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«Verde e grattacieli pieni: così dev'essere il Centro Direzionale a Napoli»

Sabato 13 Agosto 2022 di Luigi Roano
«Verde e grattacieli pieni: così dev'essere il Centro Direzionale a Napoli»

Ingegnere Ernesto Schiano, lei tra le tante cose a cui ha lavorato (come la Tangenziale), è stato tra chi ha progettato il Centro direzionale e lo ha visto costruire. Come si fa a rilanciare la cittadella dei grattacieli?
«Per rilanciarlo bisogna riportarlo intanto alla verità originaria. Nasce per essere un sito con funzioni direzionali con dentro tanto verde e attrezzature urbane con il divieto assoluto di farvi transitare le auto. Sarebbe già un passo in avanti riportarlo a questo stato. Oggi non c'è più il verde, c'è degrado e le persone che da tutti i quartieri lo frequentavano, soprattutto ragazzi che venivano perché non avevano l'incubo delle auto e tanto spazio lo hanno abbandonato. Si spiega anche così lo spopolamento del Centro direzionale. Però vorrei una notazione storica».

Prego.
«Ho partecipato alla nascita del Centro direzionale guidavo la società Iritecna poi diventata Fintecna. E il Centro nasce su una idea che poggiava sul Prg del 1939 dove era inserita la trasformazione della zona di Poggiare e quella industriale dando loro funzioni direzionali. Tutto questo portò al Centro direzionale per la costruzione del quale fu creata la Mededil acquista poi dalle partecipazioni statali. Vorrei ricordare che ci diede una mano Ettore Bernabei che aveva lasciato la Rai a fare arrivare i finanziamenti. La formula innovativa per costruirlo fu applicare la stessa metodologia che avevamo per le autostrade. Dare in concessione l'area a chi costruiva fino al recupero dell'investimento. Poi però il Centro direzionale non è stato completato».

Vale a dire?
«Il Centro direzionale è sbilanciato mancano le residenze nelle aree di proprietà del Comune li ci dovevano andare palazzi comunali. Ci sono molti uffici e il sito risulta essere trascurato, non c'è manutenzione tutto questo perché sono stati disattesi i criteri con i quali è stato concepito. Per esempio, la viabilità pedonale del grande asse centrale dovrebbe essere piena di verde, le auto circolare solo nella parte sotterranea. Ecco perché c'erano tanti bambini. Gli stessi dipendenti costituirono delle cooperative come quella dei professori all'Isola G1 che esiste ancora perché ci sono abitazioni. Il Centro direzionale va prima di tutto vissuto».

Intanto però la Regione a 200 metri di distanza ha intenzione di costruire il suo nuovo quartier generale con il risultato che il Centro direzionale risulterà ancora più spopolato e depauperato: che ne pensa?

«Fare un nuovo quartier generale della Regione spostandolo sulla fascia costiera è sbagliato. La Regione al Centro direzionale occupa 5 edifici da 22 piani e c'è anche il Consiglio regionale. Così come quasi tutti gli assessorati: e che facciamo li mettiamo tutti a pesare sulla fascia costiera quando l'obiettivo deve essere valorizzare le aree interne? Il Centro direzionale non lo abbiamo ubicato lì per un capriccio ci sono degli studi che hanno sostenuto quella scelta e sui pesi che doveva e deve mantenere il sito e tra questi ci sono le funzioni degli uffici regionali con tutto quello che vi gira intorno in termini di economia e vivibilità».

Nella sostanza, da ingegnere come vede il doppione che vuole fare il governatore Vincenzo De Luca?
«Non conveniente. Va sfruttato l'esistente che è già pronto all'uso. Anche la questione dell'alleggerimento del traffico già allora è stata presa in considerazione basta sfruttare al meglio le potenzialità del sito che oltre alle capacità tecniche deve incrementare quelle delle vivibilità iniziando a inserire tanto verde come era previsto originariamente. Da tecnico e cittadino mi opporrei al nuovo quartier generale della Regione».

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Resta il nodo del rilancio del Centro direzionale che è necessario, il tagliando dopo 40 anni è una priorità. Che nuove funzioni introdurrebbe visto che ha contribuito a farlo nascere?
«Sul fronte della vivibilità basta dire che c'è un solo albergo e pochi ristoranti in queste con dizioni è difficile attrarre la gente. Immaginiamo cosa potrebbe diventare un ristorante in cima alle torri che ci sono al Centro direzionale, la vista toglierebbe il fiato a tutti perché quelle altezze ci sono solo al Centro direzionale. Una mossa simile contribuirebbe a far tornare l'entusiasmo attorno al sito così come quando è nato. Penso alle torri dell'Enel - ora abbandonate - disegnate dall'architetto Pica Ciamarra che sviluppò l'idea degli ascensori esterni per far godere della vista chi saliva sulle torri. Nella sostanza bisogna mettere a sistema i grattacieli, le altezze sono la ricchezza del Centro direzionale».

E poi?
«A Napoli che è città di mare si dice che è la nave che chiama l'equipaggio. Ognuno si comporta secondo quello che trova in questo condizioni significa che il degrado rischia di autoalimentarsi. Abbiamo la grande responsabilità civile di mettere a sistema i grattacieli. Ho parlato di ristoranti nelle torri ma si può fare tanto altro per rendere attrattivi i grattacieli. Incluse le originarie funzioni lette nella chiave attuale. Poi il verde, il Centro direzionale era una oasi di verde e lo ripeto c'erano tanti bambini entusiasti con le loro mamme. Quindi incentivare i privati a ripopolare il Centro direzionale».

A proposito di altezze, il Centro direzionale è sopraelevato rispetto al resto del quartiere c'è chi dice questa decisione abbia isolato il sito dal resto.
«Che non c'entra nulla lei per andare nei garage deve scendere non salire all'epoca facemmo gli assi pedonali che attiravano le persone in un luogo a quattro passi dalla stazione e vicino all'aeroporto con dentro tanti servizi, la sopraelevazione non c'entra nulla con la mancata riqualificazione del Centro direzionale».

Ultimo aggiornamento: 17:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA