“LaStoriainBici” e la Campania segreta:
omaggio a Dante sulla Napoli-Firenze

Lunedì 6 Settembre 2021 di Gian Paolo Porreca
“LaStoriainBici” e la Campania segreta: omaggio a Dante sulla Napoli-Firenze

Ci volevano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, certo un pò troppo di attesa, per la Napoli - Firenze 2021 disegnata da “LaStoriainBici” di Michelino Davico, senatore piemontese e cicloappassionato senza equivoci, in ricordo appunto del sommo poeta, per scoprire ancora il meglio di noi. Ci voleva una passeggiata serale su due ruote senza motore venerdì scorso, a vernissage, da Procida, a tirare la volata di ciclismo e nel suo gergo parliamo, ma chi vi dice che non sia il ciclismo la migliore letteratura? - a quella nostra isola Capitale della Cultura italiana 2022.

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Nel segno della emblematica Bicicletta de “Il Postino”, e chissà quante lettere di amore distillate e mai consegnate all'amata Beatrice, fra Troisi e Noiret, interpreti magici. Ci voleva Procida, e il suo panorama, perchè Dante Alighieri fosse letto ancora al tramonto, e per la prima volta forse sul mare, Dante che pure tanto amava Ulisse. E ci voleva l'incipit di Dante, escamotage divino, perchè su terra ferma, e claudicante, a Pozzuoli, fosse reso libero e bello, magnifico sotto un sole di sabato distratto dal vento, il Tempio di Serapide, il Macellum antico di Puteoli ben oltre la romanità, e il miracolo geofisico del suo bradisismo.

Con la disamina appassionata, dinanzi a ciclisti non banalmente incantati, dell' assessore alla cultura Stefania De Fraia, delle architette Maria e Carolina Caputi e della loro collaboratrice Giusy Campanile. E ci voleva l'andamento equo del ciclismo non agonistico, maglie bellissime, rosse, come quelle di chi sta vincendo oggi la Vuelta Espana, a ritagliarsi uno sguardo al mondo di Enea e Virgilio, al Lago di Averno. Lì dove era in tregua, a fianco di un indimenticato orrido antro, pure Caronte, dinanzi al Dolce Stil Novo di un ciclismo che sul retro della shirt di ordinanza recitava mirabile “amor che muove il sole e le altre stelle”. E ci voleva, “LaStoriainBici”, a riportarci - perchè non l' abbiamo fatto più?, per difetto di cosa? o per l'ostilità ad un volatile turismo culinario? - sulla via Panoramica di Monte di Procida, dove nel 1977 partì il Giro d'Italia.

Quel giorno di maggio, cronoprologo, primo fu Freddy Maertens. E ci voleva l'occasione perfetta, fra le maglie rutilanti degli atleti, per sentirci dire da Gerarda Stella, assessore alla cultura e al turismo del comune, che quella stessa Monte di Procida, candidata dall' Aces a città europea dello sport per il 2023, il Giro d'Italia lo richiederà ancora... E ci voleva, infine - ma quando ritornerete? - lo stimolo etico ed estetico di una carovana che declama il senso maggiore della vita, che nella stazione successiva di Sessa Aurunca ha saputo apprezzare quanta ricchezza artistica e monumentale ci possa essere in una cittadina svilita forse dal presente, ma orgogliosamente arroccata a difesa di un passato senza eguali.

“LaStoriainBici”, e le biciclette splendide di Davico, Damiano, Pezzotta & c., a lato del Duomo Romanico, illustrato da par suo, pronao e dipinti e cappelle e pavimento musivo, dal vescovo Orazio Francesco Piazza... «Entriamo a piedi nudi, per non sbrecciare con le scarpette i mosaici?», si poneva un ciclista, “ma il Signore non ha mai preteso siffatta umiltà da un viandante”, la carezza del vescovo. E “LaStoriainBici”, un gruppo di 70 donne ed uomini, a restare stupefatto, dinanzi al Castello Ducale a alle tele immense di Luigi Toro, nel Salone dei Quadri del Comune, un comune questo in cerca di eredi civili, a raccontare di Agostino Nifo e Federico II, con i commenti del commissario straordinario Andrea Cantadori e del console del TCI Achille Maria Vellucci. Quel gruppo dei ciclisti, da ogni parte d'Italia, andava via di spalle, sulla piazza del Mercato, rotta verso Teano, la Casilina e il Molise, ma ci è davvero parso che serbasse nel cuore, non solo negli occhi, tantomeno nella memoria o nella nuvoletta di un cellulare, un immenso dono di umanità campana. Perchè lo aveva fatto suo, gelosamente. «Torneremo presto».

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