Morto Paolo De Luca, storico direttore dell'Orto Botanico di Napoli

Sabato 4 Dicembre 2021 di Cristina Cennamo
Morto Paolo De Luca, storico direttore dell'Orto Botanico di Napoli

È scomparso il professore Paolo De Luca, botanico insigne professore emerito dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, direttore dell’Orto botanico per oltre trent’anni, maestro di generazioni di colleghi. Dopo decenni trascorsi a trovare soluzioni a problemi scientifici, a sciogliere nodi di politica accademica, ad aiutare la crescita professionale e umana di tanti allievi e ad ampliare le collezioni dell’Orto botanico,erano già due anni che una rara malattia degenerativa aveva privato famiglia e colleghi dei suoi saggi consigli e della sua vivace ironia.

Tra i suoi meriti, ricordati dall'attuale direttore Paolo Caputo, evidente (anche se non necessariamente il maggiore) è stato aver trasformatol’Orto botanico di Napoli in un’istituzione moderna. Dirigere una struttura universitaria per trentatré anni significa identificarsi completamente con essa e, indubbiamente,  De Luca e l’Orto botanico sono cresciuti insieme, arricchendosi reciprocamente.

All’inizio del suo mandato, nel 1981, l’Orto risentiva sia dei recenti danni subiti durante il sisma del 1980, sia di problemi cronici e più strutturali, quali il personale ridotto e un impianto espositivo non più al passo con i tempi. Ma Paolo de Luca aveva la capacità di trasformarei problemi in opportunità e colse  subito l’occasione della ricostruzione post-sismica per ristrutturare l’Orto e i suoi edifici. 

Con il piglio deciso e la rapidità di azione che tutti i colleghi ricordano, cambiò varie destinazioni d’uso, creando aree per il personale, officine, depositi, aule; dall’abitazione del direttore, ormai non più in uso da qualche decennio, ricavò due musei, che negli anni successivi furono arricchiti di campioni mediante scambi, donazioni (da lui accettate con riconoscenza e talvolta garbatamente sollecitate) e missioni all’estero; risistemò tutte le serre e ne creò di nuove; ottenne finanziamenti per un nuovo impianto di irrigazione, per l’illuminazione e per la ripavimentazione di tutta la struttura; convinse vari rettori dellanecessità di ampliare il personale per rispondere alle moderne esigenze della ricerca scientifica, della didattica e della conservazione. Ma soprattutto, creò dal nulla nuove aree espositive (ricordo qui soltanto il giardino per ipovedenti e la collezione di piante bibliche, una copia della quale fu donata a Benedetto XVI) e arricchì immensamente le collezioni viventi, attraverso numerosiviaggi suoi e di collaboratori, soprattutto in America centro-meridionale e. Come conseguenza di queste spedizioni, l’Orto botanico di Napoli custodisce una delle più ricche collezioni al mondo di Cicadee, arcaiche piante tropicali spesso molto rare o minacciate di estinzione. 

Il prof De Luca tuttavia non è stato soltanto il direttore dell’Orto, ma ha anche dato un contributo estremamente significativo alla botanica:da giovane ha studiato le alghe di ambienti sulfurei, almeno trent’anni prima che diventasse di moda studiare gli organismi di ambienti estremi, scoprendone un nuovo genere nella Solfataradi Pozzuoli e poi estendendo le ricerche alle fumarole americane e asiatiche. Successivamente, si è occupato a lungo di Cicadee, descrivendo numerose nuove specie dall’America settentrionale e centrale, studiandone vari aspetti della biologia e poi incoraggiando allievi o giovani colleghi a specializzarsi nello studio della tassonomia, dei cromosomi e dei composti secondari di queste piante.Il formidabile gruppo che creò in questa occasione è stato per lungo tempounpunto di riferimento mondiale sulle Cicadee. Negli anni ’90, mentre seguiva l’ultima generazione di suoi allievi incoraggiandoli a occuparsi di quello che era allora il nuovissimo campo della sistematica molecolare, cominciò anche a interessarsi, da par suo, di storia della botanica. Ha infatti curato, qualche anno dopo, la pubblicazione facsimilare e l’edizione critica di Plantarumrariorum Regni Neapolitani edi Entomologia neapolitana, due rarissime operedi Domenico Cirillo, il grande botanico e patriota napoletano del ‘700,illustrate con gli acquerelli dell’autore. Inseguito, ha edito la preziosa raccolta delle tavolebotanicheottocentesche custodite nell’Orto. In particolare, la pubblicazione di quest’ultima opera ha generato un’intensa attività scientifica ed ha permesso di risolvere intricati problemi di nomenclaturabotanica. 

Una delle sue ultime fatiche è stata il coordinamento,per oltre dieci anni, della traduzione e del commentario del Codexneapolitanus, lo splendido manoscritto miniato del VII secolo del De Materia Medica di Dioscoride, custodito nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Ricordo che non c’era giorno che il Prof. De Luca non se ne occupasse e che non costringesse affettuosamente anche me ad occuparmene. Come per molti altri progetti, senza la sua immensa energia e la quasi ostinata dedizione, quest’opera non avrebbe mai visto la luce.

Infatti, il prof De Luca era anche un grande organizzatore. Non ci si riferisce qui soltanto alla sua capacità di procacciare fondi, ma soprattuttoalla sua vulcanica capacità di individuare problemi scientifici interessanti e, al contempo, il collaboratore giusto per occuparsene.

L’uomo pubblico era simile allo studioso: vivacemente intelligente, acuto, ironico (soprattutto verso sé stesso), a volte umorale.Chi lo conosceva meglio, tuttavia, si rendeva conto dell’attitudine schiva, dell’amore per la famiglia e per i pochi veri amici. Evidenti a tutti erano invece i modi affettuosiverso studenti e colleghi più giovani. Chi scrive è stato suo allievo, poi collega e infine, crede di poter dire, amico (pur continuando, come si usava in passato, a dargli del lei). Durante alcuni periodi di vacanza trascorsi con la moglie Maria Teresa e con lui negli ultimi anni,il grande e talvolta severo botanico mostrava affetto, ospitalità e cortesia tali da essere quasi fonte di divertito imbarazzo.

Improvvisamente, poco più di due anni fa, Paolo De Luca cominciò a distaccarsi dalle attività di ricerca: non piombava più negli studi dei colleghi raccontando disparate curiosità botaniche o oscure etimologie;non commentava più con affilata ironia le nefandezze di certa politica; non acquistava più, a sue spese, le piante che lo incuriosivano per poi donarle all’Orto. Ritenemmoche avesse semplicemente deciso di dedicare più tempo ai nipoti. Sbagliavamo. Erano i prodromi dellamalattia, vissutaconapparente serenità,dignità e coraggio. 

I biologi vegetali napoletani con la sua scomparsa perdono un punto di riferimento importante, una fonte inesauribile di conoscenze, un tramite verso gli altri grandi botanici del passato.

Ultimo aggiornamento: 13:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA