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Centro direzionale di Napoli, intervista a Michelangelo Russo: «Una city aperta ai turisti, è la svolta del workshop»

Mercoledì 21 Settembre 2022 di Luigi Roano
Centro direzionale di Napoli, intervista a Michelangelo Russo: «Una city aperta ai turisti, è la svolta del workshop»

Professore Michelangelo Russo - docente di Urbanistica alla Federico II - lei è uno degli esperti che il sindaco Gaetano Manfredi e la vicesindaco e assessore all'Urbanistica Laura Lieto, ha chiamato per il workshop sull'area orientale e il Centro direzionale: che modello di trasformazione urbana è venuto fuori dai lavori?
«Il sindaco e la Lieto hanno mostrato una forte sensibilità all'ascolto è un fatto apprezzabile che mostra una grande discontinuità con il passato. Avere chiamato esperti di pianificazione urbana da molte parti del Paese e del mondo ha messo in moto un processo di rivisitazione del Prg. L'ultima volta è successo nel 1993. E l'elemento di discontinuità sta anche nel fatto che si vuole far partire da uno dei casi più complessi del territorio, l'area est e il Centro direzionale, una nuova visione di città».

Più nel concreto cosa significa?
«Che si vuole innescare il processo di trasformazione urbana e una visione del futuro dall'area est di Napoli che diventa punto di innesco del nuovo Prg, che significa rigenerazione urbana, adeguamento degli standard urbanistici, nuovi spazi urbani, attrezzature e verde. L'impressione è che il Comune abbia ben chiaro che questo nuovo Prg debba essere trattato in una forma nuova. Cioè che il Prg non deve avere solo una funzione regolativa ma anche strategica».

Vale a dire?
«Con la chiarezza: evidenziando le visioni di cambiamento, delinearle, comunicarle farle diventare consapevolezza dei cittadine che possono guardare al futuro sapendo quale sarà l'ipotesi di trasformazione: risparmio energetico, una Napoli più accogliente, spazi pubblici di qualità che devono infiltrarsi, per esempio, nelle periferie. Una Napoli che punta sul trasporto pubblico e sulla mobilità alternativa con dei progetti che possono già partire da subito».

Quali?
«A breve termine si possono avviare le trasformazioni del Centro direzionale sovvertendo una interpretazione convenzionale della zona urbanistica dove si dice che quella è la città del terziario. Ma perché si dice questo? Qui serve una mixitè di funzioni, non deve essere solo territorio delle grandi aziende. Ci possono stare incubatori di imprese che devono avere una forte connessione con i poli della ricerca. E togliere il vincolo della monofunzionalità - un tema strategico - per soddisfare la maggiore domanda di residenzialità per persone che ci vanno a vivere e anche per accogliere i turisti. IN questo modo si estende la vivibilità del Centro direzionale che si apre al territorio».

Voi esperti cosa avete suggerito per il completamento a est del Centro direzionale, visto che si tratta di aree del Comune?
«Noi abbiamo pensato di progettare lo spazio al Centro direzionale in uno spazio pubblico con un grande parco ce colleghi il rione Luzzatti e Ascarelli. Dunque, una riduzione delle volumetrie previste che possono diventare spazi residenziali che mettono insieme lavoro e ricerca. Oggi il modello vincente è collegare lo sviluppo delle imprese alla ricerca come avverrà con Agritech a poca distanza dal Centro direzionale. La sostanza è un modello di terziario molto più leggero e legato al territorio».

Come si concilia tutto questo con il progetto della Regione di creare il suo nuovo quartier generale a 200 metri di distanza dal Centro direzionale - abbandonandolo - con 60mila metri quadri di nuove cubature su suoli delle Fs?
«La trasformazione urbana che propone Fs con Sistemi urbani è rilevante e ha dei costi che assorbirebbe la Regione. Un progetto che migliorerebbe la vivibilità di quell'area e l'accesso alla città. Detto questo, la Regione propone, ma è il Comune che deve varare un piano. La proposta della Regione di un nuovo quartier generale va valutata all'interno di questo Piano strategico ben più ampio del singolo progetto. Io questa cosa la valuto non come un progetto puntuale, ma come si inserisce nell'intero territorio».

Tuttavia, i tempi per un nuovo Prg sono generalmente lunghi a Napoli ancora di più...
«Non siamo all'ultima spiaggia è un segnale incoraggiante l'acquisto delle due torri ex Enel al Centro direzionale. A Milano in 2-3 anni sono riusciti a rivoluzionare la città. A Napoli qui ci vuole cooperazione tra enti pubblici e tra tutte le competenze. Io sono molto in ottimista se il Piano si fa con un timing strategico, ma senza far saltare le regole, si può accelerare. Dobbiamo produrre una idea di città poi la giunta Manfredi ha approvato l'ottima delibera sugli usi temporanei che dentro una griglia strategica può far partire molti progetti». 

Ultimo aggiornamento: 19:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA