Caffè e giocattoli «sospesi», modello Napoli nel mondo

Lunedì 31 Dicembre 2018 di Antonio Borrelli
La sospensione conduce sempre a un atto di fede. In tutti i casi, che si parli di levitazione o della perdita di una funzione. Nella gerarchia semantica si colloca tra quelle parole capaci di offrire una vasta gamma di accezioni solo in apparenza distanti tra loro, che abbracciano differenti contesti dell'umanità. Eppure i suoi significati sono legati da un unico leitmotiv: l'attesa. Del ripristino, o del prosieguo, dopo la sorpresa nel vedere qualcosa librarsi nell'aria. Il piacere dell'aspettativa è anche il nutrimento di un'abitudine solidale incubata nei sobborghi di Napoli: la donazione di un caffè, negli anni diventato appunto «sospeso», in attesa di chi ne abbia bisogno. Ai tempi d'oggi il caffè o la pizza sospesi resistono. E a Napoli c'è anche il giocattolo sospeso, organizzato dal Comune, alla sua terza edizione (negli anni scorsi donati oltre duemila giocattoli). Ma esportare la tradizione è forse il naturale destino di questa terra che si trova a faticare continuamente per trovare un posto legittimo al tavolo dell'Occidente, pur rimanendo Oriente. Così, oggi quel semplice gesto del caffè pagato per il prossimo (ma anche del giocattolo) è volato via, in espansione nelle diverse località del mondo.
 
Da Napoli a Buenos Aires cambia la coniugazione e il prodotto offerto, ma non lo spirito filantropico dell'idea. In Belgio, ad esempio - complice il freddo rigido della stagione invernale - a librare nell'aria per i più bisognosi sono zuppa e pane. Al Delicious Time di Bruxelles circa sei clienti a settimana lasciano qualcosa di pagato in cambio di un buono da donare direttamente ai senzatetto. Secondo Eric Duhamer, proprietario di un chiosco di patatine fritte nel quartiere Ixelles dove è nata l'idea del sospeso belga, i senza fissa dimora hanno paura ad avvicinarsi a ristoranti e caffetterie perché spesso vengono cacciati, ma «il sistema del buono permette di entrare più facilmente in contatto con i clochard che riescono così a trovare i bar solidali». In questo modo, recandosi al bar possono vedersi offerto un pasto o una bibita. Così ognuno, sulla base delle caratteristiche culturali del proprio Paese, si dona all'altro. In Bulgaria, invece, la formula del «pago due prendo uno» si è estesa da circa cinque anni. Nella capitale di Sofia, sono ormai una consuetudine le panetterie con apposite vetrine in cui viene raccolto il pane già pagato dai clienti per darlo ai poveri. Alcuni psicologi hanno spiegato la nuova tendenza bulgara con il più ampio senso di solidarietà sviluppatosi nel 2013 tra la gente nel corso delle manifestazioni di massa contro il carovita, l'arbitrio dei monopoli e la corruzione dell'oligarchia politica che attanagliano il Paese balcanico. Ma pur cambiando l'impianto culturale, lo spirito solidale resta lo stesso. In Finlandia, dove la beneficenza spicca come valore umano e fulcro dell'educazione civica, il concetto di donazione esce dal recinto della necessità per ampliarsi alla domanda di normalità. Nasce così il giocattolo sospeso. Ad Helsinki, tra il gelo e la neve, ci si può imbattere in un piccolo negozio di giocattoli incastonato tra le rive del golfo, il Pikkuväki-Pompii. Dentro, un intero reparto è riservato ai bambini a cui la fortuna ha girato le spalle sin dalla nascita. Il suo proprietario, Altti, raccoglie tutto ciò che spesso viene ridotto come vecchio e fuori moda, o che semplicemente è stato offerto. Peluche, giochi da tavola e giocattoli di ogni genere. Li ripulisce e li rimette a nuovo scintillanti. E come in una perenne atmosfera natalizia che ben si confà ai Paesi nordici, chiunque può prendere ciò che preferisce, ringraziare e andar via più felice. D'altronde, i sospesi sono come i miti. Si assomigliano, pur appartenendo a popoli vissuti in epoche diverse e in luoghi molto lontani. E come nei miti dell'America si raccontano storie uguali a quelle di altri dell'Asia o dell'Africa, così il concetto del sospeso è arrivato, inalterato, persino oltreoceano. In Argentina, ad esempio. Qui lo spirito del Sud del mondo si è materializzato in quello che è la pizza per l'Italia: l'empanada, il tipico fagottino di pasta a forma di mezzaluna con ripieno di carne. Da qui nasce l'«Empanada pendiente», un'iniziativa con le stesse caratteristiche del caso italiano, lanciata da un'associazione e diffusasi a macchia d'olio in tutto il Paese. Nella provincia di Tucumàn, nord Argentina, sono oltre una trentina i ristoranti che hanno aderito all'iniziativa, mentre a Buenos Aires locali come El Farol Cafè e Café Ahora mostrano orgogliosi l'etichetta che ne testimonia l'adesione. Secondo lo spirito dei proponenti, l'«Empanada pendiente è un'iniziativa che richiede la realizzazione di un accordo di solidarietà e di fiducia». Un dono, sottratto alla logica strumentale dell'economia del profitto e alla pura oblazione altruistica tipiche dei tempi moderni. «Il dono implica una forte dose di libertà e l'obiettivo è la creazione di legami sociali - direbbe l'antropologo Marcel Mauss - Il donatore non ha garanzie di essere ricambiato e proprio per questo ripone una grande fiducia nell'altro». Un fatto sociale, dunque, e non una singola offerta devota per opere di pietà, che ben spiega la sua diffusione in continua scoperta a migliaia di chilometri di distanza, ma la cui origine si è persa nei meandri partenopei del secolo scorso. Chissà cosa ne pensa oggi Luciano De Crescenzo, nel vedere il suo «caffè sospeso» declinato nelle sue diverse forme ed esteso ai vari costumi dell'esistenza umana. © RIPRODUZIONE RISERVATA