Le Catacombe di San Gennaro riaprono al pubblico, padre Loffredo: «È un segnale di speranza»

Martedì 23 Giugno 2020 di Giuliana Covella

«Per Napoli questa preghiera sarà un canto di speranza per il futuro». Padre Antonio Loffredo, parroco di Santa Maria della Sanità e direttore delle Catacombe di Napoli, si prepara alla ripartenza post Covid con una importante iniziativa, che vedrà domani alle 10 come location le Catacombe di San Gennaro.
 


Allora domani si riprende ufficialmente con le celebrazioni liturgiche?
«Non sarà una messa, ma una preghiera particolare».

In che senso?
«Siamo finalmente pronti a ripartire. In vista dell'apertura ufficiale al pubblico prevista per venerdì, riprendiamo il nostro cammino con un momento di incontro e condivisione. Lentamente e con impegno, tutti insieme, stiamo lavorando per riaprirci al mondo e all'incontro con il prossimo».

Perché la preghiera si intitola Nella stessa barca?
«Perché nel solco di un percorso comune iniziato insieme ad altre realtà da alcuni anni, a questa preghiera della speranza parteciperanno i rappresentanti delle comunità cristiana, musulmana ed ebraica napoletane, oltre a tanti amici e alle istituzioni».

Perché si farà nelle Catacombe?
«Le Catacombe sono di tutti, senza barriere materiali per i disabili, come abbiamo fatto sin dal 2009 con Toni Nocchetti, dell'associazione Tutti a scuola, ma anche culturali. In questa direzione in virtù dell'antica amicizia con la Chiesa luterana a breve si aprirà la cava che sarà la nuova porta d'accesso al Rione Sanità tramite un ascensore grazie alla collaborazione con la facoltà di Architettura della Federico II. Inoltre tra le guide c'è Amar, un ragazzo originario della Costa d'Avorio e di fede musulmana, che è l'esempio del nostro senso di appartenenza alla comunità».

Napoli sarà al centro di questa preghiera corale: qual è il messaggio che vuole lanciare alla città?
«La nostra città, come il resto del mondo, sta pian piano tornando alla normalità. Ora più che mai è tempo di resistere con la cultura della cura e con la cura della cultura crescendo come comunità, per non affondare nei naufragi della storia. Ma anche per sognare cose nuove ed essere comunità mettendo l'una sull'altra le fragilità di ciascuno e diventare più forti».

L'invito ai napoletani?
«Continuare a coltivare il seme della speranza, il frutto più prezioso di tutti, quello che non muore, che non appassisce e che ci fa credere ancora che un altro mondo è possibile».

Di cosa ha bisogno Napoli?
«Di una politica pervasiva, che sostenga soprattutto la riattivazione sociale dei beni storico-artistici, sia pubblici che privati. Mettere a valore il patrimonio abbandonato e sottoutilizzato - sia pubblico che privato - significa recupero, custodia, tutela del bene. Significa generare nuovi posti di lavoro e stimolare l'indispensabile partecipazione del territorio. Insistere in questa direzione vuol dire operare scelte lungimiranti, che hanno come finalità l'accrescimento del senso di comunità, lo sviluppo del territorio, la riscoperta di una corresponsabilità tra Stato, privato e privato sociale».

Com'è accaduto con le Catacombe?
«Direi di sì. Le Catacombe non si sono mai fermate con il Coronavirus. L'8 marzo è stato l'ultimo giorno di apertura al pubblico, ma i ragazzi della cooperativa La Paranza che gestiscono il sito hanno continuato a prestare la loro opera nel quartiere».

In che modo?
«Durante questi mesi di lockdown non solo abbiamo predisposto gli ambienti delle cave per la riapertura, ma abbiamo sostenuto concretamente 200 famiglie povere della Sanità e dei Miracoli, con una spesa settimanale di 200mila euro, un'attività di solidarietà che proseguirà fino a ottobre grazie alla Fondazione San Gennaro. E le Catacombe sono state un sito di stoccaggio per i pacchi destinati ai più bisognosi».

Il sito riaprirà nel prossimo weekend: con quali modalità?
«Anzitutto, come è stato ribadito dagli esperti, le Catacombe non sono un luogo a rischio per il contagio, essendoci un alto tasso di umidità. Ben 40 ragazzi, oltre me, hanno fatto le analisi e abbiamo avuto conferma che nessuno aveva contratto il virus. Quindi riapriremo al pubblico nella massima sicurezza e con le dovute restrizioni, attenendoci alle disposizioni della Cei. Inoltre in questo primo weekend l'accesso dalle 10 alle 17 sarà gratuito, con tour guidati ogni ora per un massimo di 10 persone».

Avete già prenotazioni?
«Sì. Da Udine, Taranto e finanche da Bergamo, dove un'intera famiglia ci ha chiesto di poter essere ospitata nella Casa del Monacone, il nostro B&b. Insomma i segnali della ripresa sono positivi, ci arrivano prenotazioni anche da stranieri per i mesi di luglio, agosto e settembre. Forse non torneremo subito ai numeri dello scorso dicembre, con cui abbiamo registrato 160mila visitatori, ma siamo ottimisti, considerato che dieci anni fa siamo partiti con 5mila presenze».

Ultimo aggiornamento: 12:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA