Galleria Vittoria, la grande beffa: pannelli a pezzi, cinque anni fa l'ultimo intervento di manutenzione

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Valerio Esca
Galleria Vittoria, la grande beffa: pannelli a pezzi, cinque anni fa l'ultimo intervento di manutenzione

L'ultimo intervento di manutenzione sul rivestimento della Galleria Vittoria è datato ottobre 2015. A novembre dello stesso anno si è intervenuti sulla volta, mentre a giugno 2019 sugli impianti di ventilazione e illuminazione del tunnel. La calotta di rivestimento risale però a interventi di opere pubbliche degli anni '50-'60, e il progetto originario il Comune di Napoli non è mai riuscito a recuperarlo. In nessun faldone, nessuna scatola, in nessun cassetto è stato mai trovato il progetto della Galleria. Si tratta di un'opera vetusta che negli anni ha presentato problemi comuni alle opere in calcestruzzo, che senza manutenzioni adeguate va incontro ad una carbonatazione, dovuta alle infiltrazioni, ma anche agli agenti atmosferici: gas di scarico, fumi. Il risultato è un deterioramento del cemento, che viene poi spaccato dal ferro ossidato. In termini pratici, la Galleria Vittoria avrebbe bisogno di una manutenzione semestrale, al massimo annuale, non certo quinquennale o anche più.

 

«Vi è stata incuria. Quello che avviene oggi con la Galleria non è altro di ciò che accade con i piccoli pezzi che di tanto in tanto cadono dai frontoni degli edifici privati, delle abitazioni. Mancata manutenzione, stiamo facendo sgretolare in tutto il Paese le opere di cemento armato che ci sono. La manutenzione per una galleria come quella della Vittoria andrebbe fatta ogni sei mesi, non ogni cinque anni». A dirlo è un ingegnere, Andrea Esposito, presidente fino al 31 dicembre 2020 della Unitel (Unione nazionale italiana tecnici enti locali), attuale consigliere Aniai Campania (associazione nazionale ingegneri ed architetti), ma soprattutto direttore centrale, Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità del Comune di Napoli fino al luglio 2016. L'ultimo intervento di manutenzione sulla calotta della Galleria, quello del 2015, è stato fatto proprio sotto la dirigenza di Esposito. «Con una manutenzione fatta in questo modo - spiega Esposito - ovvero sempre dopo qualche evento, qualche distaccamento, non si eliminano del tutto i rischi di fronte ad una struttura carbonata. Andrebbe spicconata pezzo per pezzo. Questo però sarebbe sicuramente più semplice da fare se ogni sei mesi si programmassero interventi. Se invece si vuole sostituire integralmente tutta la struttura superiore, con un certificato decennale, allora ci vuole un progetto ampio, ci vogliono molti milioni di euro e diverso tempo per compiere questi lavori. E non parliamo di sei mesi, un anno, ma molto di più». Si tratta chiaramente di una pannellatura che non è stata pensata e dunque costruita per essere poi sostituita o smontata. Il che renderebbe l'intervento di eventuale sostituzione impossibile. Bisognerebbe a quel punto eliminarlo e rifarlo daccapo. Più facile a dirsi che a farsi.

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«Da quanto rilevato - aggiunge Esposito - è emerso che la controvolta di rivestimento della Galleria Vittoria presenta porzioni strutturali con calcestruzzo copriferro delle strutture in cemento armato in avanzato stato di degrado. Tale degrado è dovuto al cosiddetto fenomeno della carbonatazione, cioè alla graduale penetrazione nel tempo dell'anidride carbonica nel calcestruzzo attraverso le naturali porosità e microfessurazioni. L'anidride carbonica ha reagito con l'acqua infiltratasi nelle strutture in cemento armato dando origine alla reazione di carbonatazione del calcestruzzo. Il danneggiamento avvenuto alle strutture è di tipo irreversibile - rimarca ancora l'ex dirigente di Palazzo San Giacomo - pertanto è necessario intervenire in tempi brevi utilizzando una idonea tecnologia di intervento con l'impiego di prodotti specifici e corrette tecniche di applicazione. Occorre precisare - evidenzia l'ingegnere - che il fenomeno interessa tutta la struttura; al momento vi sono zone dove il danno è chiaramente visibile per effetto del distacco del copriferro, ma certamente lo stesso fenomeno fra qualche mese o anno apparirà anche nelle zone apparentemente sane, dove però la carbonatazione sta creando una rapida ossidazione dei ferri di armatura. In tali aree la pressione esercitata dall'ossido di ferro formatosi attorno all'armatura è ancora bassa ed al momento non ha provocato la fessurazione ed il conseguente distacco del copriferro». Esposito poi sostiene che «queste opere in calcestruzzo (di epoca datata, ndr) necessitino di una costante manutenzione che non può più essere considerata a periodo decennale o quinquennale, ma almeno annuale».

Ultimo aggiornamento: 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA