Artigiani napoletani a Montecitorio per la protesta di «Jamm assiem»

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Melina Chiapparino
Gli artigiani e i commercianti di Napoli scendono in piazza contro il fisco e, stavolta, lo fanno davanti palazzo Montecitorio. Sono circa 300 i lavoratori e i piccoli imprenditori del comparto artigianale partenopeo che per «protestare contro la forte pressione fiscale ed il rischio collasso delle loro attività» sono partiti oggi alla volta di Roma, riunendosi in un vero e proprio movimento per la loro salvaguardia.

Sotto la sigla di “Jamm assiem” centinaia di artigiani e commercianti hanno manifestato con cartelli, striscioni e megafoni davanti alle sedi della Camera dei Deputati e del Parlamento, per lanciare l’allarme sullo stato di «vessazione fiscale» delle loro attività, chiedendo un aiuto concreto alle istituzioni. I punti fondamentali del manifesto lanciato dalla rete del comparto artigianale napoletano guidato dal presidente Peppe Esposito, sono stati riassunti nel volantino distribuito durante la protesta dove si chiede: la riduzione agevolata dell’aliquota Iva al 10%sulle singole prestazioni, come avviene già in alcuni settori della produzione, la scorporazione dell’Iva dallo scontrino fiscale, l’azzeramento delle commissioni per le operazioni interbancarie sui pagamenti con carta fino ai 30 euro che gravano sugli esercenti, lo sviluppo dell’assistenza economica con gli sgravi fiscali per gli artigiani che si ammalano e non hanno copertura assistenziale in campo sanitario.

Non manca attenzione sulle iniziative da rivolgere allo sviluppo del settore affinché le nuove generazioni possano incarnare gli antichi mestieri e farne economia, dunque lo sviluppo del progetto “bottega della scuola” per insegnare il mestiere artigiano ai giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni E ancora, i commercianti hanno chiesto contro il lavoro nero di imporre con provvedimenti e controlli ad hoc, l’obbligo di fatturazione a monte ai grossisti per scoperchiare in modo definitivo il mondo del sommerso. 

«Il malcontento parte da lontano, frutto di tasse sempre più alte e esclusioni da agevolazioni fiscali, così le imprese napoletane soprattutto nel mondo dell’acconciatura si sono ribellate- afferma Vincenzo Manzo- noi siamo parrucchieri da due generazioni con Team Leo saloni dal capostipite Leo ai figli Luca,  Sara ed io che insieme con Giuseppe Piras ed altri colleghi napoletani siamo partiti stamani per manifestare il nostro dissenso a Roma, protestando per il grosso carico fiscale che attanaglia la categoria”». «Continuare così vorrà dire "strozzare" un comparto quello artigiano, che non può più reggere questa pressione fiscale- conclude Manzo-  attraverso il  portavoce della categoria artigiani Peppe Esposito, coordinatore degli acconciatori di Napoli e Campania, abbiamo depositato presso la segreteria del Ministero dell'economia un documento con i punti salienti da ridiscutere e attendiamo sviluppi ma vogliamo anche sensibilizzare tutta l’opinione pubblica rispetto alla vessazione fiscale che subiamo e che mette a rischio la salute delle nostre imprese». Le proteste continueranno a Napoli, promettono gli artigiani «perché non siamo dei limoni da spremere ».  © RIPRODUZIONE RISERVATA