Galleria Umberto come un suk: clochard, tavolini e rifiuti

Giovedì 6 Maggio 2021 di Maria Pirro
Galleria Umberto come un suk: clochard, tavolini e rifiuti

È un monumento al degrado, la Galleria Umberto. «Un luogo straordinario ridotto in condizioni pietose», si dispera Imma Piccolo, 45 anni, amministratrice della Sfogliatella Mary, delizia di Napoli dal retrogusto amaro. La vetrina dei dolci è vicino all'ingresso principale, in via Toledo, ingabbiato dai ponteggi. «La gente a volte non si ferma neanche, per evitare situazioni sgradevoli», dice la pasticcera, e racconta che i senzatetto che urinano davanti a tutti. Non solo. «Alcuni sono alcolizzati e violenti», aggiunge, spiegando che lei, assieme alle tre sorelle, è titolare dell'attività. Tutte donne, anzi solo donne sono al lavoro. E si capisce che c'è una certa preoccupazione. Difatti, il negozio di fronte ha la vigilanza privata: l'ha potenziata da un paio di mesi, tutti i pomeriggi, dopo le incursioni e le urla delle persone, tra cui coppie e anziani, che vivono tra i tubolari, e andrebbero aiutate a trovare una sistemazione dignitosa. 

Sono più di venti, i clochard, stando al censimento degli esercenti. Le loro baracche si trovano ai lati della Galleria, al centro ci sono le bancarelle con le finte griffe, borse e occhiali adagiati su un lenzuolo bianco: gli oggetti del commercio più ambiti sul mercato del falso. Alla vista delle divise, gli ambulanti abusivi caricano la merce in spalla e si allontano per tornare presto alla carica. «Controlli saltuari non bastano», avverte Piccolo; mentre i mendicanti si aggirano tra i punti ristoro. I tavolini sono aumentati, occupano quasi l'intera area. 

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«Quant'è diversa la cura riservata alla Galleria di Milano», osserva, senza rassegnarsi, Sergio Palumbo, commerciante di abiti da uomo venduti a una affezionata clientela sin dagli anni Sessanta. «La mia è la seconda generazione», afferma orgoglioso, ricordando punti di riferimento, come Ricordi, che hanno invece chiuso. «Ora sembra di trovarsi un suk», allarga le braccia il 60enne, e passa a elencare i tanti esposti presentati ai vigili urbani, oltre che all'amministrazione comunale. «Inascoltati», lamenta. «L'ultima speranza delusa, per ottenere un maggiore decoro e l'atteso restyling, risale ai giorni in cui il regista Paolo Sorrentino è stato qui con la sua troupe», e Palumbo indica i marmi e i vetri spaccati. «Distrutti con lo skateboard, che fa in assoluto più danni, e continua a essere utilizzato dai ragazzi: subito dopo il tramonto, vengono qui a giocare anche a pallone ed entrano con lo scooter», osserva Pasquale Barbaro. L'imprenditore è il titolare del Salone Margherita. «Uno storico locale, ancora oggi rovinato dalle infiltrazioni d'acqua, che si verificano quando piove forte». Quindi, la manutenzione finisce sotto accusa. «Il degrado è anche prodotto da cantieri che appaiono infiniti: i ponteggi in via Toledo sono installati addirittura da sei anni, ovvero dalla morte di Salvatore Giordano, il ragazzino colpito dai calcinacci». Ma le transenne e cartelli dei lavori si trovano un po' ovunque: lungo il percorso è slalom. E il nastro bianco e rosso fascia pure la balaustra della scalinata bianca. «Da quasi un anno mancano alcune colonnine: sono state rimosse e portate via dopo che si erano staccate da sole», riepiloga Barbaro. «Se ne cade a pezzi, la Galleria», interviene Enzo De Cesare, Ottica & Fotografia. «Sul fronte della sicurezza, andrebbe poi ripristinata la pattuglia della polizia municipale in servizio a tempo pieno fino a una decina di anni fa», insiste Barbaro, che mette la giunta De Magistris nel mirino. «Occorre fare di più», commenta Palumbo. «Come si può immaginare una ripresa del turismo in queste condizioni?», chiede Piccolo.

Sono datati nemmeno un anno fa i festeggiamenti per una promessa di matrimonio con i bengala. Prima e dopo, tante altre promesse. Mancate. «Questo posto resta terra di nessuno», concludono commercianti e residenti. 

Ultimo aggiornamento: 18:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA