita: a Pomigliano siamo arrivati a tre con un saldo negativo di circa 500 lavoratori».

Secondo i sindacalisti della Fiom, la dismissione del reparto affidabilità «è inaccettabile». «Oltre ad essere un reparto di eccellenza - proseguono - ha garantito negli anni anche la collocazione di numerosi dipendenti con ridotte capacità lavorative, che ora si andranno ad aggiungere a quelli già numerosi non collocabili o in attesa di collocazione».

Diverso, invece, il commento sul trasferimento degli operai da Nola: «Una scelta comprensibile e motivata dal processo di riduzione di costi intrapresa da questa nuova gestione voluta da Stellantis - concludono dalla Fiom - ma che sancisce, anche in maniera inequivocabile, che la decisione presa 14 anni fa era una chiara ed evidente discriminazione nei confronti dei lavoratori più sindacalizzati»

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