Liceo Vico occupato a Napoli, passa la linea dura: studenti a rischio bocciatura

Domenica 21 Febbraio 2021 di Mariagiovanna Capone
Liceo Vico occupato a Napoli, passa la linea dura: studenti a rischio bocciatura

Tre raccomandate a mano su carta intestata del Liceo Vico. All'interno, una lettera di convocazione per un consiglio d'Istituto straordinario che li vedrà protagonisti martedì, cui dovranno rispondere di quattro capi d'accusa riguardanti l'occupazione dello scorso 27 gennaio. Da ieri mattina, per Beatrice, Gabriele e Luca è iniziato un incubo che potrebbe portarli alla sospensione, cinque in condotta e relativa bocciatura. Gli studenti non vogliono rilasciare dichiarazioni, stretti in un riserbo che manterranno fino a martedì ma attraverso un documento stilato insieme a tutti gli occupanti respingono al mittente ognuna delle gravi accuse. Immediata la solidarietà da parte degli studenti dei collettivi del Fonseca, Sannazaro, Mercalli, Cuoco, Genovesi, Brunelleschi di Afragola, ma anche reti come Osservatorio Popolare Studentesco, Unione degli Studenti di Napoli, Studenti Autorganizzati Campani, Rete Scuola Saperi e Cura, Non una di meno Napoli che condividono le stesse motivazioni: «Non tolleriamo e non tollereremo mai un simile accanimento da parte delle istituzioni nei confronti di chi, come loro, si impegna con coraggio per costruire un mondo migliore e piu giusto per tutti. Una simile ingiustizia riguarda non solo i ragazzi direttamente interessati, ma tocca ognuno di noi: non resteremo in silenzio».

 

Il tam tam mediatico sui social è iniziato nel primo pomeriggio, non appena è iniziato a circolare il comunicato degli studenti aderenti al collettivo Vico. Documento che riassume anche la posizione dei tre ragazzi, che per ora preferiscono tacere su una vicenda che, si augurano, sarà chiarita durante il consiglio d'istituto straordinario convocato dalla dirigente Clotilde Paisio. I tre devono rispondere di accuse assai gravi mosse nei loro confronti per i due giorni di occupazione: ingresso con effrazione o scasso nell'edificio; interruzione o impedimento dell'attività didattica; impedimento dell'ingresso di personale scolastico e di altri studenti; danni che causano situazioni di pericolo per le persone. «Vengono chiamati a rispondere ad accuse per cui sono già stati puniti con un 6 in condotta, prima di essere stati convocati e di avere avuto la possibilità di difendersi» precisano nel comunicato dove aggiungono: «Le accuse in questione risultano essere oltretutto infondate e false» e chiariscono punto per punto: «Non siamo entrati forzando nessuna porta o finestra; la didattica è sempre continuata in Dad durante l'occupazione e anche successivamente in data primo febbraio, noi stessi abbiamo seguito le lezioni dall'edificio; abbiamo sempre garantito l'ingresso agli studenti e alla segreteria lasciando anche libero il primo piano; non sono stati individuati danni effettivi e gravi all'edificio». 

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Martedì il consiglio deciderà «se assegnare ai ragazzi la piena sospensione (più di 30 giorni con conseguente 5 in condotta e bocciatura) o una pena ridotta» e secondo gli studenti «non sussistendo le accuse questo dimostra un processo ideologico. Una punizione esemplare che ha come scopo mostrare cosa succede a chi si oppone, a chi lotta per un ideale. Una punizione che diventa intimidazione e minaccia per noi tutti» scrivono, motivando questa ipotesi: «solo tre sono stati chiamati in causa: i tre che ci hanno messo la faccia e hanno quindi pubblicamente espresso il loro dissenso. Si tratta di repressione, di terrorismo psicologico». Il collettivo promette infine: «Noi non vogliamo avere paura: se chi ha alzato la voce verrà punito allora urleremo ancora più forte». 

Ultimo aggiornamento: 11:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA