L'architetto Tange venne a Napoli
la storia del Centro Direzionale

Domenica 17 Gennaio 2021 di Antonio Coppola*
Il presidente dell'Aci Napoli Antonio Coppola

Quando il Comune di Napoli decise di affidare all'architetto giapponese di fama mondiale Kenzō Tange il compito di realizzare il grande progetto del Centro Direzionale, l'obiettivo era di dar vita ad un'opera rivoluzionaria che avrebbe dovuto delineare un nuovo volto della città. Si trattava di riqualificare un'ampia area degradata della zona orientale e, nel contempo, decongestionare un centro urbano ormai soffocato da servizi e attività commerciali, con una densità abitativa superiore a quella di Bombay. Il Centro Direzionale avrebbe avuto, in pratica, funzioni prevalentemente terziarie dove la mobilità, in superficie, sarebbe stata solo pedonale, mentre la circolazione veicolare, con annessi parcheggi, era ubicata esclusivamente nel sottosuolo. All'epoca, era un progetto all'avanguardia in una città dove non esisteva neanche una zona pedonale e piazze storiche, come quella del Plebiscito, addirittura venivano utilizzate come aree di parcheggio.

Ricordo ancora la riunione con l'architetto giapponese che si svolse, con assessori, tecnici ed esperti, nella sala della Giunta comunale, allora guidata dal sindaco Carlo D'Amato, quando Tange visionò approfonditamente tutti i progetti relativi al Centro Direzionale, che aveva ispirato tramite suoi assistenti precedentemente, verificando lo stato dei lavori iniziali e propedeutici. Alla fine della riunione approvò esplicitamente il tutto,con la raccomandazione che la finalità del progetto doveva  essere quella di assorbire gli uffici della pubblica amministrazione, liberando così il centro di Napoli per gli altri scopi. Purtroppo, la visione dell'archistar nipponica si è concretizzata parzialmente. Il decentramento auspicato, infatti, si è realizzato solo in  minima parte, poiché molti uffici si sono sdoppiati lasciando attive nella parte storica di Napoli le originarie sedi. Inoltre,  i collegamenti trasportistici, soprattutto su ferro, sono ancora in attesa di essere completati, ed oggi ci troviamo, purtroppo, al cospetto di un Centro con pochi uffici “direzionali”, infrequentabile dopo le ore pomeridiane e per giunta desolato anche a causa degli effetti “paralizzanti” della pandemia da Covid -19.

Un'esperienza, questa, che deve farci riflettere molto in previsione della destinazione d'uso e delle funzioni da affidare ad un'altra area urbana, questa volta ad occidente, ovvero Bagnoli, su cui si gioca il futuro di Napoli. Non vorremmo trovarci, infatti, tra qualche decennio, a doverci rammaricare, nuovamente, per l'ennesima importante occasione sprecata.    

*Presidente Aci Napoli

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