Cimitero di Poggioreale tra erbacce, rifiuti e lapidi in frantumi: «Così rischiosa anche una preghiera»

Martedì 2 Novembre 2021
Cimitero di Poggioreale tra erbacce, rifiuti e lapidi in frantumi: «Così rischiosa anche una preghiera»

Le crepe dell'asfalto tra le lapidi di Poggioreale sono così profonde che per lunghi tratti si cammina sul tufo antico. Le tombe dell'Ottocento, spezzate dal tempo e dai vandali che le hanno depredate perfino nel Quadrato degli Uomini Illustri, sono monumenti all'oblio e non più alla memoria. Tubolari e transenne, tra piramidi di discariche nella flora selvaggia, mettono a rischio gli anziani parenti dei defunti. I cantieri per la metro mandano nel caos la circolazione. Traffico in tilt, ieri mattina, tra via del Riposo e la tangenziale, anche se il lungo ponte di inizio novembre ha diluito il flusso di visite. «Incassi da 120mila euro per i parcheggiatori abusivi nel giorno dei morti», segnala il consigliere regionale Francesco Borrelli. Tolto il divieto di circolazione imposto dal Comune dal 30 fino a oggi nel cimitero, il parcheggio abusivo non impera solo all'esterno del cimitero, ma anche nel bel mezzo dei sepolcri. Nonostante il vincolo che lo elegge patrimonio culturale, Poggioreale sprofonda sempre di più.

L'ingresso da Santa Maria del Pianto dà quasi l'impressione della festa: «Venite gridano i bancarellai fiori a due euro». «Parcheggiate qua dice uno dei tanti abusivi c'è più spazio». «La strada è chiusa spiega un fioraio Perché c'è il cantiere della metro. È così da 3 anni. Avevano promesso di finire ad agosto». Una volta dentro la Père-Lacahaise napoletana, c'è una dittatura di anarchia e transenne. Ma, caos a parte, fa male lo spreco della storia. Sono centinaia le tombe dell'800 lasciate a marcire. Un patrimonio in frantumi. La missione della memoria qui è quasi fallita. I predatori da poco hanno addirittura asportato un pavimento-mosaico di 2 secoli fa. «La situazione è infernale spiega Giuseppe Pinto, papà di Ornella (vittima dell'atroce femminicidio nel marzo scorso), di cui ieri l'Arcivescovo Battaglia ha voluto incontrare il figlio Nelle Arciconfraternite, dove riposa mia figlia, si sta tranquilli ma arrivarci è un'odissea. Ho presentato una denuncia in Procura verso Comune e Sovrintendenza. Ho lavorato 20 anni nell'ufficio vincoli Beni Culturali: conosco le regole di un luogo tutelato, e qui non si rispettano. Le tombe dell'800, una volta scomparsi i parenti dei defunti, diventano proprietà del Comune che gestisce il bene vincolato, ma che le ha abbandonate. Ho affiancato da poco i carabinieri di Poggioreale per un sopralluogo al cimitero, realizzato su mandato del magistrato. Di solito le macchine sono ovunque».

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E poi c'è il nuovo business delle urne. Il Covid e la congestione degli spazi hanno favorito il boom della cremazione, che ha raggiunto in città numeri da capogiro: «Circa 8 morti su 10 spiegano da un'Arciconfraternita di Poggioreale vengono portati nel forno». A questo trend, iniziato nel 2015 ma accelerato dalla creazione del forno comunale prima e dalla pandemia poi, corrisponde un'impennata delle tariffe: «Fino al 2018 - denunciano Giacomo Onorato, ex coordinatore del Priorato Diocesano per le Confraternite di Napoli, e Antonio Pariante del Comitato Portosalvo - per portare l'urna in Arciconfraternita si pagavano 100 euro. Oggi il prezzo è triplicato. Morire a Napoli costa intorno ai 3800 euro. Loculi esclusi. Ci auguriamo che l'Arcivescovo Battaglia ne prenda coscienza per una rinascita della gestione delle nostre Confraternite». Al contrario, visto il calo delle sepolture, i prezzi delle fosse sono scesi da 890 a 575 euro. Al quadro si aggiungono decine di segnalazioni di illegalità arrivate ieri dai cimiteri di Napoli e Provincia: «Ogni ingresso è presidiato da abusivi - commenta Borrelli - L'1 novembre frutta incassi strabilianti alla criminalità. Le ultime stime hanno valutato che solo ieri i parcheggiatori abusivi hanno guadagnato circa 120mila euro, soldi che finanzieranno in buona parte l'indotto della camorra». 

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