Maradona, il diktat dei Quartieri Spagnoli: «Il sacrario di Diego deve rimanere qui»

Martedì 1 Dicembre 2020 di Valerio Esca

È durata poche ore la raccolta dei cimeli in ricordo di Diego Maradona all'esterno della curva B dello stadio. Le operazioni di Asìa e Napoli servizi, cominciate sabato a ora di pranzo e terminate lo stesso giorno nel tardo pomeriggio, sono state bollate come «un intervento propedeutico ad evitare che molti dei doni lasciati dai tifosi si rovinassero a causa delle forti piogge previste» chiariscono dal Comune. Tutte le sciarpe, le magliette, gli striscioni, le bandiere, candele, cartelloni e le centinaia di lettere e poesie scritte da migliaia di napoletani di ogni età, spinti da un moto spontaneo d'amore nei confronti del sempre eterno numero 10, sono oggi stipate in decine di scatoloni in un vecchio deposito di cancelleria del Comune, tra il settore C e D della Tribuna Posillipo, accanto all'ufficio marketing del Calcio Napoli. 

 

La contesa del sacrario è però già cominciata. Nello slargo ai Quartieri Spagnoli, alla fine di via Emanuele De Deo, che qualcuno già vocifera potrebbe essere intitolato a Diego Armando Maradona, sono state sistemate magliette, sciarpe, bandiere, candele e anche composizioni di fiori con il numero dieci, come quella che l'ex capitano della Roma, Bruno Conti, ha lasciato nella mattinata di domenica. Ai Quartieri, sabato, si è visto anche l'ex calciatore, oggi commentatore di Sky Lele Adani, che oramai è entrato nel cuore dei tifosi azzurri. Già dalle prime ore dopo la scomparsa di Maradona, quel piazzale si è trasformato nella «Casa Rosada» napoletana e la gente del posto non ha alcuna intenzione di cedere quei ricordi: «Questa roba da qui non si muove» dicono. Si potrebbe pensare di avviare l'iter per far adottare quel largo ai residenti, o al bar che si trova a pochi metri dal sacrario. «Chiederemo ai cittadini se gli oggetti sul suolo pubblico vorranno donarli per metterli in mostra insieme agli altri, altrimenti possono tenerli lì, si troverà una formula» rimarcano da Palazzo San Giacomo. Nessuna forzatura insomma. Ciò che si sta già immaginando è di transennare la zona per evitare che lo slargo possa tornare ad essere un parcheggio. Il sogno dei residenti è di trasformare lo slargo dei Quartieri Spagnoli, nella Mecca del Dio del pallone. 

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In quella stanza di quaranta metri quadrati del San Paolo ci sono intanto centinaia di migliaia di oggetti, qualcuno ha lasciato le scarpette da calcio, qualcun altro un super santos, un cappellino vintage del primo scudetto, un arbitro la sua maglietta. In queste ore verrà comunicata una data limite entro la quale poter lasciare la propria «offerta» all'esterno del San Paolo, che cambierà a breve nome in stadio Diego Armando Maradona. «Quando sarà terminata la raccolta degli oggetti - spiega l'assessore allo Sport Ciro Borriello - capiremo di quanto spazio ci sarà bisogno per mettere in esposizione tutti i doni dei tifosi». L'idea è quella di creare una «stanza dei ricordi» nell'impianto di Fuorigrotta, ma se non fosse possibile per un fatto di capienza, si dovrà guardare all'esterno dello stadio. E c'è chi ha già proposto di utilizzare un padiglione della Mostra d'Oltremare. Bisognerà poi capire se nel progetto si vorranno coinvolgere collezionisti esterni. Basti pensare a Massimo Vignati, figlio della ex governante di Maradona, che conserva in un sottoscala di Miano centinaia di oggetti di Diego, risalenti ai sette anni trascorsi dall'argentino in maglia azzurra. Lo stesso Vignati nei giorni scorsi non ha nascosto il suo sogno: portare al San Paolo il museo di Maradona. Per adesso solo chiacchiere, perché il materiale andrà inventariato, catalogato e sistemato. Anche perché continui sono i pellegrinaggi all'esterno dello stadio, ma anche ai Quartieri Spagnoli e San Giovanni, sotto i murales del Pibe de Oro. «Gli ultrà ci stanno dando una mano, così come l'associazione Ciro Vive rimarca Borriello Tutti gesti spontanei che però ci stanno aiutando in questa fase».

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