Cardinalae di Napoli, Spadaro successore di Sepe?: «Solo false notizie»

Sabato 17 Ottobre 2020 di Maria Chiara Aulisio

«Io avrei consegnato una lettera a Luigi Di Maio? Si, vabbè, lasciamo perdere: non sanno più che cosa devono inventarsi». Padre Antonio Spadaro, classe 66, gesuita, è il direttore de La Civiltà Cattolica, una rivista che Papa Francesco - in occasione dell'Udienza ai padri scrittori del 9 febbraio 2017 per la pubblicazione nel numero 4000 - definì unica nel suo genere. Tra i tanti giornali cattolici è infatti il solo a essere esaminato - in fase di bozza - direttamente dalla Segreteria di Stato della Santa Sede e a riceverne l'approvazione definitiva.

Ride e ci scherza su, il sacerdote siciliano, quando viene sollecitato a commentare l'indiscrezione rilanciata dal sempre ben informato Dagospia, secondo il quale - al termine del convegno Laudata economia, organizzato da Formiche.net presso il Palazzo Santa Chiara a Roma - il giornalista gesuita avrebbe consegnato una busta al ministro degli Affari esteri. Che cosa conteneva quella busta? Dagospia azzarda pure una risposta che attribuisce ai soliti bene informati. Eccola: «Si tratterebbe - si legge sul sito di Roberto D'Agostino - di una petizione firmata dall'intellighèntia napoletana - e da altri sparsi spiriti eletti - che il napoletanissimo Luigi Di Maio dovrebbe trasmettere al Papa anche a nome del governo italiano. Cosa si chiede? Che Papa Francesco nomini padre Antonio Spadaro arcivescovo di Napoli». Fin qui la Dagonota che - come era facile prevedere - è servita a tirare di nuovo in ballo i fantaragionamenti legati al dopo Sepe. Una ridda di nomi che si inseguono da quando il cardinale ha compiuto l'età della pensione. 

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Inizialmente si è parlato di monsignor Domenico Battaglia, vescovo a Cerreto Sannita, prete di strada, amico di don Luigi Ciotti. Un nome che ha prestato il fianco ai ragionamenti più fantasiosi. Poi è stata la volta di Antonio Di Donna, attuale vescovo di Acerra, già ausiliario a Napoli e figura di spicco del cattolicesimo progressista. Ma non è finita. Subito dopo è toccato a Pino Di Luccio, gesuita come Bergoglio e come Spadaro, vice preside della Facoltà teologica sezione San Luigi, e ispiratore della visita napoletana del Santo Padre per partecipare al convegno in via Petrarca sulla «teologia dell'accoglienza». Nel mezzo Nunzio Galantino, Bruno Forte, e altri nomi improbabili anche per una questione di età. Ora ci sarebbe addirittura una lettera di raccomandazione indirizzata a Papa Francesco che Spadaro avrebbe consegnato a Luigi Di Maio a nome e per conto di un gruppo di intellettuali napoletani. «Una bufala - conclude il direttore della rivista cattolica - una notizia priva di ogni fondamento. Ho vissuto tre anni a Napoli, è una città che mi piace ma da qui a fare il vescovo...». 

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