Museo archeologico di Napoli, l'arte assediata da rifiuti e abbandono

Mercoledì 5 Gennaio 2022 di Gennaro Di Biase
Museo archeologico di Napoli, l'arte assediata da rifiuti e abbandono

La complessità sovrumana del Toro Farnese, la più grande scultura recuperata dal mondo antico, svetta in sala e stupisce il visitatore del Mann. A pochi metri di distanza, svetta e stupisce, ma in modo diverso, anche il tricolore di festa per il trionfo agli Europei, rimasto aggrappato da mesi all'albero abbattuto e abbandonato. Il visitatore lo fissa, senza parole: si trova al cospetto dei due volti di Napoli, entrambi segni della spinosa resistenza di una città che fagocita il degrado e lo trasforma in bellezza, o indifferentemente, che ingoia la bellezza e la trasforma in degrado. Decine di clochard abitano la metro e i portici della Galleria Principe che sanno di urina. Una voragine neonata fa saltare sanpietrini e pneumatici sulla soglia del Museo. L'area giochi dei giardini è devastata e transennata, come tanti alberi dei giardini. Scritte incivili deturpano lo stesso Mann. Mentre il resto del mondo odora di impacchettature, Napoli non si trucca per nessuno: non per i vacanzieri, non per i napoletani e nemmeno per se stessa. Dentro, nel Mann, è meravigliosa. Fuori, invece, piange da ogni lato, nonostante le migliaia di vacanzieri che arrivano qui ogni giorno, in uno snodo centrale del turismo partenopeo.

Le erbacce agonizzano nelle aiuole delle palme all'incrocio tra via Medina, il Mann e Santa Teresa. Chiedono pietà e aspettano una manutenzione promessa quanto l'arrivo di Godot. Ma è solo l'inizio dei disagi. Il tourist office all'altezza della metro, ovviamente, è chiuso. In compenso, quando piove, la stazione è piena di secchi e il pavimento del marciapiede è un'epifania di mattoni saltati e pozzanghere. I giardinetti di piazza Cavour, nodo di interscambio tra linea 1 e linea 2 percorso da vacanzieri che visitano il museo da ogni angolo di mondo, è un concentrato di immondizia, alberi a rischio crollo e capanne di fortuna dei senzatetto. La fontana del Tritone è stata da poco rimessa in funzione, ma i clochard se ne sono già riappropriati, come dimostrano le birre e le coperte, alcune delle quali prelevate ieri da un intervento di Asìa e Asl. I bagni, manco a dirlo, sono distrutti e chiusi. Avvicinandoci alla linea 2, l'area giochi dei bambini sembra un campo prima bombardato, poi transennato e abbandonato. Senza più nemmeno il pavimento. Sono tanti i locali, occupati e abbandonati, nel colonnato della Galleria Principe. Neppure i cartelli stradali sfuggono all'anarchia e all'incuria. Incollato con nastro adesivo, sotto un obbligo di svolta in piazza Cavour c'è un cartone beige: «Parcheggio, Camion esclusi», si legge. Con tanto di freccia. Chissà che non indichi la vicina via Loungo, dove un marciapiede è letteralmente caduto nel vuoto. 

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Napoli non si trucca, dicevamo. Bella dentro, nelle sale che traboccano arte, e fuori dissestata. Questo è il mondo del Mann: l'opposto degli ipocriti danteschi, che abbinano animi viscidi a vesti dorate. Napoli non è ipocrita: anche in questa fetta di strade centralissime, i turisti, prima di accedere alla bellezza, si aggirano come anime che vagano tra le bolge tra disservizi, clochard, transenne, immondizia e buche. «Il degrado è tanto - spiega Carmela Sinagra, del chioso Tris Cafè - purtroppo i barboni spesso orinano e si denudano davanti ai turisti. Non c'è controllo. E non c'è una pulizia sufficiente. Ci piacerebbe un presidio dei vigili, per evitare certe situazioni». Fervono i lavori per l'apertura di nuovi locali nella Galleria Principe (dove in qualche tratto interno piove), ma il colonnato è a pezzi (su certi pilastri si vede ormai il ferro vivo, visti i crolli dell'intonaco). Su tutto, la questione dei senzatetto, qui, è molto delicata. «Il problema atavico in zona è quello dei clochard - osserva Nando Cirella di Espresso Napoletano - Non c'è alcuna sinergia tra i dipendenti pubblici e le associazioni private. Gli assistenti sociali del Comune hanno la mission di spostare queste persone. Le associazioni, al contrario, gli portano il cibo in loco e questo li spinge a restare in zona. È una contraddizione in termini». Una della tante che, allo stesso tempo, animano e soffocano la città. È questa energia non filtrata e non curata che, almeno in parte, attira curiosi e visitatori. È il bene che attrae se è insieme al male. E ha attratto la Cnn Travel, che ha inserito, come unica città in Italia, una Napoli «pulsante di vitalità» e le sue due facce tra i luoghi da visitare nel 2022. 

Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio, 09:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA