Napoli, il crollo dell'Arco Borbonico. Flash mob di comitati civici e associazioni: «Basta con lo scempio infinito»

Giovedì 7 Gennaio 2021 di Antonio Folle
Napoli, il crollo dell'Arco Borbonico. Flash mob di comitati civici e associazioni: «Basta con lo scempio infinito»

Napoli non si rassegna alla scomparsa dell'antico molo borbonico del lungomare. Questa mattina un gruppo di associazioni civiche e di movimenti identitari ha dato vita ad un flash mob nei pressi dell'arco crollato dopo la terribile mareggiata del 2 gennaio. I cittadini, che hanno esposto uno striscione di protesta per alcuni minuti, hanno chiesto alle istituzioni di attivarsi immediatamente per recuperare i pezzi dell'arco finiti in mare sotto l'effetto devastante delle onde - e dell'ancora più devastante disinteresse istituzionale - e istituire la figura di un "Garante dei Beni Culturali" che possa garantire la tutela dei monumenti minacciati da una burocrazia farraginosa che continua a rappresentare, molto più degli eventi atmosferici e dei cambiamenti climatici, un pericolo mortale per i monumenti napoletani.

«Quello che chiediamo alle istituzioni, in particolare a Comune, Autorità Portuale e Soprintendenza - ha dichiarato Antonella Pane dell'associazione Progetto Napoli - è di attivarsi immediatamente per il recupero dei conci di pietra finiti in mare. Non si può consentire, come avvenuto in altre situazioni simili, che materiali preziosi vengano dispersi, o finiscano in qualche villa di qualche facoltoso compratore senza scrupoli. La mareggiata del 2 gennaio ha tristemente scritto la parola fine all'arco borbonico e ha devastato quasi irrimediabilmente il ramaglietto di Castel dell'Ovo. Ci auguriamo che le istituzioni si decidano ad attivarsi in tempi celeri anche per altre situazioni che stiamo denunciando, compreso lo scempio che si sta tentando di compiere su Monte Echia con l'installazione di un orribile ascensore che priverà per sempre i cittadini della visuale del golfo».

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Progetto Napoli, Cambiamò, Insieme per Napoli, Comitato Civico Portosalvo, Casa del Consumatore e Identità Meridionale sono le sigle scese in campo stamattina. Sabato mattina alle 10.00 una seconda manifestazione, stavolta ad opera di alcuni gruppi identitari, denuncerà la colpevole inerzia istituzionale che ha condannato a morte un pezzo di storia della città di Napoli.

«Nelle scorse ore anche il principe Carlo di Borbone - ha dichiarato Antonio Parente di Identità Meridionale - è intervenuto su questa questione e per la difesa del ramaglietto di Castel dell'Ovo e dell'antico molo borbonico. Dobbiamo lottare perchè lentamente la nostra memoria si sta sgretolando, e questo non può essere consentito».

L'antico approdo borbonico del lungomare di Napoli è stato "schiaffeggiato" più volte dalla storia e dagli uomini. Costruito nel '700 per fornire un agevole appoggio alle imbarcazioni dei "luciani", alcuni anni dopo l'unità d'Italia fu trasformato nel canale di sfogo di un condotto fognario. La poco elegante trasformazione - resasi necessaria con la colmata e la cancellazione dell'antichissima spiaggia - ne cambiò persino il nome. Quello che fino ad allora era conosciuto da tutti come un romantico molo per piccole imbarcazioni da pesca fu poco generosamente trasformato in "o chiavicone". Quasi a simboleggiare l'ultimo dileggio della storia ai danni di una città dove i segni della presenza degli antichi regnanti della Casa di Borbone erano ancora evidenti e andavano cancellati - anche fisicamente - al più presto. 

«Anche questa volta - ha spiegato Carla De Ciampis dell'associazione Casa del Consumatore - siamo di fronte all'emergenza per cui bisognerà recuperare in mare i frammenti e ricostruire. Il tutto si traduce in un maggiore dispendio economico ai danni della collettività che ne aveva affidato la cura alle istituzioni. L'aspetto che lascia l'amaro in bocca è che di questo passo alle future generazioni non tramanderemo più gli originali, ma solo manufatti diluiti della loro storicità».

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Maria Muscarà: «L'arco borbonico - afferma - è solo l'ultimo simbolo del degrado in cui sta sprofondando Napoli senza suscitare più reazioni. Basti pensare alle tantissime chiese che si stanno sbriciolando sotto i nostri occhi o alla pavimentazione vesuviana tolta ovunque per essere sostituita da una pietra etnea che si sbriciola giorno dopo giorno. A Napoli - continua Muscarà - c'è un patrimonio storico e monumentale che non può e non deve essere ignorato. Da questo punto di vista voglio ricordare la vittoria in Consiglio Regionale, dove abbiamo ottenuto lo stanziamento di fondi che consentiranno di ripristinare tutte le paline informative che si trovano accanto ai monumenti del centro storico Unesco. Ritengo - ha concluso la consigliera regionale - che la conservazione e la memoria delle nostre ricchezze passino anche attraverso queste attività».

I manifestanti scesi in piazza stamattina hanno chiesto con forza l'istituzione di una figura che, a livello comunale e regionale, possa fare da "tramite" tra le vere necessità del patrimonio monumentale e le "stanze dei bottoni" dove si decidono di volta in volta gli interventi conservativi sui monumenti. Una proposta, quella relativa all'istituzione del Garante dei Beni Culturali, presentata più volte negli scorsi mesi e che, se accettata, avrebbe forse potuto salvare l'antico molo di epoca borbonica. 

Antonio Pariante del Comitato Civico Portosalvo ha inoltre acceso i riflettori su un'altra spinosa questione, quella relativa allo smembramento e alla lenta dispersione dell'immenso patrimonio rappresentato dai basoli di pietra lavica vesuviana. «Bisogna fermare la diaspora delle pietre identitarie - ha dichiarato -, la vicenda del "Chiavicone" e del ramaglietto di Castel dell'Ovo devono servire a far luce su vicende spiacevoli che stiamo denunciando da anni, come i disastrosi restyling voluti dall'amministrazione comunale e la gigantesca discarica dei basoli vesuviani di Piscinola. Per questo lanciamo un ennesimo appello per la difesa del nostro patrimonio e diciamo basta alla diaspora delle pietre che rappresentano fondamentali pezzi della nostra storia».

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