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Napoli, dopo un mese ​la baraccopoli è ancora sugli spalti del Maschio Angioino

Sabato 7 Maggio 2022 di Antonio Folle
Napoli, dopo un mese la baraccopoli è ancora sugli spalti del Maschio Angioino

La chiusura al pubblico del 1 maggio, in occasione di uno dei ponti più "affollati" della stagione, non è l'ultimo e non è l'insulto più grave, in ordine di tempo, subito dal Maschio Angioino. Da diversi anni gli spalti del castello di epoca angioina sono al centro di aspre polemiche a causa della contemporanea presenza di una piccola comunità di senza fissa dimora - con annessa baraccopoli - e di una foltissima colonia di topi che rendono pressochè inavvicinabili gli stessi giardini che circondano il più iconico monumento partenopeo. 

Già in occasione del ponte di Pasqua i napoletani avevano segnalato al Comune la necessità di intervenire per ripristinare il decoro attorno al Maschio Angioino. Per tutta risposta la comunità di clochard si è persino "allargata" e oggi alcune piccole baracche circondano lo storico edificio visitato ogni giorno da migliaia di visitatori che arrivano a Napoli e assistono inorriditi allo spettacolo di un edificio monumentale circondato dal degrado nell'apparente disinteresse - palazzo San Giacomo è a poche centinaia di metri di distanza - delle istituzioni.

«La nostra ennesima denuncia - ha spiegato Antonio Alfano dell'associazione "No Comment" - non vuole essere un puntare il dito sui senza fissa dimora che, in mancanza di meglio, si sono accampati sugli spalti del Maschio Angioino. Noi, piuttosto, vogliamo puntare il dito contro le istituzioni che hanno consentito di arrivare a questo punto per la mancanza di un monitoraggio regolare nella gestione del bene pubblico. Mettere su tende e baracche di fortuna richiede tempo, non appaiono improvvisamente. Tra l’altro - prosegue Alfano - l’immondezzaio che  imperversa su tutta l’area è il risultato di mesi di abbandono che abbiamo denunciato diverse volte. È assurdo che dopo tante segnalazioni la situazione non cambi. È assurdo che il comune, non intervenendo, abbia consentito a migliaia di turisti durante le feste di Pasqua e il ponte del Primo Maggio di fotografare questa realtà. Pessima pubblicità per la città - conclude il presidente dell'associazione No Comment - e da non sottovalutare il problema igienico-sanitario».

Una figura pessima, quella fatta dalla città di Napoli, che rischia di trasformarsi in un boomerang e restituire una orribile pubblicità in vista del periodo estivo e del prevedibile - e auspicabile - afflusso di turisti da ogni parte del mondo. 

 

«E' una cartolina surreale e vergognosa - denuncia il presidente di Abbac Agostino Ingenito - che riporta alla mente le immagini della crisi dei rifiuti a Napoli. Per i tanti viaggiatori che stanno scegliendo Napoli nonostante la concorrenza, i venti di guerra e la concorrenza delle altre città italiane è uno spettacolo veramente indecoroso. Proprio la concorrenza tra le varie città d'arte italiane si sta facendo sempre più agguerrita e Napoli sta riuscendo ad avere la meglio anche grazie ad una offerta a prezzi contenuti - continua Ingenito - non possiamo permetterci di disperdere questo vantaggio sulle altre città italiane anche in vista della ripresa del post-pandemia e delle difficoltà che già si intravedono per il prossimo autunno».

L'immagine del castello di epoca angioina circondato dalla baraccopoli dei senza fissa dimora ha ulteriormente stimolato il dibattito politico in città. In molti, infatti, cominciano a porsi seri interrogativi sull'inerzia del Comune di Napoli che non può non accorgersi - se non altro per questioni di vicinanza geografica - di uno schiaffo così sonoro assestato su uno dei più importanti e visitati monumenti cittadini. Come pure fa decisamente rumore il silenzio delle associazioni - su tutte Fondazione Valenzi, Istituto per la storia del Risorgimento Italiano e Società napoletana di storia patria - che all'interno di Castel Nuovo hanno le loro sedi ufficiali.

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«Sono passati più di 200 giorni dall'insediamento del nuovo consiglio comunale - l'intervento a gamba tesa della consigliera regionale Maria Muscarà - e vorremmo ricordare al sindaco di Napoli che sono finiti i tempi di inaugurazioni e promesse, e che bisogna cominciare a fare qualcosa. Magari, se ne ha la forza ed il coraggio, cominciare a denunciare quello che gli era stato promesso e che non gli è stato dato. Il famoso "cappio per Napoli" - l'affondo della consigliera regionale - e la valanga di fondi che dovevano arrivare in città non si sono visti e i risultati sono sotto gli occhi dei napoletani e dei turisti che arrivano e, tra una corsa della metropolitana saltata e l'altra, fotografano il degrado che continuiamo a denunciare a vuoto. Manca una visione d'insieme - continua ancora Muscarà - sullo sviluppo della città. Il sindaco ci dica qual è il problema che vuole risolvere per primo: magari la riorganizzazione delle partecipate nonostante la presenza in consiglio di personaggi ex Dema che questo problema non l'hanno mai affrontato? Spesso - conclude poi la consigliera regionale - si punta il dito contro il Governatore De Luca, accusandolo di prendersi cura più di Salerno che di Napoli. Ma se su Napoli non ci lavora il sindaco, per quale motivo dovrebbe lavorarci il presidente della Regione?»

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