Catacombe, Napoli con padre Loffredo: «È un faro, resti alla Sanità»

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di Maria Chiara Aulisio

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«Conosco padre Antonio Loffredo da quando oltre 25 anni fa trascorreva le sue giornate - che duravano almeno 20 ore - tra la parrocchia, la casa alloggio dei giovani sieropositivi e quella dei bambini in affido. Ancora me lo ricordo quando, 15 anni fa, venne a spezzare il pane insieme ai disabili e alle loro famiglie durante la festa di giochi senza barriere disubbidendo a chi gli raccomandava di non farlo. Si può negare Gesù a chi lo cerca? Mi disse allora». Toni Nocchetti, presidente dell'associazione Tutti a scuola combatte da anni per garantire i diritti dei ragazzi disabili e delle loro famiglie, e solo l'idea che i giovani della Paranza, con padre Antonio Loffredo, possano andar via da lì, lo indigna profondamente: «Si entusiasmò all'idea di abbattere le barriere architettoniche nelle catacombe - racconta ancora Nocchetti - e vi assicuro che mi dispiace davvero leggere articoli pieni di inesattezze che ne mettono in discussione onestà e autorevolezza». Nocchetti non ha dubbi: «Padre Antonio è un prete vero. Un sacerdote che, senza sosta, costruisce la speranza per quanti l'hanno perduta o non ne conoscono il significato. Un sacerdote evidentemente estraneo alle logiche di qualcuno che ha smarrito da tempo la speranza nel Cristo risorto». Infine, la domanda che vuole rivolgere a quanti credono nel lavoro onesto e leale dei ragazzi della Sanità e di Loffredo: «Io sto con padre Antonio e tu con chi stai?».
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Martedì 20 Novembre 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 20-11-2018 18:59
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