Dal presepe alle vie del centro storico: ecco Sciò Sciò, lo scaccia malocchio di Napoli

Prima si travestiva da Babbo Natale o da Pulcinella. Ora la nuova "maschera"

Sciò Sciò, lo scaccia malocchio del centro storico di Napoli
Sciò Sciò, lo scaccia malocchio del centro storico di Napoli
di Emma Onorato
Venerdì 18 Novembre 2022, 22:17 - Ultimo agg. 19 Novembre, 17:22
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Dal presepe alle vie del centro storico di Napoli. Lo Sciò Sciò è un'antica figura scaramantica napoletana, un personaggio del '700 che ha ispirato anche la nota statuetta creata dai maestri artigiani che popolano - con le loro botteghe - San Gregorio Armeno. Una figura goffa e buffa, solitamente vestita di nero, ma sempre ricoperta da un gran numero di amuleti. È questa la particolarità che la contraddistingue: corni portafortuna - rigorosamente rossi e storti - aglio a volontà e un cilindro nero sul capo.

Ma lo Sciò Sciò non è solo una statuetta scaccia malocchio. Il simpatico personaggio - tanto amato dai napoletani - lo si può incontrare anche in carne ed ossa mentre si passeggia tra le vie del centro storico di Napoli. È facile incrociarlo in via San Biagio dei librai, via dei Tribunali, o lungo la celebre via dei presepi, mentre recita ai passanti il suo rito scaramantico.

«Mi sono inventato questo mestiere da quando ho perso il posto di lavoro - racconta lo scaccia malocchio del centro storico di Napoli, in arte Sciò Sciò - sono circa 25 anni che lo faccio. Inizialmente mi travestivo da Babbo Natale, poi per un paio d'anni ho fatto Pulcinella, e infine mi è venuta l'idea di SciòSciò». Così racconta che da circa cinque anni veste i panni del tipico personaggio scaramantico napoletano: «Le botteghe di San Gregorio Armeno sono ricche di questi simboli portafortuna. E quando ho visto esposta anche la statuetta di SciòSciò, l'antico personaggio scaramantico del '700, ho pensato di riportarlo un'altra volta in vita per far rivivere alla città questa tipica figura partenopea».

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“L'arte dell'arrangiarsi, l'arte d'inventarsi un mestiere. Di certo non è l'unico ad avere avuto quest'idea. Qualche anno fa erano in due a vestire i panni di Sciò Sciò tra le vie del centro di Napoli. «Di solito sono le persone a fermarmi. Tra i passanti ci sono anche tanti turisti che mi chiedono di fare il rito scaramantico e di scattare una foto insieme». Ma qual è lo scongiuro che recita ripetutamente? «Sciò sciò ciucciuvè, uocchio, maluocchio e funecelle all'uocchio. Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia. Corna e bicorne, cape' e alice e cape d'aglio, diavulillo jesce a dint' o pertusillo. Sciò sciò ciucciuvé jatevenne, sciò sciò». Questa è solo una parte del rito contro il malocchio - forse la versione più antica - l'altra la inventa al momento a seconda dell'ispirazione. Mentre la recita raccoglie una manciata di sale grosso che lancia - ripetutamente - verso la persona che riceve lo scongiuro: «In questo modo allontano la sfortuna».Tra i simboli che indossa c'è l'immancabile corno rosso, il ferro di cavallo, diversi spicchi d'aglio e le forbici che, da come spiega «servono per tagliare le malelingue». Ma non è tutto: «Indosso anche i numeri del Covid. Il 19: il Coronavirus. Il 37: la febbre, e infine il numero 20, ovvero l'orribile anno della pandemia». Un mestiere su commissione, che fa pensare come a Napoli non esiste solo l'arte del mestiere, ma anche l'arte di inventarsi un mestiere. Certo un po' grottesco, ma capace di trasformare alcune vie della città in un palcoscenico a cielo aperto.

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