Incidente nella metropolitana di Napoli, la beffa del doppio biglietto

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Paolo Barbuto
L'incidente di Piscinola ha portato un tornado sull'Anm: metropolitana a servizio ridotto, bus sostitutivi che sottraggono mezzi al servizio regolare, personale in difficoltà. La grande paura s'è portata dietro pure un mare di polemiche sulla sicurezza della metro e dei bus ma anche sui servizi sostitutivi che non sono adeguati e portano esborsi maggiori ai cittadini. Lo scontro fra i tre convogli ha messo, soprattutto, in moto il meccanismo delle indagini della procura che vanno avanti serrate e, da ieri, si sono arricchite di una nuova denuncia che riguarda esclusivamente la questione degli autobus pericolosi.
 
 

Ma andiamo con ordine partendo dall'ultima questione portata a galla dal presidente della commissione trasporti del Consiglio comunale di Napoli, Nino Simeone. Ieri Simeone ha scritto al sindaco e al vicesindaco presentando una situazione paradossale: il pagamento di un doppio biglietto. La Linea 1 della metropolitana non può effettuare l'intero percorso e si ferma a piazza Dante, così gli utenti che devono raggiungere la zona della ferrovia hanno poche possibilità alternative. O attendono con fiducia il transito della navetta sostitutiva dell'Anm, la 602, oppure si fermano al museo e vanno a prendere il treno della Linea 2 che raggiunge più rapidamente la stazione ferroviaria. Solo che la linea 2 è gestita da Ferrovie dello Stato e pretende, giustamente, il pagamento di un biglietto diverso da quello dell'Anm: «Perciò è urgente la ricerca di un accordo fra Comune di Napoli e Trenitalia per evitare ai cittadini il pagamento del doppio biglietto», chiede ufficialmente Simeone ai vertici dell'Amministrazione partenopea.



Il vicesindaco Enrico Panini ieri, via social, si è scagliato contro «qualche dipendente dell'azienda che vomita sui mezzi di informazione competenze improvvisate o posizioni sindacali che consegneremo alla Procura della Repubblica affinché, se dimostrate, si blocchi immediatamente il servizio fornito, perché foriero di insicurezza, a loro dire, e si mettano in cassa integrazione i lavoratori coinvolti». La Faisa Confail ha visto nelle parole di Panini un attacco al suo rappresentante Vincenzo Balzano che ieri, dalle pagine del nostro giornale, ha raccontato la sua versione sulla scarsa sicurezza di metro e bus napoletani: «Restiamo amareggiati dinanzi alle dichiarazioni di chi dovrebbe tutelare la verità demandando, senza mezze misure, il tutto alla Magistratura - è scritto in un comunicato della segreteria Faisa Confail -. Intanto c'è chi, presentando fatti concreti, tangibili e documentati racconta quel che è accaduto. Per qualcuno è un reato? Per noi no, è solo un'amara verità che tutti devono sapere». Il sindacato attacca anche sulla questione della cassa integrazione: «Non ci stiamo quando si vuole stigmatizzare un comportamento a proprio uso e consumo o a leggere minacce, nemmeno tanto velate, che riguardano una sorta di cassa integrazione. Ah, già, ma forse chi ne parla non sa che la cassa integrazione non è prevista per il comparto autoferrotranviere...».
 

In Procura si ascoltano, a ritmo serrato, le persone coinvolte nella vicenda dell'incidente e quelle informate sui fatti. Dalle parole ascoltate in queste ore si starebbe aprendo un nuovo fronte di indagine sulla sicurezza. Non più concentrata solo sulla metropolitana e sull'incidente dell'altro giorno ma allargata anche a tutto il parco degli autobus che, secondo alcune persone ascoltate, avrebbe gravi problemi di sicurezza. Solo le indagini faranno chiarezza e cancelleranno ogni dubbio.  Ultimo aggiornamento: 15:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA