Circumvesuviana, la burocrazia frena i concorsi: tre selezioni ma mancano i macchinisti

Martedì 24 Agosto 2021 di Francesco Gravetti
Circumvesuviana, la burocrazia frena i concorsi: tre selezioni ma mancano i macchinisti

Nonostante tre concorsi, il primo bandito nel 2018, l'ultimo circa un anno fa, in Circumvesuviana oggi lavorano soltanto otto nuovi macchinisti, che diventano 13 se si aggiungono i capitreno «riconvertiti», già in servizio da tempo in azienda. Un numero sufficiente solo a sostituire quelli che, nel frattempo, sono andati in pensione e non a sopperire all'atavica mancanza di personale, tanto che tuttora in Circum ci sono trenta turni da macchinista che vengono coperti tutti i giorni, da anni a questa parte, con il ricorso sistematico allo straordinario. Ed è per questo che basta dire «no» alle ore in più per mandare in tilt il servizio, far cancellare le corse, lasciare i passeggeri a piedi. 

Una situazione figlia di scelte dell'Eav, di leggi farraginose, della burocrazia e della legittima necessità di sicurezza, che fa passare anche mesi prima che un macchinista vincitore di concorso possa guidare un treno. Nel maxi-concorso bandito nel 2018, su circa 350 figure professionali, 27 sono stati assunti come personale viaggiante. Sono entrati in servizio nell'ottobre del 2020, ma prima di loro Eav ha preso a lavorare altre decine di uomini e donne, per lo più impiegati, amministrativi e laureati. Una decisione legittima, dettata da strategie aziendali, ma che ha finito col non dare priorità assoluta a chi sta sui treni. E, comunque, i 27 assunti col maxi-concorso ora sono tutti capitreno. Diventeranno macchinisti tra qualche mese. In Eav, infatti, chi entra come personale viaggiante accetta di specializzarsi per entrambe le mansioni, capotreno e macchinista, ma per una questione di gerarchie interne si comincia sempre dalla prima qualifica, anche perché guidare un treno è comunque più complicato.

Allora l'Eav ha pensato bene di assumere ancora macchinisti, con altri due concorsi, andando però stavolta a selezionare quelli che un'abilitazione alla guida dei treni ce l'avevano già. Un modo per velocizzare i tempi, ma anche per attirare qualche conducente originario del Sud, già in servizio al Nord ma magari voglioso di avvicinarsi alla terra di origine. Con un prima bando del 2019, sono state prese 19 persone e spedite sulla linea Piedimonte-Benevento. Con un secondo bando, agosto 2020, i selezionati sono stati 40. Di questi, 27 sono capitreno e soltanto 8 macchinisti. Gli altri hanno rinunciato. È il prezzo che si paga quando si decide di selezionare chi un lavoro già ce l'ha: non è detto che un vincitore di concorso poi scelga davvero di occupare il posto che gli spetta. Ora i 27 capitreno stanno facendo il corso per macchinista e dunque solo 8, insieme ad altri 5 ex capitreno che si sono abilitati, rappresentano forze fresche per la Circumvesuviana. Col passare del tempo ne arriveranno altri, pescati appunto tra gli attuali capitreno, ma per adesso l'emergenza resta. 

C'è poi un altro fattore che rallenta tutto: la formazione. Vincere un concorso non vuol dire guidare un treno il giorno dopo, è necessario seguire un iter formativo molto rigido. Vale per chi sta a digiuno di tutto, ma anche per chi è abilitato, poiché ogni azienda ferroviaria ha caratteristiche particolari, dai treni alla strada ferrata. La formazione si divide in tre percorsi: una parte teorica, una tecnica e l'addestramento. Ogni percorso si conclude con l'esame, ma la legge dice che gli esaminatori e gli istruttori devono avere il riconoscimento dell'Anfisa, l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. E di figure così non se ne trovano, bisogna cercarle in tutta Italia. Il Covid, poi, ha rallentato tutto: non è facile convincere un esaminatore Anfisa a venire a Napoli in piena pandemia. Ed ecco che i tempi si sono dilatati a dismisura. La sintesi è dunque brutale: i macchinisti mancano, i turni saltano e i disagi sono enormi. Domenica, stress, emergenza sanitaria, aggressioni al personale e malcontento per gli accordi tra sindacati e azienda hanno indotto una decina di lavoratori a rifiutare lo straordinario e costretto Eav a cancellare una ventina di corse.

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