Mergellina, il pontile della vergogna tra burocrazia e rimpallo di responsabilità

Lunedì 29 Giugno 2020 di Valentino Di Giacomo

Uno chalet, un punto informazioni per i turisti, un solarium e, magari, la possibilità di offrire ai visitatori della nostra città la possibilità di un giro in barca nella baia di Mergellina per ammirare le bellezze del nostro golfo. È ciò che avrebbe dovuto essere il pontile Saint Tropez, sul lungomare di Napoli, a due passi dall’imbarco degli aliscafi per le isole. E invece l’assenza di decisioni, la burocrazia-lumaca e il rimpallo di competenze determina che quel pontile vista Vesuvio resti abbandonato da anni, non solo deturpando con impalcature arrugginite e orrende transenne il panorama partenopeo, ma pure creando pericolo per i tanti ragazzini che di questi tempi utilizzano il pontile per tuffarsi. La scorsa settimana si sono registrate due feriti in un solo giorno. 

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La storia di quello che è stato ribattezzato «il pontile della vergogna» inizia anni fa con la gestione da parte della compagnia Lauro che lo utilizza come approdo per una barca che effettua un giro nello specchio d’acqua antistante. Poi Lauro lascia la gestione e di quell’imbarco se ne appropriano illegalmente alcuni clan della Torretta fino a quando non interviene la magistratura che sequestra l’area. Dopo il dissequestro la gestione viene posta, cinque anni fa, sotto l’egida dell’Autorità portuale che però non sa cosa farne. Quel pontile a due passi da piazza Sannazzaro resta così abbandonato e con il passare del tempo deperisce. 

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Nel 2018 il titolare del Bar Napoli di Mergellina chiede all’Autorità Portuale di procedere ad un bando di gara per avere in concessione il pontile. Dall’Autorità nessuno risponde. Come se fosse normale lasciare a se stessa un’area abbandonata senza che questa possa essere utilizzata da nessuno. Un cazzotto nell’occhio vedere a Mergellina quella struttura fatiscente con le transenne rosse. Del caso se ne interessa da tempo il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. Video-denunce, esposti, richieste, ma nulla si muove. Non ottenendo risposta dall’Ente, il proprietario del Bar Napoli procede a fare ricorso al Tar. Sembra la svolta e, invece, sarà ancora il rimpallo della burocrazia ad avere la meglio. Il Tribunale finalmente stabilisce che quell’area deve essere effettivamente data in concessione dopo che per anni l’Autorità Portuale non ha proceduto a prendere alcuna decisione. Il Tar nomina un commissario ad acta, ma la questione non riesce ad essere risolta neppure così. Scatta l’ennesimo rimpallo di responsabilità. 

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La sentenza nomina «Commissario ad acta, con facoltà di delega, il Responsabile dell’U.O.D. Demanio Regionale della Regione Campania» per uscire dall’impasse e restituire finalmente alla comunità quell’area. C’è però un problema: la Regione Campania ha due distinti responsabili del Demanio, uno per tutto quanto riguarda le strade, gli acquedotti e i suoli pubblici in generale. L’altro preposto al Demanio Marittimo. La persona presumibilmente indicata dal Tar, la responsabile del Demanio, non potrebbe quindi procedere ad assegnare le concessioni senza commettere un abuso d’ufficio. Si tratta della dottoressa Rossana Giordano che al Mattino chiarisce la vicenda. «Ho ricevuto la comunicazione – spiega – ma subito l’ho girata alla collega, Lorella Iasuozzo, che ad interim si occupa del Demanio Marittimo, delle concessioni balneari e dei trasporti». Al Tar, in pratica, avrebbero dovuto aggiungere una sola parola: «Marittimo». «Se me ne occupassi io – precisa Giordano – commetterei un abuso e qualcuno potrebbe in seguito pensare che io abbia avuto degli interessi a dirimere la vicenda, estranea alle mie competenze». E così, un caso che avrebbe potuto risolversi in fretta, resta in stallo. «Resto avvilito da questa burocrazia – spiega Borrelli – che prima non fa nulla attraverso l’autorità portuale, poi pronuncia una sentenza poco chiara. Infine il rimpallo di responsabilità».
 

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