Napoli, turisti in fila per visitare i monumenti «accompagnati» da cumuli di rifiuti

Napoli, turisti in fila per visitare i monumenti «accompagnati» da cumuli di rifiuti
di Antonio Folle
Lunedì 31 Ottobre 2022, 17:55 - Ultimo agg. 1 Novembre, 10:10
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L'attesissimo ponte di Ognissanti è arrivato e con il ponte sono arrivati migliaia di turisti da ogni parte del mondo. Questa mattina già dalle prime luci dell'alba i principali musei e i principali luoghi di attrazione sono stati presi d'assalto da un vero e proprio fiume in piena di persone che hanno causato il previsto - e prevedibile - sold out in quasi tutte le strutture alberghiere della città. Il dato positivo della Napolimania che impazza, però, non riesce a fare da contraltare al dato negativo che è ormai sulla bocca di tutti i napoletani: la città è sporca, le strade sono ingombre di rifiuti, i turisti sono costretti a fare lo slalom tra i cassonetti stracolmi e il ritorno d'immagine non è di certo all'altezza di una città che si prefigge l'obbiettivo di diventare la nuova capitale del turismo italiano.

Questa mattina a piazza San Gaetano una lunghissima fila di visitatori in attesa di accedere a Napoli Sotterranea è stata accompagnata da una altrettanto lunga scia di spazzatura. Sacchetti di indifferenziato, rifiuti ingombranti e soprattutto cartoni: tanti, decisamente troppi in un centro storico dove il boom di attività ricettive per turisti ha portato un inevitabile aumento di produzione di rifiuti solidi urbani. 

Sul fronte della raccolta dei rifiuti il Comune e Asìa sono alle corde. Se è vero che gran parte delle attività commerciali non collaborano e, secondo quanto denunciano i residenti del centro storico, continuano a conferire i rifiuti senza il minimo rispetto degli orari di conferimento, è altrettanto vero che in questi anni il Comune - a partire dalla precedente gestione targata de Magistris - sembra aver pensato solo ai grandi numeri del turismo di massa, ignorando quasi del tutto la gestione a 360 gradi del fenomeno che, per un centro storico sovrappopolato come quello partenopeo, si traduce in degrado, rifiuti e polemiche.

«In un periodo come questo che vede Napoli accogliere migliaia di turisti - denuncia Giovanni Lombardi, presidente dell'associazione Asca - uno spettacolo del genere danneggia l’immagine culturale della città. Chiediamo più controlli per regolare i flussi pedonali, più raccoglitori per carte e lattine. E vorremmo sapere in merito alla sicurezza urbana, visto che le Istituzioni interessate non ci hanno mai risposto, se la videosorveglianza sui Decumani è attiva».

 

Naturalmente piazza San Gaetano non è la sola zona alle prese con lo spinoso problema rifiuti. Piazza San Domenico, i Decumani, piazza del Gesù, Montesanto, i Quartieri Spagnoli, la Pignasecca e la zona collinare della città sono interessati dallo stesso fenomeno che ha creato non pochi grattacapi ai visitatori che in questi giorni si aspettavano di trovare una città pulita e decisamente a misura di turista. E invece chi arriva - e chi arriverà nelle prossime ore - in città si troverà a fare i conti con una cartolina decisamente poco incoraggiante e con disservizi cronici che i napoletani si sono ormai abituati a combattere con il più classico dei fatalismi rassegnatari. 

«I Decumani stanno diventando un’enorme mangiatoia con discariche all’aperto - dichiara Antonio Alfano dell'Associazione No Comment - come in piazza San Domenico e in piazza San Gaetano. I tavolini selvaggi hanno sequestrato tutti i marciapiedi soffocando i monumenti delle “vie dell’Arte”, come in piazzetta Nilo e dintorni,  ostacolando il passaggio dei pedoni e offuscando le bellezze architettoniche. È necessario ripristinare il senso del senso civico. Prima che questo caos diventi ingestibile - continua Alfano - l’amministrazione deve darsi da fare, perché la sola buona volontà dei residenti non basta». 

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La conclusione delle procedure di selezione e di assunzione dei nuovi operatori ecologici di Asìa è vista ormai come l'ultima speranza per dare respiro ad una città che sta letteralmente affogando nella monnezza. Ma in molti si chiedono se l'assunzione di qualche decina di operatori sarà sufficiente a scardinare un fenomeno che affonda le sue radici in anni e anni di gestione sensazionalistica della cosa pubblica. 

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