«D'Italia si muore», il blitz contro i simboli dell'unità italiana

Domenica 17 Ottobre 2021 di Antonio Folle
«D'Italia si muore», il blitz contro i simboli dell'unità italiana

Questa mattina un gruppo di attivisti dell'associazione Nazione Napolitana Indipendente ha dato vita ad un vero e proprio blitz contro i simboli dell'unità d'Italia. Armati di scotch e cartelli i volontari di NNI hanno simbolicamente cambiato la toponomastica cittadina, depennando dalla storia di Napoli i Savoia, Garibaldi e il sindaco Nicola Amore. Il primo "assalto" è stato quello al corso Umberto I, dove sono stati affissi diversi cartelli che ricordavano ai napoletani le gesta del sovrano piemontese, artefice della brutale repressione esercitata da Bava Beccaris contro i milanesi che chiedevano pane e giustizia e morto per mano di un anarchico, Gaetano Bresci, venuto dall'America proprio per vendicare quella sanguinosa strage di Stato. 

Il secondo blitz di Nazione Napolitana Indipendente - che già in passato ha dato vita ad iniziative di questo genere - a piazza Nicola Amore. I volontari si sono scagliati contro uno dei più discussi sindaci di Napoli, protagonista da un lato del risanamento e dall'altro, nel 1863, del feroce intervento dei bersaglieri che - proprio su ordine dell'allora Questore Nicola Amore - caricarono alla baionetta gli operai di Pietrarsa che protestavano per un salario giusto e contro il ridimensionamento di quella che era stata per decenni il fiore all'occhiello dell'industria del regno delle Due Sicilie, lentamente smantellata in favore dell'Ansaldo di Genova dopo l'annessione del regno borbonico. Il triste bilancio della giornata secondo i resoconti ufficiali fu di quattro morti e di diciassette feriti gravi. Ad oggi quelle stime non risultano essere più attendibili dal momento che, come si disse già all'epoca dei fatti, molti feriti - che sarebbero in seguito morti per le baionettate inferte - non si recarono in ospedale per evitare ripercussioni alle loro famiglie. 

 

Il viaggio della memoria di Nazione Napolitana Indipendente è proseguito fino a piazza Garibaldi, dove è stato affisso un cartello che ricorda come, proprio sotto la dittatura dell'Eroe dei due Mondi, la camorra abbia per la prima volta avuto ruoli di governo, con decine di camorristi "promossi" commissari di polizia per mantenere il nuovo ordine costituito e spegnere sul nascere ogni fermento di rivolta borbonica. Emblematico, da questo punto di vista, il caso di Salvatore de Crescenzo - il famigerato capocamorra conosciuto all'epoca col nome di "Tore 'e Criscienzo" - o di sua cugina Marianna - la "Sangiovannara" - che ricevettero pensioni a carico dello Stato per aver favorito l'entrata a Napoli di Garibaldi e del suo esercito mentre parte dell'esercito napoletano ancora presidiava i maggiori forti della città.

«Nel nostro gesto - spiega il presidente di Nazione Napolitana Indipendente Ciro Borrelli - non c'è la volontà di vandalizzare. Con i nostri cartelli abbiamo voluto ancora una volta ricordare a Napoli ed ai napoletani che ci sono strade, piazze, corsi e monumenti intitolati a gente che è stata artefice della perdita della nostra libertà. Crediamo che gente come Umberto di Savoia ed il suo parentado, il sindaco Nicola Amore o Garibaldi non meritino di essere ricordati come eroi ma, piuttosto, come i protagonisti di quell'opera di distruzione che va avanti ancora oggi. Crediamo - continua Borrelli - che la toponomastica della nostra città vada profondamente rivista e che questi personaggi poco edificanti vengano sostituiti con altri personaggi sicuramente più degni di essere ricordati. Vedere monumenti o piazze intitolate a chi ha fatto mitragliare cittadini che chiedevano pane e lavoro, a chi ha ordinato cariche alla baionetta contro gli operai che reclamavano una paga giusta o a chi ha aperto la strada alla camorra è come se in Israele ci fossero monumenti intitolati ad Hitler. Un paradosso tutto italiano - conclude Borrelli - che noi stiamo cercando di smontare anche con l'aiuto dei tanti napoletani che oggi si rivolgono a noi attraverso i social per chiederci di ricordare una storia, la nostra, che merita di essere ricordata».

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